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Squat

From Anarchopedia
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Manifesto pro squat del sito francese Squat.net
Con il termine squat [der. di (to) squat «accovacciarsi» (a sua volta dal fr. ant. esquater «comprimere»), poi «occupare senza averne diritto»] si definisce l'occupazione senza il consenso del legittimo proprietario di un luogo (casa, fabbrica, terreno, ecc.) generalmente non abitato o del tutto abbandonato con la prospettiva di sistemarlo in una prospettiva abitativa, per fini culturali o anche lavorativi. Per estensione si intende anche lo stesso luogo fisico occupato.

Gli occupanti o squatters compiono queste azioni per due motivi principali: economici e\o politici. Generalmente queste azioni vengono compiute da movimenti vicini all'area anarchica, autonoma o comunque prossimi alla sinistra radicale.

Squat, centri sociali: differenza concettuale[modifica]

Sostanzialmente si tratta di due sinonimi, tuttavia il termine squat viene molto più spesso utilizzato per indicare le occupazioni anarchiche, mentre centro sociale (C.S.A o C.S.O.A) viene privilegiato per definire le occupazioni organizzate da gruppi autonomi o genericamente di sinistra.

Gli squat si caratterizzano anche perchè molto più frequentemente hanno una funzione abitativa ed inoltre si distinguono per il pensiero e le pratiche antiautoritarie, antisessiste e molto spesso anti-speciste. È il sito web Tuttosquat che spiega il perché di questa preferenza semantica verso il termine squat:

«Meglio la dicitura squatter anarchici... Abbiamo preso in considerazione il fatto che il termine squat viene usato in tutto l’occidente per indicare gli occupanti di case, dalla Francia, alla Svizzera, all’Inghilterra, alla Germania, agli Stati Uniti, all’Est. Non è una dissertazione sulle etichette ma il nostro modo di vedere le manipolazioni mediatiche rispetto ad un nome e alla dignità  della pratica complessiva delle case occupate che investe più globalmente l’autogestione della vita e chiede la sovversione dell’esistente.»

Storia[modifica]

Di occupazioni di proprietà  pubbliche e private ci sono ampie tracce in svariate epoche della storia dell'umanità , ma l'uso del termine squat compare per la prima volta nel XVII secolo per definire le occupazioni illegali di terre da parte dei contadini inglesi appartenenti al movimento Diggers. La prima occupazione storicamente conosciuta ha luogo a Londra il 1° aprile del 1649 e fu organizzata da Gerrard Winstanley. Nel XIX secolo il termine squatter venne invece adoperato per indicare i coloni inglesi che si impossessavano dei territori liberi dell'Australia pur senza averne titolo legale.

Le occupazioni a scopo abitativo come proto-movimento organizzato si ebbero sin dai primi decenni del XX secolo in Francia, quando a partire del 1912 l'anarchico Georges Cochon e alcuni operai tappezzieri, dopo aver fondato a Parigi l'«Unione Sindacale dei Locatieri», cominciarono a requisire numerosi edifici sfitti a scopo dimostrativo o per dare un tetto a chi non ne aveva. Le loro gesta furono esaltate dalla stampa libertaria e dagli chansonniers dell'epoca (Charles d'Avray, Montéhus ...), gli squatter ante-litteram divennero dei veri e propri eroi proletari anche grazie ad un opuscolo in loro favore pubblicato più volte su l'Humanité tra il 17 novembre 1935 e il 17 gennaio 1936.

Simbolo adoperato dagli squatters

Negli anni'50 e '60 cominciarono a manifestarsi i gravi problemi sociali legati alla speculazione immobiliare determinata dalla sempre più selvaggia liberalizzazione del mercato. Inoltre, l'aumento della disoccupazione e dell'emarginazione sociale portò all'incremento del numero di famiglie in stato d'indigenza che non si potevano permettere una casa. Così l'occupazione di edifici abbandonati divenne un vero e proprio modo per sopperire alla mancanza di un alloggio decente. Per contro, esse presero anche a fungere una funzione culturale, politica o artistica, nonchè contestaria rispetto all'arrogante diffusione del neoliberalismo capitalistico.

In Olanda, qualche decennio dopo, ovvero negli anni '50, la crisi fu contrastata da numerose e spontanee occupazioni di edifici abbandonati che ben presto, a partire dal decennio successivo, porterà  alla nascita di gruppi organizzati che daranno vita al movimento Crackers composto soprattutto da giovani.[1] Anche nel resto d'Europa, così come in Olanda, gli squatters presero ad organizzarsi a partire dagli anni '60. Nacque così un vero e proprio movimento - Francia, Olanda (Crackers), Germania (Besetzers), Italia, Inghilterra (Squatters) e Spagna (movimiento okupa) - ognuno con le proprie specificità  legate ai contesti sociali, politici ed economici in cui s'erano formati. Spesso questo fenomeno andò di pari passo con l'emergere di movimenti controculturali come quello punk ed hippie, oppure allo sviluppo di movimenti artistici come in Francia, dove l'occupazione era sostanzialmente un'esclusività  di artisti e musicisti.

Col tempo impossessarsi di un edificio divenne un'azione organizzata, tanto e vero che proprio negli anni '60 nacquero le prime assemblee di occupanti che si prefiggevano l'obiettivo di individuare i fabbricati, organizzare la presa di possesso ed eventualmente resistere alla reazione delle autorità .[1]Fu proprio quest'atto a sancire la trasformazione delle semplici occupazioni in vero e proprio movimento organizzato. Un fenomeno che ebbe il suo culmine negli '80 e che sostanzialmente si estese anche in Nord e Sud America, per finire in Asia e perfino in Africa.

Storia (sintetica) paese per paese[modifica]

Il movimento ha avuto una forza significativa soprattutto in Europa (Germania, Olanda, Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, paesi Scandinavi, ecc.). Gli squatters sono oggi ugualmente attivi in molti paesi dell' America Latina (Cile, Argentina, Brasile, Colombia, Venezuela, ecc), Nord America (USA, Canada, Messico) Australia ed Asia (India, Filippine, Taiwan, Thailandia, ecc.).

Europa[modifica]

Gli squatters si trasformarono in vero e proprio movimento nell'Europa degli anni '60, quantunque i prodromi organizzativi fossero già  riscontrabili nei primi decenni del secolo in Francia e soprattutto Olanda. Nei Paesi Bassi, evidentemente, l'attività  squatter è talmente legata intimamente al popolo olandese che fino al 2010 la legge consentiva l'occupazione di edifici abbandonati da almeno un anno. Tutto questo è cambiato il 1° ottobre del 2010, quando, dietro pressione degli speculatori edilizi, il governo nazionale ha varato una nuova legge che criminalizza qualsiasi tipologia di occupazione, equiparando la sua legislazione al resto del mondo.[2]

Una casa occupata a Barcellona.

Ad ogni modo, il movimento squatters prese rapidamente a svilupparsi, assumendo in ogni paese delle caratteristiche specifiche legate al contesto sociale e politico. In Germania, per esempio, il movimento dei cosiddetti besetzers, si diffuse tanto in tutto il paese (compresa la Germania est), concentrandosi in particolare nella città  di Berlino soprattutto dopo la caduta del Muro il 9 novembre 1989. L'elevato numero di occupazioni indussero le autorità  ad intervenire da un lato per cercare di reprimere le iniziative illegali e dall'altro per riportare nella legalità  almeno parte del movimento attraverso la proposta di alcune misure accondiscendenti (es. affitti molto bassi). Molti besetzers accettarono le condizioni dello Stato, ma una minoranza si dimostrò inflessibile e continuò ad occupare diversi edifici come forma di contrasto al capitalismo, allo Stato e soprattutto alla speculazione immobiliare. Al momento sembrerebbero comunque esserci pochissimi squat illegali[1], quantunque ne persistano di diversi di una certa importanza (Au a Francoforte, Rote Flora ad Amburgo...).

L'esperienza italiana del movimento cominciò invece nel gennaio degli "anni '70", quando a Milano alcune famiglie di orientamento anarchico per contrastare l'alienazione della vita metropolitana e la carenza di abitazioni cominciarono ad occupare case ed edifici abbandonati o sfitti. Contemporaneamente iniziarono anche le occupazioni di scuole, università  e soprattutto fabbriche, in cui furono avviati diversi progetti di autogestione molto interessanti e formativi. Si diffondono così in tutta la penisola i cosiddetti C.S.O.A. che fungevano, e fungono ancora oggi, il compito di promuovere mezzi di controinformazione e lo sviluppo di movimenti controculturali capaci di far emancipare le masse dalle direttive restrittive dei partiti istituzionali. Un momento drammatico della storia degli squat italiani si verificò nel marzo del 1998, quando furono arrestati a Torino tre squatters NO TAV - Edoardo Massari, Maria Soledad Rosas e Silvano Pelissero - con l'accusa di ecoterrorismo [3]. Dopo il suicidio di "Baleno" (soprannome di Edoardo Massari) e Soledad, Silvano Pelissero fu processato ed assolto dalle accuse, in realtà  apparse sin da subito infondate, di appartenenza al fantomatico gruppo terroristico dei "Lupi Grigi" [4].

Come osservato, il movimento si estese rapidamente in tutto il continente soprattutto a causa della crisi abitativa legata alle speculazioni immobiliari. In Spagna ed Inghilterra in particolare, gli squatters si contraddistinsero sia come modello che come progetto controculturale, contribuendo così a dare al movimento un'identità  propria attraverso simboli, musica ed estetica del tutto nuovi. In Gran Bretagna, la vittoria alle elezioni del 1979 di Margaret Thatcher determinò il trionfo del liberismo più sfrenato che portò alla crescita dell'inflazione, della disoccupazione, della povertà  e come logica conseguenza anche dei senzatetto. Le occupazioni così aumentarono sotto spinta degli squatters, molti dei quali ideologicamente affini all'anarchismo, al ribellismo e al punk che in quegli anni proprio nel paese si stava sviluppando. I punk (con la loro estetica) diventarono il simbolo della crisi sociale inglese, diventando una vera e propria icona per il colore dei loro capelli, le catene che portavano alla cintura, le spille sui giubbotti, ecc. Essi, in questo modo, denunciavano la crisi inglese, rivelando al mondo l'ingiustizia di un sistema che aveva fatto della diseguaglianza il suo basamento. Gli squat divennero così il luogo fisico in cui questi giovani non solo trovavano rifugio, ma sperimentavano anche un modo alternativo di vivere.[1]

Facciata di Ungdomshuset (Danimarca)

Nella misura in cui le occupazioni si diffondevano, lo Stato decise di adottare misure legislative repressive nel tentativo di frenare l'ascesa del movimento. Una dei più importanti fu il Criminal Justice and Public Order Act del 1994, che nel paragrafo 6 introduceva specifiche norme (comprendenti anche l'arresto) contro gli squatters che non accettavano determinate condizioni imposte dall'autorità .

In Spagna invece, il movimiento okupa nacque con una decina d'anni di ritardo a causa della dittatura franchista che s'era protratta sino al 1975, anno della morte di Francisco Franco. Uno degli episodi più significativi del movimiento okupa fu l'occupazione di un'edificio di Madrid ubicato nel quartiere Lavapiés ad opera del «collettivo KOKA», un gruppo di persone autodenominatesi «Kolectivo de Okupantes de la Kasa del Amparo». Da quel momento, il numero delle occupazioni aumentò drasticamente, non solo nel quartiere ma in tutto il paese, assumendo anche toni molto più radicali semanticamente evidenziato dalla trasformazione delle ocupaciones (occupazioni con la C) in okupaciones (occupazioni con il K). In breve, anche per lo Stato spagnolo, gli okupa diventarono un grave problema perchè da un lato contestavano il sistema capitalistico, ostacolando i profitti della speculazione immobiliare, dall'altro rifiutavano i canali legalitari che lo Stato offriva loro. Nel 1996 entrò in vigore il nuovo codice penale che puniva con maggiore severità  le azioni degli okupa.[1]
Università  di Atene (2009) occupata dagli anarchici greci

Uno dei meccanismi di difesa e resistenza degli squatters fu la creazione di assemblee regionali di okupas, costituita da delegati dei vari centri sociali di una città . L'obiettivo era quello di confrontarsi e trovare soluzioni comuni ai vari problemi che via via si presentavano. Una delle assemblee più rappresentative fu l' «Asamblea del Movimiento Okupa de Barcelona». Proprio la città  catalana viene oggi considerata la «capitale okupa» della Spagna a causa della gran quantità  di centri sociali esistenti ed è per questo paragonata ad Amsterdam e Milano, due delle città  europee più importanti del movimento squatters. L'esperienza spagnola si manifestò, similmente all'Inghilterra, con la diffusione della subcultura punk e di molto materiale cartaceo (riviste, libri, fanzine, ecc.) [1].

Gli squatters non sono presenti solamente nei paesi appena citati, ma anche in numerosi altri, come per esempio in Danimarca, dove sono presenti due celebri squat: il primo è la comunità  di Christiania, un vero e proprio quartiere-occupato fondato nel 1971 sul sito di una zona militare abbandonata; il secondo è lo storico centro sociale Ungdomshuset, che fu sfrattato nel 2007 dopo una lunga battaglia con le forze dell'ordine.

Non meno importante, nell'ottica di analisi del movimento attuale, è la Grecia, dove il fenomeno squatters è iniziato in ritardo per colpa della dittatura dei colonnelli, ma che ebbe una crescita esponenziale a partire dalla fine degli anni '80 sino ad oggi. Gli squat greci si caratterizzano per la forte presenza anarchica e dunque anche per la radicalità  con cui vengono concepiti, oltre che per i continui e spesso violenti conflitti con le autorità . Salonicco e soprattutto Atene sono le due città  in cui il fenomeno è più esteso. Nella capitale i centri sociali più conosciuti sono K* Vox, Papoutsadiko, Sinialo, Istos, Botanikos Kipos, Agros, Villa Zografou, Patmou and Karavia, Zaimi 11, Epavli Kouvelou, Ano Kato, Pikpa e Strouga. Particolarmente attivo in questo senso è il quartiere Exarchia, considerato un punto di riferimento per tutti gli anarchici greci proprio per l'altissimo numero di centri sociali.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo reale, lo squatting si è diffuso anche nei paesi del'est, come in Moldavia, Polonia e Russia.

Nord America[modifica]

Negli Stati Uniti e Canada, il movimento squatters ha subito principalmente l'influenza inglese, imitandone le caratteristiche legate alla subcultura punk e alla sua estetica, quantunque in Nord America si siano sviluppati elementi politici ed economici specifici. Negli States le leggi anti-squatting variano da stato a stato e da città  a città . Generalmente l'occupazione illegale di edifici non è tollerata, se si esclude alcune eccezioni, come quando nel 2002 l'amministrazione di New York accettò l'occupazione di undici edifici nel Lower East Side ad opera di un gruppo non-profit, a patto che gli appartamenti venissero effettivamente affidati a famiglie a basso reddito.

La presa di possesso di edifici non abitati può essere a scopo abitativo oppure per dar vita ai cosiddetti centri sociali. Organizzazioni assai attive nel primo senso sono, negli USA, gruppi come Association of Community Organizations for Reform Now («Associazione di Organizzazioni comunitari per le riforme adesso»), Take Back the Land («Riprendiamoci la terra») e Homes not Jails («Case non carceri»). In una chiave maggiormente contestaria e\o culturale operano invece i gruppi legati all'anarchismo, al punk, ai movimenti artistici controculturali, ecc.

In Canada gli squat più importanti sono Woodward’s Squat a Vancouver (2002), Infirmary Squat ad Halifax (2002), Pope Squat a Toronto (2002), Seven Year Squat ad Ottawa (2002), Water Street Squat a Peterborough (2003) a North Star hotel a Vancouver (2006). La Peterborough Coalition Against Poverty (PCAP) ha pubblicamente occupato 1130 edifici.

In Messico, gli squatter sono conosciuti come paracaidistas (cioè, "paracadutisti", perché cadono sugli edifici abbandonati come se si paracadutassero) ed è una pratica molto comune nelle grandi città . Dal momento che i beni immobili di maggior valore si trovano vicino al centro delle città , i paracaidistas solitamente si stabiliscono nelle zone lasciate libere e ciò accade specialmente alla periferia delle città . Grandi estensioni cittadine si sono formate a partire da occupazioni di squat, come per esempio, Nezahualcoyotl, a Città  del Messico. In Messico vige una legge che permette di diventare legalmente i proprietari di un luogo (edifici o terre) per usucapione, ovvero dopo aver goduto di quel bene per almeno cinque anni consecutivi.

America Latina[modifica]

Per quanto le occupazioni illegali di campagne ed edifici siano sempre state frequenti in tutta l'America Latina, esse si trasformarono in un fenomeno diffuso solamente dalla metà  degli '80. Genericamente, così come in Spagna, le occupazioni sono chiamate okupaciones (il relativo movimento invece si chiama movimiento okupa), anche se nella specificità  di ogni paese si usano definizioni più articolate. Per esempio, in riferimento a dire il vero alle occupazioni a scopo abitativo, in Perù si parla di pueblos jóvenes, in Colombia di invasiones, in Argentina villa miseria, in Cile Tomas, in Venezuela Ranchos e in Uruguay cantegriles.

Mauricio Morales, anarchico cileno dello squat La Idea

I paesi in cui questo fenomeno è maggiormente presente sono Cile, Argentina e Brasile, dove la diffusione del modello neoliberale, che generalmente è stato successivo ad un periodo dittatoriale, ha portato all'aumento del malessere sociale e ad una notevole crisi abitativa. Nacquero movimenti contestatari vincolati alla globalizzazione estetiche e musicali provenienti dal resto d'Europa. In questo contesto politico e sociale, nella decade degli anni '90, emerse in Cile il movimento okupa, con caratteristiche estetiche e ideologiche molto marcate, trattandosi soprattutto di giovani punk legati all'anarchismo. La prima esperienza okupa in Cile iniziò nel maggio del 1998 e venne battezzata La Kasita.[1] Quantunque durò solo pochi mesi, essa fu molto importante perchè diede il là  a numerose altre. Ancora oggi la maggior parte dei centri sociali cileni sono di matrice anarchica e per questo devono molto spesso subire la repressione poliziesca, come quella del 2009, bollata dalle autorità  istituzionali come «Caso Bombas» perchè l'investigazione voleva dare un nome e un volto ai responsabili di numerose deflagrazioni davanti a banche, sedi di partiti ed edifici vari[5]. Si trattò di esplosioni che non causarono feriti tra i civili e l'unica vittima che in qualche modo fu legata a quel caso era l'anarchico Mauricio Morales - occupante del centro sociale La Idea - a cui esplose l'ordigno che teneva dentro una borsa.

Buenos Aires, Biblioteka Los Livros de la Eskina

Così come il Cile, mentre in Europa esplodeva il fenomeno squatter, anche l'Argentina si trovava sotto il giogo di una brutale dittatura, per questo il primo squat argentino di cui si ha notizia certa risale solamente al 1996, il Centro Kultural Independiente di Rosario. Un altro periodo di crisi che creò gravissimi problemi sociali, fu la crisi finanziaria del 2001 (Argentinazo). Aumentando la disoccupazione esplose anche la crisi abitativa che si risolse nell'aumento delle occupazioni edifici, a volte frutto di azioni spontanee, a volte di un'organizzazione maggiormente strutturata sul territorio. Il carattere ideologico degli okupa argentini è infarcito di idee anarchiche e punk e antepone gli interessi comunali e sociali alla proprietà  privata a qualunque costo.[6]

Anche in Brasile il problema della casa è sempre stato grave e le occupazioni non sono state altro che una necessità  delle comunità  più povere obbligate ad "arrangiarsi" per trovare un tetto sotto cui ripararsi. Gli abitanti di quelle che vengono chiamate favelas (es. la favela di Rocinha, Rio de Janeiro, è abitata da circa 500.000 persone, ma in tutto il Brasile si contano circa 25 milioni di persone che vivono nelle favelas) possono in qualche modo essere accomunate a comunità?? squatters brasiliane. A San Paolo esiste un movimento, l’MSATC, che si prefigge lo scopo di agevolare le occupazioni di massa di case e di edifici abbandonati, utilizzando tutti i mezzi possibili (si avvalgono della collaborazione di avvocati che difendono gli occupanti sulla base della costituzione brasiliana che garantirebbe un tetto a ogni cittadino) per impedire lo sgombero. Proprio in questa città  si trova il più grande edificio occupato a scopo abitativo, il palazzo Prestes Maia, in cui si stima risiedano almeno duemila persone. Esistono anche okupa rurali, come il movimento dei Sem-terra, fortemente osteggiato dalle autorità  e dai capitalisti fondiari, che contano approssimativamente 1.5 milione di membri.

Oceania[modifica]

In Australia il termine squatters nasce in riferimento agli agricoltori che pur non avendo alcun diritto legale nel XIX secolo occupavano le terre pubbliche. Dal 1824 queste occupazioni sono state via via regolamentate, molte volte senza alcun successo. Purtroppo spesso questi occupanti si sono trasformati in grandi proprietari terrieri o in usurpatori dei territori degli aborigeni.

Il movimento squatters nasce nel paese intorno agli anni '70, soprattutto a Sidney, quando punks, attivisti politici, musicisti e artisti presero ad occupare case ed edifici abbandonati. Uno dei più conosciuti squat è stato Midnight Star, un teatro occupato utilizzato come centro sociale, che ha ospitato eventi di musica, una caffetteria, una biblioteca, uno spazio internet gratuito e la cucina di Food Not Bombs. Lo squat è stato sgomberato nel dicembre 2002 in seguito il suo utilizzo come sede di riferimento per le manifestazioni di protesta contro i negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

Il fenomeno ha comunque una buona diffusione nella città  di Sidney, dal momento che dal 2001 si celebra il cosiddetto Squatfest film festival a Broadway squats, un evento nato per contestare la concezione capitalistica del Tropfest film festival che si svolge ogni anno in città .

Filosofia "squat"[modifica]

Jura Books (Sidney)

Gli squatter sono un movimento eterogeneo nel quale convivono uomini e donne di età , gruppi sociali e livelli di istruzione differenti. Molti di loro sono giovani che hanno trovato nello squat non solo un posto dove vivere ma anche l'opportunità  di costruire uno spazio sociale diverso, con proprie norme, costumi e colori. In caso di occupazione a scopo abitativo, si tenderà  a dar vita ad un posto tranquillo, senza interazioni particolari con l'ambiente circostante. Al contrario, in caso di creazione di un Centro Sociale Occupato Autogestito, l'occupazione diventerà  uno spazio aperto per lo svolgimento di attività  culturali, artistiche e politico-sociali, anche se potrà  avere ugualmente una funzione abitativa.

Storico simbolo dello squat Villa Panico e del M.A.F.

Alla sua nascita, il movimento squatter rivendicò il proprio carattere controculturale, dal momento che cercava negli edifici occupati non solo spazi dove vivere, ma anche un luogo da cui partire per sviluppare attività  volte a combattere le norme culturali dominanti. L'autogestione di questi spazi pubblici o privati (stabili abbandonati, ex fabbriche, ville, case sfitte, ecc.) è l'elemento cardine intorno a cui ruota la gestione dello squat, dal momento che proprio questo è il grimaldello per contestare e indebolire il sistema sociale dominante.

L'occupazione autogestita - senza scopo di lucro, senza fini commerciali, senza mire partitiche - è necessaria anche per liberare certi spazi dall'influenza delle istituzioni e dei partiti. Gli squatter così forniscono gli strumenti per invertire i principi fondanti la cultura dominante, dimostrando che al modello gerarchico che ci viene imposto esistono alternative fondate sull'orizzontalità  delle relazioni. L'occupazione di un edificio è in verità  una liberazione, dal momento che questa comporta l'apertura dello spazio al pubblico, ovvero lo squat diviene di fatto proprietà  della comunità  stessa. A tal proposito, spesso gli squatters sviluppano progetti legati anche alla diffusione di materiale di controinformazione o controculturale, sganciati ovviamente dalle logiche del profitto capitalistico. Gli infoshop sono un classico esempio di questi progetti.

Occupare però non è un esercizio facile, non è una moda e tanto meno una questione meramente estetica. È un'avventura che implica la rinuncia alla proprietà  privata e impone la convivenza con persone dai pensieri ed ideali differenti. Non è sempre facile combinare diversi modi di vivere ed agire, per questo talvolta si sviluppano conflitti che possono impedire la prosecuzione del progetto.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • scheda del libro sul sito dell'editore. Il capitolo di Andrea Membretti Autorappresentanza e partecipazione locale negoziata nei centri sociali autogestiti. Milano ed il CSA Cox 18 è scaricabile dal sito dell'autore