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Baratto

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In economia, il baratto è un'operazione di scambio bilaterale o multilaterale di beni o servizi fra due o più soggetti economici (individui, imprese, enti, governi, ecc.) senza uso di moneta. Il baratto è generalmente considerato la prima forma storica dello scambio commerciale di beni, ed è dunque ben anteriore alle forme di scambio monetario.

Nel diritto civile, il baratto viene classificato sotto la denominazione di permuta.

Significato e storia[modifica]

Nel baratto, il valore dei beni oggetto dello scambio viene considerato sostanzialmente equivalente fra le parti, senza ricorrere esplicitamente ad un'unità  di misura di valore monetario dei beni stessi. Il valore di equivalenza si raggiunge attraverso la considerazione qualitativa e quantitativa delle merci scambiate, secondo l'accordo delle parti, che talvolta può confidare negli usi, ma più spesso si richiama a fattuali ragioni di mutuo fabbisogno. Anche nel baratto, dunque, il valore delle merci scambiate corrisponde al punto di incontro fra la domanda e l'offerta.

Secondo gli economisti, per primo Adam Smith, il baratto fu il primo modo attraverso cui le persone si scambiavano beni e servizi, tuttavia gli scambi trovarono un limite nei problemi di frazionamento dei prodotti scambiabili: es. se due pecore vive valevano 5 galline vive, una pecora valeva 2 galline e mezzo vive; ovviamente uno scambio del genere era impossibile da attuare. Inoltre sorsero anche problemi di conservazione dei beni deperibili, per questo sorse la necessità  di trovare un materiale che fosse frazionabile, duraturo e accettato da tutti: comparve così la moneta.

Diversa è l'idea dell'antropologo statunitense David Graeber, il quale, ispirandosi agli studi di Marcel Mauss, ritiene che il baratto non si sia sviluppato attraverso uno scambio immediato di beni, bensì attraverso il dono e\o il debito (A cede a B un bene; B si trova in debito con A ed è costretto in un modo o nell'altro a pagare il creditore). La moneta non nascerebbe quindi come mezzo per favorire lo scambio tra due o più persone, bensì per permettere ai creditori di essere pagati attraverso un sistema preciso di misurazione, vale a dire attraverso il denaro come unità  di conto.[1]

Tipologie[modifica]

Si può distinguere tra baratto semplice, quando entrambe le parti desiderano procurarsi il bene o il servizio che ricevono in cambio del bene o del servizio ceduto, e baratto multiplo, quando un soggetto cede un bene o un servizio ricevendone in cambio un altro bene o servizio che non desidera avere, ma che scambia per ottenere quanto desiderato. Quest'ultimo è anche il caso in cui l'ottenimento del bene desiderato debba essere differito per ragioni di stagionalità  o deperibilità .

Alcune forme di baratto sono quelli della banca del tempo o i mercati che proliferarano in Argentina durante la crisi economica (vedi argentinazo) o nella Russia post-sovietica.[2]

Il baratto nella visione anarchica[modifica]

«Moneta» emessa dagli anarchici durante la Guerra di Spagna.

Dal punto di vista dell'anarchismo, il baratto consente di sfuggire alla contabilità  capitalistica, permettendo così di sfuggire all'oppressivo controllo dello Stato e sviluppare economie alternative a quelle "ufficiali". Il baratto provoca una diminuzione del PIL contabilizzato (ma non di quello stimato), perché ad esempio un qualsiasi servizio non viene conteggiato come attività  economica produttiva.

Durante la rivoluzione spagnola fu in larga parte applicato il principio autogestionario che portò all'utilizzo di monete alternative (in sostituzione di quella nazionale) o di forme di vero e proprio baratto.

La Anarchopedia e le altre enciclopedie on-line come baratto di informazioni[modifica]

Quando una persona scrive, senza alcun corrispettivo economico, su una enciclopedia on-line, diffonde liberamente delle informazioni, che se dotate di qualche valore, possono essere considerate un "baratto posticipato" con eventuali informazioni inserite da un altro utente, che ipoteticamente gli potessero servire in un futuro.

Il software libero come baratto[modifica]

Quando scarichiamo o produciamo del software libero, ci sottraiamo alla logica del mercato, dell'aumento del PIL e delle tasse statali.

Se consideriamo che un software a pagamento, parte già  con una tassa del 20% (l'IVA), che fà  circa 20 Euro per un software da 100 euro; e se poi ricordiamo che il rivenditore finale incassa circa il 40% (pari a 40 Euro); e poi il distributore (maggiorista) incassa un altro 20% (pari a 20 euro), ci rendiamo conto che la software house incassa attorno al 20% della cifra finale (pari a 20 euro), e se il programmatore per la sua opera vede 5-10 euro sono tanti!

D'altra parte rivenditori e distributori hanno spese, impiegano il loro tempo, pagano stipendi, affittano dei locali. I distributori, oltre al tempo ed allo stress del farsi pagare dai rivenditori, spendono in carburanti (tassati al 75-80% del loro valore) ed in veicoli per portare il software agli utenti finali.

Ora se di questi 80 euro, circa il 25% sono eventualmente tasse sul reddito, ci rendiamo conto che dei 100 euro del prezzo finale, attorno a 40-50 euro vanno allo Stato, e servono per pagare gli stipendi di burocrati, militari, poliziotti, ambasciatori e politici più o meno nullafacenti.

Il baratto toglie questa fetta di torta (40-50% del valore finale) dalla bocca di questi parassiti.


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Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]