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Ateismo

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Simbolo proposto da alcuni atei in propria rappresentanza.
Il termine ateismo, nel suo significato etimologico, si riferisce alla negazione dell’esistenza di una qualsiasi entità  divina. Questa è la definizione più accettata in ambito filosofico, tuttavia possono esistere altre definizioni, ovvero estensioni più o meno ampie del termine, in genere suggerite dalla cultura popolare.

Il termine ateismo deriva dal greco αθεος ("atheos"), «senza dio, privo di dio», composto dall'alfa privativo α e da θεός, dio. L'ateismo può dunque essere etimologicamente definito come «lo stato o l’attitudine di colui o colei che non crede in dio», in un contesto monoteista, o più generalmente, come «lo stato o l’attitudine di colui o colei che non credono in alcun dio».

Storicamente il termine "ateo" è stato anche usato per indicare credenti in una fede diversa dalla propria, quindi spesso considerato un termine alla stregua dell'Eresia o comunque non inteso per quello che effettivamente significa e rappresenta, facendolo diventare un termine negativo agli occhi della società . I credenti nel politeismo chiamavano perciò «senza dèi» i cristiani, mentre questi usavano volentieri l'espressione atei per taoisti e buddhisti.

"Agli atei non piace essere definiti "non credenti" perché in realtà  credono in molte cose ragionevoli, ma sempre (o quasi) coltivano convinzioni basate sull’esperienza e sulla conoscenza oggettiva e razionale del mondo e di tutto ciò che ci circonda."

Descrizione generale[modifica]

«L'unica scusa di Dio è che non esiste.» (Stendhal)
Jean Meslier (1664-1729), materialista ateo

L’ateismo definisce la posizione filosofica sia di chi non riscontra nell'esistente alcun soggetto dotato di proprietà  superiori o soprannaturali, sia di chi afferma positivamente l'impossibilità  dell'esistenza di siffatti soggetti. In tal senso esso si contrappone al teismo che però storicamente ha significato anche una posizione non-cristiana ma di tipo deista (Voltaire e Jean-Jacques Rousseau).

Vengono impropriamente talvolta inglobati nella categoria dell’ateismo anche coloro che "sospendono" o comunque non esprimono giudizio, vista l’impossibilità  razionale di dimostrare tanto l’esistenza di dio quanto la sua inesistenza. Tali persone sono non atee ma agnostiche. Molti agnostici sono particolarmente risoluti nel respingere la definizione di "ateo", accettando solo quella di "agnostico".

Ancora impropriamente e da un punto di vista corrivo il termine ateismo è qualche volta riferito a persone che dichiarano di non credere in alcun dio, ma credono nell’esistenza di forze soprannaturali di tipo differente non chiamate Dio. In realtà  la parola Dio va intesa anche nel senso generico di Spirito, Essere, Logos, Tao, Brahman, Atman, ecc., ovvero di qualsiasi entità  "non naturale" e immanente.

L'ateismo non va confuso con l'anticlericalismo o l'antireligiosità  in generale. Chi neghi il Dio monoteista o panteista e poi creda negli oroscopi, nella divinazione, in amuleti e quant'alro, non può per definizione esser chiamato ateo. Criticare profondamente la religione, difendendo posizioni materiali in opposizione a quelle immateriali non è perciò stesso ateismo. Thomas Hobbes e John Toland erano materialisti ma credevano in Dio ed anzi facevano una teologia alternativa.

La definizione di "ateo" ha storicamente assunto sempre significato dispregiativo e di esecrazione. Così presso i Greci, gli Ebrei, i Romani, ecc. Qualcuno preferisce utilizzare sinonimi come “ateista” o “non-teista” con l'impressione che suonino differenti.

Forme di ateismo[modifica]

Per quanto siano in circolazione numerose definizioni di Ateismo, ovviamente sogettivamente leggittimate, storicamente le uniche due forme di ateismo chiaramente riconosciute e definite sono quelle di "pratico" e di "teorico". L'ateismo pratico è quello di chi si comporta «nell'assenza di dio» per quanto riguarda i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti e i suoi discorsi. La non-esistenza di dio è intuita o auspicata, ma non filosoficamente fondata su un'analisi ontologica, quindi c'è un comportamento di totale (o quasi) non curanza nei confronti di dio. L'ateismo teorico è invece della persona che si è data profonde motivazioni gnoseologiche per arrivare alla conclusione circa «l'impossibilità  di dio», almeno sotto il profilo filosofico. Ovviamente l'ateo teorico è sempre anche ateo pratico, il pratico di rado teorico.

Storia del termine[modifica]

Giulio Cesare Vanini, libertino messo al rogo nel 1619

In passato con il termine ateo, alcuni credenti definivano, impropriamente e per lo più spregiativamente, anche gli appartenenti a religioni diverse dalla propria. Tale definizione è comparsa per la prima volta nella Roma antica, per definire tutti coloro che non credevano nel pantheon romano, in particolare così erano definiti i cristiani.

Con il passare del tempo il suo significato originale è stato stravolto ed applicato a tutti coloro che non credono in alcun dio.

Durante tutta la sua storia, il pensiero ateo è stato sempre osteggiato dalle istituzioni e anche da quelle nominalmente laiche per ragioni di convenienza politica. Gli atei sono stati in quasi tutte le società  e nel corso dei secoli considerati persone riprovevoli, immorali e pericolose; come per esempio gli esponenti del pensiero libertino (Giulio Cesare Vanini, Théophile de Viau, ecc.), sviluppatosi tra il XVI e XVII secolo in Italia e Francia, le cui critiche radicali alla religione e alla scienza influenzarono non poco il pensiero moderno. Su questa base ideologica e politica gli atei sono stati frequentemente perseguitati con pena minima l'esilio e massima la morte (es. Giulio Cesare Vanini, libertino, fu condannato al rogo nel 1619). Fanno eccezione, in senso negativo, le dittature che nel XX secolo hanno proclamato l'«ateismo di Stato», nelle quali i perseguitati erano invece i religiosi.

Michail Bakunin

Ateismo e anarchismo[modifica]

«È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. La nostra ragione e la nostra volontà  saranno ugualmente annullate. Finché crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità  dei suoi intermediari e dei suoi eletti(messia, profeti, legislatori ispirati da Dio, imperatori, re e tutti i loro funzionari e ministri), rappresentanti e servitori consacrati delle due grandi istituzioni che si impongono a noi come predisposte da Dio stesso per guidare gli uomini: la Chiesa e lo Stato». (Michail Bakunin, La libertà  per gli anarchici)

Il termine ateismo è associato spesso a quello di anarchismo poiché in entrambi è intrinseco un concetto di negazione e ribellione a un'entità  autoritaria: Dio nel primo caso, Stato nel secondo. Ogni autorità  costituita e imposta da retaggi antropici ideologici diventa sia per l'ateo che per l'anarchico motivo di insubordinazione libertaria. Forze sopranaturali creatrici, ma create appositamente dalla società  gerarchica, forze statuali reggitrici, ma costituite a scopo di dominio.

Tuttavia non necessariamente gli anarchici debbono essere per forza di cose atei, alcuni si definiscono agnostici e altri, a modo loro, addirittura credenti (vedi anarchismo cristiano e Lev Tolstoj).

Cultura Atea[modifica]

Molto spesso la parte di società  religiosa, crede che alla base dell'ateismo ci sia un movimento culturale e che gli atei per esser tali debbano rispettare certi canoni. Questo concetto viene usato ad appannaggio della religione perché (sempre secondo i religiosi) questo dimostra come gli atei si contraddicano poiché «credono nel non credere» e che rispettino un certo tipo di canoni o leggi, e che quindi credono in esse.

Ma in realtà  non esistendo morale o legge atea, non può appunto, esistere una cultura. Una cultura ha bisogno di punti di riferimento e di "amministratori" di essa, ma nell'ateismo ogni persona è padrona di se stessa e non deve rispondere né ad un dio né ad un suo ministro. Ciò che unisce gli atei, infatti, è solo la non credenza nell'esistenza di Dio. Proprio per questo motivo l'ateo andrà  alla ricerca della propria etica, e spesso questa è la spinta che porta ad assumersi le propria responsabilità , senza fuggire nel confortevole conformismo delle morali imposte.

Altra cosa data per scontata è il fatto che gli atei siano solo un gruppo ristretto della società , che in poca percentuale, decide di dissentire alle religioni. Infatti, al contrario di quello che le religioni vogliono far credere, l'ateismo è in continua crescita nel mondo ed è pari al 17% circa della popolazione mondiale, invece la percentuale che si dichiara "non credente" è pari al 25%. Il paese dove c’è una maggiore percentuale di atei è la Cina (47%); seguono Giappone (31%), Repubblica Ceca (30%) e Francia (29%) e Italia (18%). Nei paesi occidentali della top ten, quali Germania, Olanda, Austria, Islanda, Australia e Irlanda, si aggira intorno al 10-15%.

In realtà  c'è una vera e propria difficoltà  nel creare delle statistiche, in primis perché spesso queste statistiche vengono fatte da istituzioni religione, che ovviamente manipolano le stesse. Per esempio nello stato del Vaticano la percentuale di credenti viene indicata al 100%, ma in un altra statica fatta dal calendario De Agostini viene indicata una percentuale pari al 95%, chiara prova che i dati vengono manipolati. Poi c'è il problema delle persone che hanno paura o comunque timore a dichiararsi atei, spesso per via della società  che li circonda.

I valori degli atei[modifica]

L’ateismo è un approccio alla vita basato sull'umanità  e sulla ragione. Gli atei pensano che i valori morali sono realmente fondati solo sulla natura umana e sull'esperienza: il rispetto per gli altri non deve avere necessariamente una fonte esterna, come tende ad affermare la religione.

Il fatto che gli atei spesso si riferiscono alla natura umana non significa ovviamente che ritengano giusto tutto ciò che è naturale, così come il fatto che gli atei hanno una concezione del mondo essenzialmente scientifica, non significa che pensino che la scienza o gli scienziati possano dirci quello che è giusto. Gli atei non si riferiscono a testi sacri o ad autorità  religiose quando prendono decisioni morali: piuttosto, considerano ciò che hanno appreso dall'esperienza e cercano di capire quale dovrebbe essere il giusto esito dei fatti.

Gli atei possono citare le opere di filosofi o di scienziati perché spiegano bene certi concetti o sono stati i primi a mettere a fuoco certe spiegazioni, ma non li indicano come autori che non possono essere messi in discussione. Gli atei credono nella capacità  dell'uomo di fare scelte responsabili. Non credono che i principi morali di base siano delle semplici preferenze personali o che possano variare molto nello spazio o nel tempo: gli atei non sono relativisti, anche se, non essendo legati a regole o ad autorità  auto-referenziali, vengono spesso criticati per incoerenza o relativismo morale.

Gli atei risponderebbero a queste critiche affermando che c’è una differenza tra flessibilità  dei principi (il cosiddetto situazionismo) e relativismo e che la ragione, l'esperienza e l’empatia li aiutano a scegliere cosa è giusto nelle differenti situazioni. Gli atei tengono in massima considerazione la conoscenza, la felicità , la libertà  e la giustizia, e sono spinti dal desiderio di aumentare questi valori in modo da rendere il mondo un posto migliore. Tengono in considerazione le idee basate su prove evidenti, e tutte le cose dentro di noi e attorno a noi che rendono la vita degna di essere vissuta. Gli atei credono che sia giusto godere delle cose belle della vita, se è possibile farlo senza danneggiare gli altri o l’ambiente. Pensano che tutti noi dovremmo provare a vivere una vita piena e felice, e che un ottimo modo per farlo è aiutare gli altri a fare lo stesso.

Giusto o sbagliato?[modifica]

Le persone religiose spesso consultano i loro testi sacri o le loro gerarchie per avere una guida riguardo alle questioni morali. Ma la maggior parte degli atei di solito si affida alla propria coscienza, la parte della nostra mente che ci ricorda di fare attenzione alle conseguenze delle proprie azioni, di trattare le altre persone come noi vorremmo essere trattati, di evitare di fare danni agli altri o al pianeta, e che ci fa stare male quando non lo facciamo. Alcune persone pensano che tale consapevolezza sia una voce divina, ma gli atei credono che si tratti di una qualità  della nostra natura, forse in parte basata sull'istinto dato che siamo animali sociali che si trovano meglio quando cooperano con gli altri ed in parte sviluppato in seguito alla nostra educazione sul convivere in società . Certamente può essere più difficile fare ciò che è giusto che non semplicemente sapere ciò che è giusto, ma fare il giusto ha solitamente le migliori conseguenze nel lungo termine e di sicuro ci fa sentire meglio riguardo alle nostre azioni.

Bibliografia[modifica]

  • Carlo Tamagnone, Dio non esiste (la realtà  e l’evoluzione cosmica tra caso e necessità ). Clinamen 2010.
  • Michel Onfray, Trattato di ateologia. Fisica della metafisica, Fazi editore, 2009
  • BONANNO, Alfredo Maria: L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach, edizioni anarchismo, 2009
  • Carlo Tamagnone, L'Illuminismo e la rinascita dell'ateismo filosofico (Teologia, filosofia e scienza nella cultura del Settecento), 2 voll., Firenze, Clinamen 2008.
  • Carlo Tamagnone, La filosofia e la teologia filosofale (La conoscenza della realtà  e la creazione di Dio), Firenze, Clinamen 2007
  • Richard Dawkins, L'illusione di Dio. Milano, Mondadori, 2007.
  • Félix Le Dantec, L'Ateismo, Edizioni immanenza, 2006
  • Carlo Tamagnone, Ateismo filosofico nel mondo antico (Religione, naturalismo, materialismo, atomismo. La nascita della filosofia atea), Firenze, Clinamen 2005.
  • Carlo Tamagnone, Necessità  e libertà  (L'ateismo oltre il materialismo), Firenze, Clinamen 2004.
  • Fritz Mauthner, L'ateismo e la sua storia in Occidente, 4 voll. (1920-1923). Roma, Editori Riuniti, 2000.
  • Paul Henri Thiry d'Holbach, Saggio sui pregiudizi, o L'influenza delle opinioni sui costumi e sulla felicità  degli uomini, a cura di Domenico Di Iasio. Milano, Guerini, 1993.
  • Julien Offroy de La Mettrie, Scritti filosofici, a cura di Sergio Moravia. Bari, Laterza, 1992.
  • Sigmund Freud, Oskar Pfister, L'avvenire di un'illusione. Torino, Bollati Boringhieri, 1990.
  • Paul Henri Thiry d'Holbach. Sistema della natura, a cura di Antimo Negri. Torino, UTET, 1978.
  • Christian Chabanis, Dio esiste? No, rispondono... Milano, Mondadori 1974.
  • Albert Camus. Il mito di Sisifo. Milano, Bompiani, 1947.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]