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antipsichiatria

Da Anarcopedia.

La psichiatria etimologicamente è la disciplina che si occupa di curare l'anima. Essa si basa evidentemente su un presupposto alquanto balzano, cioè che l'anima si possa ammalare. Ovviamente l'immagine dell'anima che si ammala va vista come una metafora, ma nel corso della storia la psichiatria è stata un potente strumento del potere costituito. Parecchi sono stati i regimi che preferivano terrorizzare gli oppositori tramite lo spauracchio del manicomio, piuttosto che quello della prigione.

Il tentativo, spesso riuscito, dell'idea sottostante alla psichiatria, era quello di stabilire che alcune persone, a causa di una malattia dell'anima, fossero incapaci di decidere ciò che volevano, e quindi l'autorità costituita dovesse decidere per loro. Ciò che in campo strettamente medico restava una decisione dell'ammalato (il curarsi o meno) nel caso di malattia psichiatrica consentiva cure coatte.

Indice

[modifica] Storia della "follia" e della psichiatria

Michel Foucault (1955), studiò e analizzò la storia della follia

La storia della follia inizia nel momento in cui essa, all'interno di un contesto sociale viene riconosciuta e separata: fondamentalmente dunque coincide con la storia dell'internamento dei folli. L'accurata analisi che Michel Foucault ha fatto del problema, lascia vedere come, nel rapporto "ragione - non-ragione", si delinea nel periodo che va dal XVI al XIX secolo, la follia si distacca dalla stessa "non-ragione" divenendo sempre di più il contenitore dell'emarginazione sociale. Ancora nell'età medievale, la follia aveva un aspetto di sacralità, in quanto era espressione di un rischio dell'uomo: segnalava un limite con cui la ragione doveva confrontarsi. Questo concetto durerà fino a tutto il XVI secolo. L'uomo risulta libero proprio perché riconosce questo rischio che deve affrontare. Sono le idee di Erasmo da Rotterdam, la pittura di Bosch, le imprese di Don Chisciotte, attraverso le quali la follia esce in "piena luce", tanto che Charron può scrivere: <<Essa [la follia] è un momento duro ma necessario nel lavorio della ragione; attraverso di essa, e persino nelle sue vittorie apparenti, la ragione si manifesta e trionfa>> [1]

Nel XVII secolo, col trionfo della Riforma, si accentua ancor più l'opposizione tra bene e male, tra sano e malato. L'opera della Chiesa si concretizza nella costruzione di grandi case di internamento, destinate ad accogliere promiscuamente tutta la devianza sociale. Nel 1656 sorge a Parigi l'Hôpital Général, mentre in tutta Europa si costruiscono ricoveri ove vengono stipati <<nemici del buon ordine, fannulloni, bugiardi, ubriaconi, impudichi>> [2]. Nascono le case di lavoro di Amburgo e di Bristol, che non sono soltanto ospizi, ma devono rispondere a un modello di ordine mantenuto attraverso un sistema di premi e castighi secondo un criterio "psicopedagogico". Tanto che sul portale di una casa di internamento a Magonza si poteva leggere: <<Se si è riusciti a sottomettere al giogo taluni animali feroci, non si deve disperare di correggere l'uomo che si è fuorviato>> [3]. Ma soltanto nel XVIII secolo la follia tocca il punto estremo della sua segregazione. Diventa qualcosa da guardare, uno "spettacolo" cui poteva assistere a pagamento chiunque lo volesse. Ora essa è davvero isolata, internata, osservata e diventa un settore di indagine specifico con un proprio linguaggio. L'isolamento della follia rende possibile la sua medicalizzazione: iniziano in questo secolo le ricerche anatomiche sul cervello, nascono scuole di freniatria, si ipotizza la possibilità di cure. Tra il 1780 e il 1793 partono i provvedimenti per una grande riforma che sancisce la nascita dei manicomi: l'istituzione di case riservate agli insensati che resteranno pressoché invariati fino all'epoca moderna. Le riforme di Tuke a York, di Pinel a Parigi, danno inizio a una "scienza della follia" che però, già verso la metà dell'800, comincia a mostrare le sue lacune e lascia spazio a dubbi sulle possibilità terapeutiche dei manicomi. Il Positivismo del XIX secolo, con la sua fiducia nel progresso e nella produzione, fa emergere le profonde contraddizioni al suo interno. Mentre dilaga l'industria del capitale, i manicomi (Marx parlerà poi di <<strutture ancillari>>) si rivelano luoghi di violenza e di rigido controllo in cui <<una classe di psichiatri sempre più stabile e sempre più sfiduciata cercava di occultare piuttosto che di risolvere i problemi>> [4]. Gli strumenti di disciplina si sono perfezionati rispetto a quelli in uso solo pochi anni prima, senza che si siano modificati però i rapporti all'interno del manicomio. La scienza psichiatrica continua a osservare, classificare, premiare e punire non più ora con finalità terapeutiche, ma per il "buon funzionamento" dell'Istituzione. Questo atteggiamento rimarrà sostanzialmente fino al movimento antipsichiatrico che, partito dall'Inghilterra intorno agli anni '50, darà luogo a esperienze innovatrici come i gruppi terapeutici a Londra, le sperimentazioni di Gorizia e Reggio Emilia qui in Italia. Si cerca una nuova psichiatria lottando contro credenze e pregiudizi antichi. Si cerca di <<puntare sui bisogni concreti della persona con la costante denuncia del carattere distruttivo e disumano della segregazione manicomiale o di qualunque altro genere>> [5] La denuncia dei movimenti antipsichiatrici ha posto un limite al processo di disumanizzazione del "folle" e in alcuni casi i suoi successi, negli effetti pratici, sono stati superiori a quelli della teoria psicanalitica. [6]

[modifica] L'antipsichiatria

Dagli anni '60 in poi ebbe un certo successo il termine antipsichiatria, riferito ad un movimento che metteva in discussione i cardini della psichiatria classicamente intesa. Il termine, creato da David Cooper tende a far credere che esistano una scuola classica ed una di oppositori ed in questo senso può essere fuorviante.

Cooper, ed in seguito Ronald Laing, Michel Foucault, Erving Goffman e l'italiano Franco Basaglia misero in luce le mistificazioni del potere sottostanti ai concetti base della psichiatria, in particolare dietro il concetto di malattia mentale e di schizofrenia. Franco Basaglia nel 1978 riuscì a far approvare la legge 180, che aboliva i manicomi.

[modifica] Personalità vittime della psichiatria

[modifica] Opere

[modifica] Bibliografia

[modifica] Filmografia

  • K. Reisz, Morgan matto da legare.
  • S. Fuller, Il corridoio della paura.
  • K. Loach, Family life.
  • M. Bellocchio, Matti da slegare.
  • M. Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo.
  • W. Herzog, Wojzek.
  • G. Clifford, Frances.
  • J. Mangold, Ragazze interrotte
  • L. Von Trier, Idioti

[modifica] Voci correlate

Michel Foucault

Antonin Artaud

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. Charron De la Sagesse, cit. in Michel Foucault, "Storia della follia nell'età classica", trad. it, Milano, Rizzoli 1976.
  2. ibid.
  3. J. Howard, "État de Prison. Hôpitaux et Maisons de force, in Storia della follia", cit.
  4. AA. VV., "Tempo e catene", Milano, 1976
  5. G. Antonucci, "Critica al giudizio psichiatrico", Roma 1993.
  6. L'intero capitolo è stato estratto da Opuscolo informativo sull'antipsichiatria, di Luciano Ascenzi, 2001
  7. A Leggio il tribunale impose una perizia psichiatrica, che però per fortuna non fu mai messa in atto grazie alla sua tenacia e al sostegno ricevuto dagli anarchici.
  8. Articolo sull'omicidio di Mastrogiovanni
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