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anarco-individualismo

Da Anarcopedia.

L’individualismo anarchico non ha niente a che vedere con l’individualismo borghese. L’individualista anarchico semplicemente difende l’individuo. Egli non è un eremita, bensì è un uomo socievole che può rapportarsi mediante contratti associativi con il resto della società. E’ l’individualista stesso, insieme agli altri contraenti, a determinare i limiti del contratto (perennemente rinnovabile e cancellabile), non negando le regole, ma esigendo la partecipazione alla stesura delle stesse.

Max Stirner, autore de L'Unico e la sua proprietà

Gli anarco-individualisti sostengono che gli affari umani devono essere gestiti dagli individui stessi e dalle loro libere associazioni (autogestione), ritenendo che una società razionale possa funzionare solo ed esclusivamente se sviluppa uomini e donne consapevoli del valore della libertà.

Indice

[modifica] Le due tradizioni dell’individualismo anarchico

Max Stirner, anche se non si definì mai anarchico, è considerato come il fondatore, nonché primo teorico, della corrente anarco-individualista, soprattutto per merito del testo “L’unico e la sua proprietà” ([1]).

Inizialmente "L'Unico" ebbe scarso impatto sull’anarchismo internazionale del XIX secolo. E’ con la pubblicazione di John Henry Mackay che l'autore viene riscoperto e "riconsiderato" rispetto alle rivendicazioni anarchiche, influenzando anche personaggi come Nietzsche, il quale lo considerò da sempre come “uno degli spiriti più fecondi del XIX secolo”.

Friedrich Nietzsche è una figura di primo piano dell'individualismo, anche se spesso i suoi pensieri sono stati mal interpretati, basti pensare all’interpretazione estetizzante di Gabriele D’Annunzio o a quelle accreditate da varie dottrine nazionalistiche o addirittura razziste.

E’ comunque in assoluto l’individualismo stirneriano ad essere il caposaldo dell’anarco-individualismo. Stirner è stato letto, commentato e assimilato principalmente negli Stati Uniti d’America e in Francia, da cui si sono sviluppate due tipologie d’individualismo ben distinte.

[modifica] La scuola americana

L’individualismo americano è stato poco condizionato dal movimento operaio europeo, piuttosto lo è stato dai pensatori liberali come John Stuart Mill e Spencer, evolvendosi poi verso posizioni fortemente antiautoritarie e antistatali. Tale scuola di pensiero si appoggia alle esperienze personali, d'azione diretta individuale, di personaggi come Josiah Warren, H.D.Thoreau (autore di Walden, vita nei boschi e Disobbedienza Civile) e Lysander Spooner (autore di azioni giuridiche antistatali).

Furono in particolare Josiah Warren e James L.Walzer che posero (metà del XIX secolo) alla base di ogni azione umana una “filosofia egoistica” (non nel senso borghese del termine). Queste tesi vengono riprese da Spooner e Benjamin Tucker, i quali, insieme a John Henry Mackay, riscoprono, rendendole “popolari”, l’egoismo stirneriano.

Testata del numero di gennaio 1901 del giornale anarco-individualista americano Lucifer, curato da Moses Harman.

Gli americani” auspicano la libera associazione e rifiutano l’uso della violenza, optando piuttosto per la disobbedienza civile. Bejamin Tucker, per esempio, predica il rifiuto del pagamento delle tasse, la creazione di cooperative indipendenti e praticanti il libero scambio, la creazione di un sistema bancario sganciato dall’influenza dello Stato ecc. Gli individualisti americani, secondo il principio di Pierre Joseph Proudhon, rifiutano esclusivamente il concetto di "nuda proprietà", ma non quello del possesso, accettando quindi l’idea di poter ricavare dalla stesso dei benefici.

Dopo la II guerra mondiale, il pensiero individualista americano subì, purtroppo, una degenerazione, almeno in alcuni suoi settori, da cui si sviluppò quella corrente di pensiero fortemente reazionaria definita “anarco-capitalismo”. La fondatrice di questo pensiero è stata Ayn Rand, in seguito Murray Rothbard è diventato uno dei più “brillanti” rappresentanti di questa teoria che auspica la distruzione dello Stato e la privatizzazione di ogni affare.

L’individualismo anarchico americano è oggi suddiviso in due correnti: i libertari (molti di questi sono oggi attivi nell’ambito dell’ecologismo e dell’anarco-primitivismo, come Theodore Kaczynski , John Zerzan, John Moore ecc.) e gli anarco-capitalisti (n.d.r è chiaro che definire l’anarco-capitalismo come una corrente dell’anarchismo è una forzatura).

[modifica] La scuola francese

Mentre negli Stati Uniti l’"individualismo" stirneriano si diffonde in un ambito liberale e capitalista, in Francia, al contrario, prende piede in un terreno maggiormente rivoluzionario e anticapitalistico. L’influenza della lunga tradizione di lotte sociali e egualitarie caratterizzano inequivocabilmente l’individualismo francese, distinguendolo in particolar modo dalla scuola americana.

Queste peculiarità sono state evidenziate da Charles August Bontemps, il quale riferendosi ai francesi, parla di individualismo sociale (definizione già adoperata da Pierre Joseph Proudhon), considerando la proprietà e il mercato come dei “fantasmi stirneriani” da cui originano le idee oppressive, tendenti a sacrificare la libertà e l’integrità dell’individuo.

Questa doppia eredità (americana e francese), fa sì che alcuni anarchici americani, collaboratori della rivista (come Jason McQuin, Hakim Bey o Bob Black) rifiutino l’"etichetta" individualista, definendosi semplicemente "partigiani" dell’anarchia cosiddetta Post-Left Anarchy o, ancor meglio, “partigiani dell’anarchia”.

[modifica] L’anarco-individualismo in Italia

Renzo Novatore, anarco-individualista italiano

Alla fine del XIX secolo gli individualisti italiani cominciarono a far sentire la propria "voce": Giovanni Passannante (1878) attentò alla vita del Re Umberto I; Sante Caserio (1894) uccise il Presidente francese Sadi Carnot; Michele Angiolillo (1897) sparò al primo ministro spagnolo A.Canovas; Luigi Luccheni (1898) pugnalò a morte Elisabetta “Sissi” d’Austria; Gaetano Bresci (1900) uccise Re Umberto I.

Durante il fascismo molti atti individuali furono compiuti, o solamente progettati ma non portati a termine, per cercare d’uccidere Benito Mussolini. Tra questi vanno ricordati gli anarchici Gino Lucetti (condannato a 30 di galera per aver lanciato un ordigno contro il Duce), Michele Schirru e Angelo Sbardellotto (condannati entrambi a morte per aver progettato un attentato contro Mussolini). Sotto i colpi delle milizie fasciste perì invece Renzo Novatore, uomo d’azione e di pensiero, di cui rimangono numerosi scritti che ancora oggi mantengono la propria validità e modernità.

Gli "anni 60 e 70" portarono alla ribalta le tragiche vicende di Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda legate alla “strage di Piazza Fontana([2])” e alla cosiddetta strategia della tensione, in cui gli anarchici, particolarmente quelli legati alla corrente individualista, furono talvolta utilizzati e manovrati mediante l'utilizzo di infiltrati fascisti (vedi Mario Merlino e circolo anarchico 22 Marzo) e polizieschi.

Più recentemente, a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, molti individualisti, soprattutto la corrente insurrezionalista, salgono alla ribalta per alcuni atti d’"azione diretta" e per gli scritti insurrezionalisti di Alfredo Maria Bonanno. Vanno ricordate le tragiche vicende dei primi "anni 90" (XX secolo) legate alle ai squats e in particolare la montatura giudiziaria riguardante gli anarchici Sole, Baleno e Pelissero (una vicenda che vide i primi due suicidarsi, Pelissero fu scagionato dalle accuse di terrorismo solo dopo molti anni), oltre alle azioni firmate dalla Federazione Anarchica Informale.

[modifica] Caratteristiche dell’individualismo anarchico

Definire l’anarco-individualismo è ben difficile, come ha giustamente scritto Emile Armand: <<Non è facile trovare due individualisti con le medesime teorie>>. L’individualismo si oppone tenacemente alle correnti legate alla "sinistra politica" (soprattutto gli individualisti insurrezionalisti), principalmente all’anarco-comunismo e all’anarco-sindacalismo. Chiaramente questo pensiero non può essere confuso con le teorie conservatrici o reazionarie (a parte l’anarco-capitalismo che reazionario lo è di certo), visto che si oppone al capitalismo e a tutto ciò che da esso ne deriva (sfruttamento, oppressione, schiavitù ecc.).

[modifica] L’individuo

L’individuo è la sola realtà e il solo parametro di valutazione della stessa. Rispetto agli individualisti liberali, gli anarco-individualisti concepiscono l’individuo come l’Unico, il reale, esistente, effettivo e differente da tutti gli altri Unici, per le proprie intrinseche peculiarità.

[modifica] L’Associazione

La maggior parte degli individualisti distinguono la società dall’Associazione. Quest’ultima viene vista come uno strumento dell’individuo, mentre la prima è uno strumento d’oppressione dello stesso. La società “sacralizzata”, in nome di questa "sacralità", opprime gli individui, al contrario, la libera associazione serve gli individui, responsabilizzandoli e di fatto rendendoli effettivamente liberi. Un’associazione di egoisti dunque è pensabile solo se è un modo per soddisfare, unendo le forze, gli interessi individuali. L’associazione quindi, non deve diventare un dovere obbligatorio, permanente e superiore agli interessi degli individui.

L’associazione dev’essere piccola, informale, limitata, aperta, possibilmente federata e a tempo determinato.

[modifica] Storia dell'individualismo anarchico

[modifica] L'individualismo d'"azione"

Una prima affermazione ed un primo avallo autorevole all'individualismo d'azione avviene al Congresso internazionale anarchico di Londra nel 1881, presenti fra gli altri Kropotkin e Malatesta. Esso approva una risoluzione che teorizza non solo "la propaganda del fatto" sia individuale sia di gruppo, ma anche i mezzi di questa propaganda, proponendo quindi il passaggio alla "lotta armata, violenta ed espropriatrice". Ciò è comprensibile oggi tenendo ben presente che il movimento anarchico di allora era pervaso dalla convinzione profonda che la rivoluzione fosse alle porte. Pertanto nel corso degli "anni Ottanta" esso fini per trascurare il lavoro organizzativo e implicitamente si trovò a perdere contatto direttamente con le masse popolari e specialmente con la classe operaia, che veniva contemporaneamente sempre di più guadagnata alla socialdemocrazia. È in questo quadro che va spiegata l'azione individualista degli attentati in Francia la prima metà degli "anni Novanta", azione il più delle volte sviluppata come risposta estrema e disperata di alcuni individui alla repressione feroce del governo della borghesia. Prodotto diretto delle convinzioni storiche del tempo, l'individualismo d'azione non esprime pertanto una consapevolezza teorica precisa. L'ideologia di questi attentatori non si riferisce quindi all'individualismo cosiddetto teorico; di fatto essi erano ben lontani dall'esigenza ideologica di distinguersi anche nei fini, come individualisti. Essi erano e rimanevano anarchici "generici" (se così si può dire) preoccupati più che altro di rispondere con la violenza, considerata giustiziera, alla violenza legalizzata e istituzionalizzata del potere. Questa ventata ebbe una vita breve perché, dopo il 1895, con la creazione delle Borse del Lavoro da parte di Fernand Pelloutier e dei suoi compagni, con la conseguente nascita dell'anarco-sindacalismo, il movimento anarchico ritrovò quel contatto organico con le masse perso negli "anni Ottanta". Inoltre, al suo interno, ridimensionata notevolmente la prospettiva "catastrofica" del processo rivoluzionario si veniva sempre di più distinguendo la corrente organizzatrice che, già dal 1891 con il Congresso di Capolago, per quanto riguarda l'Italia, tendeva di fatto a distinguersi nettamente dagli individualisti e dagli allora nascenti antiorganizzatori.

Benjamin Tucker, individualista statunitense fautore dell'antiorganizzazione

[modifica] L'individualismo antiorganizzatore

Finita l'era degli attentati che trovò soprattutto in Francia il suo epicentro, la storia dell'anarchismo registra ora la nascita quasi contemporanea di due tendenze individualiste: quella teorica e quella antiorganizzatrice. Vediamo di analizzare le istanze teoriche di quest'ultima. Essa trova soprattutto in America del Nord un notevole seguito per opera del Galleani che esprime una sintesi fra l'istanza puramente individualista di stampo anglosassone e americano (ben espressa negli scritti di Tucker) e quella profondamente socialista del movimento anarchico di lingua italiana. Questa commistione di elementi individualisti e comunisti - che caratterizza bene la corrente antiorganizzatrice - rappresenta lo sforzo di quanti avvertirono in modo estremamente sensibile l'invadente burocratismo che pervadeva il movimento operaio e socialista. Anche qui - come per l'individualismo cosiddetto d'azione - non vi è una chiara consapevolezza teorica individualista, perché tutti coloro che si richiamarono a questa corrente furono individualisti in quanto furono antiorganizzatori. A parte lo Schicchi, personaggio troppo bizzarro e di per sé difficilmente inquadrabile, vi è per esempio tutta una serie di anarchici italiani che nel ribadire la loro fede comunista o in tutti i casi societaria, ripropongono di fatto metodi ed azioni che si richiamano all'individualismo. Un esempio lo possiamo trovare in Giovanni Gavilli, che riassume in sé sia l'istanza comunista (nei fini) sia l'istanza individualista (nei mezzi). La contraddizione, che potrebbe sembrare a prima vista insanabile, è in realtà una contraddizione continuamente superata dalla pratica quotidiana che pone di fatto gli antiorganizzatori sul terreno comune degli organizzatori: la lotta operaia e popolare. Pensiamo pertanto che sia per gli individualisti d'azione sia per gli individualisti antiorganizzatori non si possa parlare di una vera e propria dottrina individualista. I primi la praticarono con i fatti senza porsi vere e proprie pregiudiziali teoriche, i secondi posero una continua istanza di autonomia all'interno del processo rivoluzionario, pur confermando la loro concezione comunista della società: Luigi Galleani è forse l'esempio più significativo.

[modifica] L'individualismo teorico

La nascita di una vera e consapevole corrente individualista avviene all'interno del movimento anarchico nei primi anni del Novecento. In Francia essi si raccolgono attorno al giornale "L'Anarchie" diretto interamente da Albert Libertad, che propugna lo stirnerismo ormai conosciuto e divulgato; in Italia si possono rintracciare a Milano anch'essi attorno al giornale Il grido della folla cui collaborarono soprattutto individualisti ed antiorganizzatori. Mentre in Italia tale movimento scemerà dopo il periodo giolittiano (nel primo dopoguerra gli individualisti ereditarono "Gli scamiciati" a Genova-Pegli, "L'individualista" a Milano e pochi altri fogli), in Francia esso continuò per opera soprattutto di Emile Armand e di altri individualisti di tendenza pacifista ed educazionista. Comune a tutti gli individualisti è la volontà di lottare contro ogni forma di autorità perché essa li opprime direttamente e non tanto perché opprime anche tutti gli altri. Da ciò consegue che l'anarchico individualista lotta in prima persona senza curarsi - in linea di principio - della lotta altrui, perché l'unico punto di riferimento giustificativo di tale lotta, l'unica certezza di valore dei suoi scopi, l'unico confronto obiettivo delle sue azioni e della sua strategia, è sempre e soltanto lui stesso e nessun altro, perché ogni diritto, come afferma Stirner, "non sta mai fuori o sopra di me... ma sotto di me".

l'en dehors, rivista anarco-individualista francese, diretta per lungo tempo da Emile Armand

Queste due proposizioni comportano ora una terza ed ultima definizione teorica che si qualifichi adesso rispetto alla concezione sociale degli individualisti. È Emile Armand a riassumerla esemplarmente: "La società è il prodotto addizionale degli individui". Questa proposizione significa che per gli individualisti la società non rappresenta oggettivamente una forza collettiva (come per esempio per Proudhon) che superi la semplice somma delle forze individuali. Non riconoscendo né sul piano analitico né su quello valutativo questo quid superiore, gli individualisti non possono che approdare ad una concezione atomizzata della società. Essa quindi si prefigura sul piano economico come una struttura di equilibrio che implica un libero ed equo scambio fra i produttori. Nella visione di Tucker - il cui pensiero sconfina per certi aspetti nel liberismo puro - la proprietà privata non è abolita ma è ripartita fra ogni individuo il quale la rende funzionale al proprio diretto lavoro. Riprendendo l'idea proudhoniana del credito gratuito, egli propone l'abolizione di ogni monopolio, compreso quello dello Stato di battere moneta. Costruendo una banca che "opera senza capitale, col solo mezzo di una carta sociale che registri tutti servizi sociali e produttivi scambiati" si potrà ridurre "al solo costo di lavoro, ossia a meno dell'uno per cento, ogni credito, che potrà quindi essere esteso universalmente a tutti in base al proprio diretto lavoro". Nella fondamentale preoccupazione di mantenere completamente integra l'autonomia individuale, gli individualisti direttamente o indirettamente si facevano paladini della proprietà privata concepita sempre però come una emanazione del lavoro individuale sviluppato in prima persona, senza cioè salariati o dipendenti. In questo senso e con questa visione la proprietà privata finiva addirittura col diventare un presidio irriducibile della libertà e pertanto una lotta contro essa non aveva senso. Non è dunque nel regime del salariato che si trova l'origine dei mali sociali, perché essi sono "dovuti soprattutto alla mentalità difettosa degli uomini presi in blocco". Con questa concezione psicologica comune a quasi tutti gli individualisti, sì può capire il senso delle loro proposte operative che si basano su una radicale rivoluzione di coscienza, l'unica rivoluzione che non comporta ritorni o deviazioni. La rivoluzione individualista è dunque una rivoluzione che parte dalla coscienza per trasformare le cose e non viceversa. Sensibilissimi alla funzione dei rapporti umani, propugnano forse con maggior lucidità di ogni altra corrente anarchica la libertà dei rapporti sessuali considerati, giustamente, fondamentali per la crescita equilibrata ed armonica dell'uomo. Di qui la dimensione educazionista delle loro proposte, di qui l'alternativa stirneriana della rivolta permanente al posto della rivoluzione tesa a trasformare solo l'apparato istituzionale.

[modifica] Modalità d’azione

L’individualismo anarchico s’oppone all’idea del “mito rivoluzionario”, visto come strumento potenzialmente repressivo. Essi credono che i movimenti rivoluzionari tendono ad essere ingabbiati in organizzazioni militarizzate e quindi ponendosi agli antipodi dei principi libertari. Spetta quindi all’individuo liberare se stesso e rifiutare la società dominatrice.

Per molti essere individualisti significa vivere secondo i propri principi, rifiutando ogni collaborazione con le istituzioni e rifiutando tutte le idee che, con il pretesto di servire gli ideali libertari, non fanno altro che reprimere e dominare.

Essi propongono l’azione diretta, violenta (insurrezionalismo) o non violenta (è possibile che gli insurrezionalisti sostengano o compiano azioni non violente... nel senso che la violenza può essere utilizzata anche solo ed esclusivamente in determinati momenti strategici... ). L’azione non violenta può essere intesa in due modi: da una parte l’obiezione di coscienza (disobbedienza civile) e la rottura pratica con i principi di vita autoritaria e dall’altra la pedagogia libertaria (vedi Francisco Ferrer y Guardia).

[modifica] Strategia sperimentale

La prima delle strategie proposte si basa sulla non sottomissione e la messa in pratica immediata dei modi di vita antiautoritari, accettando perfino determinate regole se queste non ledono il proprio modo d'essere. Quando, per esempio, lo Stato individua, determinate azioni come fossero un dovere, per esempio il “diritto-dovere del voto”, egli rifiuta l’obbedienza, delegittimando l’autorità dello Stato.

Si tratta quindi di liberarsi e liberare spazi e uomini, poiché, come sosteneva Michail Bakunin, <<maggiore è il numero delle persone libere, maggiore è la nostra stessa libertà>> (n.d.r, ovvero: la libertà altrui incrementa la mia).

L’esperienza immediata della libertà passa, secondo gli individualisti, per la sperimentazione di vite e valori antiautoritari: pratiche trasgressive; l’amore libero, il naturismo, il vegetarismo, i centri sociali ecc.

[modifica] Strategie educazionali

Alcuni individualisti ritengono che la società non possa cambiare se prima non cambiano gli individui stessi. Non si può quindi concepire un sistema nuovo e libero, secondo gli educazionisti, senza la formazione di un uomo nuovo ottenuto con un sistema educativo libero e indipendente dall’influenza della Chiesa e dello Stato .

[modifica] Voci correlate

correnti anarchiche

anarchismo insurrezionale

anarco-comunismo

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