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Anarchismo in Israele e Palestina

Da Anarcopedia.

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Localizzazione di Israele

In Palestina l' anarchismo cominciò a diffondersi all'inizio del XX secolo, subito dopo la seconda e terza ondata migratoria ebraica proveniente soprattutto dall'Est Europa [1]. Seppur non si possa parlare di vero e proprio movimento anarchico organizzato se non dopo la nascita dello Stato d'Israele (1948), è bene evidenziare l'inflenza esercitata dall'idea anarchica sulla vita degli abitanti della Palestina (locali ed immigrati) all'inizio del XX secolo, anche se non esistevano veri e propri gruppi strutturati sul territorio.

Nella storia dell'anarchismo in Israele e Palestina possono distinguersi tre fasi:

  1. diffusione del socialismo libertario (prima della nascita di Israele nel 1948)
  2. attività propagandistica in yiddish e primi abbozzi organizzativi (nei decenni seguenti il 1948)
  3. movimento anarchico contemporaneo, impegnato in particolare nella difesa degli israeliani e dei palestinesi che vivono nei territori occupati. (Gli anarchici promuovono inoltre la pacifica convivenza tra i due popoli e sono attivi anche in favore dei refusniks, degli omosessuali e contro le violente ingiustizie del neocapitalismo).

Indice

[modifica] L'immigrazione ebraica in Palestina

Joseph Trumpeldor, fondatore di diverse leghe di difesa ebraica, sì definì in alcune occasioni anarco-sindacalista e anarco-comunista. In seguito divenne un eroe della destra israeliana

Le prime idee anarchiche giunsero in Palestina insieme agli immigrati ebrei provenienti dall'Est Europa (Russia, Lituania, Ucraina e Polonia). Molti di questi erano intrisi delle idee libertarie di Petr Kropotkin e Lev Tolstoj, che di fatto influenzarono concretamente diversi ambiti della nuova società che si stava andando a costruire.

Molti immigrati appartenevano al cosiddetto "sionismo di sinistra", che allora era una corrente del sionismo quasi maggioritaria e di cui facevano parte personalità come Yitzhak Tabenkin, Berl Katznelson e Mark Yarblum. Alcuni sionisti di sinistra, molti dei quali erano prossimi cultura yddish degli Ashkenazi, non rivendicavano la nascita di uno stato d'Israele ma erano interessati a promuovere rapporti conviviali e solidaristici con i palestinesi. [2][3]Per esempio, il promotore del movimento di autodifesa ebreo, Joseph Trumpeldor, che in seguito sarebbe diventato un eroe della destra israeliana, era allora abbastanza prossimo alle posizioni anarco-sindacaliste e in alcuni interviste si dichiarò anarco-comunista. Lo stesso filosofo austriaco antiautoritario ebreo Martin Buber, che si stabilì a Gerusalemme nel 1938, si considerava culturalmente un sionista, ma respingeva l’idea nazionalista, auspicando invece la pacifica convivenza tra ebrei ed arabi presenti in Palestina.

In questa fase storica non si può parlare di movimento anarchico organizzato, ma dell'influenza esercitata dall'idea anarchica sulla nascita e lo sviluppo di movimenti socio-politici come Poalei Zion, Tzeirei Zion, Hashomer Hatzair (La Giovane Guardia), HeHalutz e Gdud HaAvoda. Lo stesso movimento associazionista dei kibbutz, basato su regole rigidamente egualitaristiche e sulla proprietà comune (in sostanza è una sorta di comune agricola), era impregnato di una forte carica ideologica socialista di tendenza libertaria. Negli anni '20 e '30 tutti vivevano nel kibbutz: ad esempio, il conosciuto anarchico Aharon Shidlovsky è stato uno dei fondatori del kibbutz Kinneret Kvutzat.

«Da quando è stato concepito [...] il kibbutz è sempre stata una libera società che ogni membro può lasciare – come molti hanno fatto e fanno – se non condivide le sue decisioni. Nella realtà della vita kibbutziana, è prevalso il principio anarchico della libera volontà degli individui [...] Naturalmente i kibbutz hanno regole e ci si aspetta che i membri vi si attengano. Non vi è cioè “anarchia” intesa come totale assenza di norme [recte anomia – N.d.T.]. Ma la corretta definizione anarchica dell’anarchia non è quella di una società senza norme e regole, ma di una società basata sull’accettazione volontaria delle decisioni e dei regolamenti sociali da parte di ogni individuo. Consenso senza coercizione e sanzioni istituzionalizzate. Ciò è esattamente quanto avviene nella vita del kibbutz.» (Giora Manor, membro del kibbutz Mishmar Ha-Emek e critico teatrale).[4]

Gran parte di questi anarchici erano agnostici o addirittura anti-religiosi, alcuni di loro si dichiararono credenti e cercarono di combinare le idee antiautoritarie con le tendenze religiose come la Kabbalah o il Chassidismo. Il rabbino Yehuda Ashlag, giunto in Palestina nel 1921, fu tra i più importanti esponenti di questa tendenza.[5]

La presenza di anarchici in Palestina durante questa fase è esemplificata dalla massiccia partecipazione di molti di loro alla rivoluzione spagnola del 1936; combatterono e lottarono contro Franco e il fascismo militando nelle fila della CNT-FAI.

[modifica] L'anarchismo nello Stato d'Israele

Fino a metà degli anni '40 non esistevano organizzazioni anarchiche in Palestina. Poco prima e subito dopo la fondazione di Israele nel 1948, molti ebrei dell'Europa occidentale, che avevano subito sulla propria pelle gli orrori del nazismo, giunsero in Israele con l'intento di ricostruirsi una nuova vita. Essendo prossimi alla cultura yddish e all'anarchia, caratterizzarono questa fase storica dell'anarchismo israeliano con la promozione e la diffusione di attività culturali e editoriali in lingua yiddish.

Nei primi anni del 1950, alcuni polacchi formarono un gruppo anarchico a Tel Aviv, il cui esponente più conosciuto fu Eliezer Hirschauge, autore di un libro pubblicato nel 1953 sulla storia del movimento anarchico polacco. Nei primi anni del 1950, l'anarchismo israeliano aveva in Abba Gordin (1887-1964), scrittore e filosofo, il suo riferimento principale rispetto al movimento anarchico yiddish. Gordin era stato uno dei fondatori del movimento anarchico pan-russo e organizzatore della Federazione Anarchica di Mosca (1918). Proveniente dall' Unione Sovietica, dal 1925 visse a New York, dove pubblicò la rivista letteraria e filosofica Yiddishe Shriften (diffusa dal 1936 al 1957), collaborando inoltre del più antico giornale anarchico in yiddish, la Freie Arbeiter Stimme (pubblicato dal 1890 al 1977).

Una donna e un soldato israeliano a Gerusalemme

Nel 1958 Abba Gordin si trasferì in Israele, a Tel Aviv, fondando un circolo anarchico yiddish, Agudath Schochrei Chofesh (ASHUACH), caratterizzato da una biblioteca contenente molti classici dell'anarchismo - in yiddish, ebraico e polacco -, da una grande sala per conferenze e riunioni. Inoltre pubblicò anche un mensile bilingue (Yiddish / Ebraico) Problemen/Problemot, che diresse dal 1959 al 1964. Durante questo periodo, ASHUACH raggiunse i 150 collaboratori e coinvolse diverse centinaia di persone nei convegni su tematiche filosofiche e letterarie che frequentemente organizzavano. Tra i temi più discussi vi furono le "radici spirituali dell'anarchismo" e "i legami tra anarchismo e il Libro dei Profeti" (Nevi'im), e la Kabbalah". Problemen pubblicò articoli sulla storia dell'anarchismo, le leggende chassidiche, la letteratura ebraica medievale e le problematiche della moderna letteratura yiddish.

Dopo la morte di Abba Gordin, dal 1964 al 1971 la rivista fu diretta da Shmuel Abarbanel. Nel 1971, Joseph Luden (nato a Varsavia nel 1908) aprì una casa editrice che editò romanzi, libri di poesie e letteratura yiddish. ASHUACH e Problemen stettero sempre in contatto con il movimento anarchico yddish, in particolare con Freie Arbeiter Stimme di New York e Dos Freie Wort di Buenos Aires.

Problemen, che lo scrittore Leonid Podrydchik definì la migliore pubblicazione israeliana in lingua yiddish, col tempo si dedicò più alla letteratura che alla filosofia, mentre ASHUACH terminò le attività negli anni '80, quando i vecchi militanti non riuscirono a trovare validi sostituti tra le nuove generazioni. L'ultimo numero della rivista (il Nº 165) fu pubblicato nel dicembre 1989. Joseph Luden intese però proseguire nella salvaguardia della tradizione pubblicando Freie Stimme, riuscendo però a stampare un solo numero nel settembre 1991, che fu l'ultimo in yiddish del mondo ad essere pubblicato.

Intanto, la prima Intifada (1987) aveva guadagnato le simpatie di molti anarchici israeliani, che vedevano in quelle azioni palestinesi una loro insita tendenza all'autorganizzazione delle lotte e della resistenza popolare; le collaborazioni tra israeliani e palestinesi affondano le radici alla fine degli anni '60, quando nel febbraio 1968, diciotto membri del gruppo Organizzazione socialista in Israele (fondato nel 1962), di tendenza antiautoritaria ed anticapitalista e che editava la rivista Matzpen, diede vita a Gerusalemme al primo presidio contro l'occupazione del 1967. Esattamente due anni dopo, gli attivisti israeliani delle Pantere Nere, che avevano stretti rapporti con Matzpen, portarono avanti la prima lotta sociale degli immigrati di seconda generazione contro il razzismo e le discriminazioni. Molti degli attivisti israeliani di oggi si reputano i successori delle Pantere Nere israeliane ...

[modifica] Movimento anarchico contemporaneo

L'attuale movimento anarchico israeliano incentra le sue azioni principalmente sulla difesa dei palestinesi oppressi dallo Stato israeliano, opponendosi alla costruzione di nuove colonie e alla conseguente emarginazione dei palestinesi.
Anarchists Against the Wall
Da 2001 l'organizzazione centrale per le iniziative di solidarietà, mediante azione diretta (tendenzialmente pacifiche), viene portata avanti principalmente dall'International Solidarity Movement (fondato da Ghassan Andoni - attivista palestinese -, Neta Golan - attivista israeliana -, Huwaida Arraf - palestinese-statunitense -, e George N. Rishmawi anch'egli palestinese.), un coordinamento guidato dai palestinesi e attraverso il quale gli attivisti israeliani, europei e nord americani, tra cui molti anarchici e anticapitalisti, lottano avanti nei territori occupati azioni non-violente in difesa dei palestinesi.
Libertà per Omar Aziz (anarchico siriano) in una dimostrazione a Gerusalemme in favore del prigioniero palestinese Samer Issawi

Dal marzo del 2003 ha cominciato ad essere attivo il gruppo anarchico israeliano denominato Anarchists Against the Wall (Anarchici contro il Muro), costituitosi per unire israeliani e palestinesi nella pacifica lotta contro il muro dell’apartheid nel West Bank che ghettizza i palestinesi.[6]

Vi sono poi altre realtà che uniscono le lotte contro l'occupazione a quelle anticapitaliste ed in favore ad una maggiore giustizia sociale. Un esempio è fornito da Kvisa Shchora (Black Laundryn), che fu creato in occasione del Gay Pride di Tel Aviv nel 2001 e che contribuì all'organizzazione del Queeruption, un raduno queer radicale autogestito svoltosi nell’estate 2006 [7]. Un altro esempio di gruppo attivo su un doppio fronte (in favore dei diritti dei palestinesi e contro le conseguenze discriminatorie del capitalismo) è One Struggle (Ma'avak Ehad), un gruppo d'affinità che partecipa alle lotte contro l'occupazione ed in favore della liberazione animale. [8]

Molto partecipata è anche la lotta contro il militarismo (in Israele il servizio militare è obbligatorio per uomini e donne e dura 3 anni) e il sostegno agli obiettori di coscienza (refusnik), nel quale si distingue New Profile, un'organizzazione femminista che sfida apertamente l'ordine sociale militarista dello Stato d'Israele.

Gli anarchici israeliani non fanno propaganda politica tra i palestinesi, bensì si preoccupano semplicemente di aiutare e sostenere in tutti i modi possibili i palestinesi vittime della discriminazione israeliana. Uno dei militanti più attivi è Uri Gordon, autore di Anarchy Alive: Anti-Authoritarian Politics from Practice to Theory (Pluto Press) e di diversi articoli sugli anarchici Israeliani, uno dei quali è stato pubblicato su The Jerusalem Post: Right of Reply: Anarchy in the Holy Land!. Pubblicato sul celebre giornale il 12 giugno 2007, in risposta ad un articolo anti-anarchico comparso sempre su Jerusalem Post e firmato da Elliot Jaeger (Power and Politics: Anarchy has its place, 23 maggio 2007), destò molto scalpore nell'opinione pubblica israeliana.

[modifica] Gli anarchici palestinese

Non esiste un movimento anarchico palestinese consolidato, nè sono attivi gruppi anarchici strettamente radicati in Palestina. Ci sono tuttavia delle individualità che si impegnano sul campo contro le occupazioni israeliane e per proporre un'idea di organizzazione sociale dal basso.

Secondo Beesan Ramadan, «essere anarchico non significa innalzare la bandiera rosso-nera nè fare il "blocco nero".». L'anarchico palestinese non intende «imitare la modalità d'azione anarchica di alcun gruppo occidentale... qui non funzionerebbe perché necessitiamo di coscienza popolare piena». La scarsa conoscenza dell'anarchismo tra i palestinesi non significa, secondo Ramadan, che gli anarchici sono pochi, ma che essi agiscono individualmente in diversi contesti e senza una necessaria coordinazione .[9]

[modifica] Note

  1. L'immigrazione ebraica nella terra di Israele è chiamata Aliyah. Storicamente ce ne sono state sette: Prima Aliyah (1882-1903), per i pogrom del 1880-1882; Seconda Aliyah (1904-1914), per i pogrom del 1903-1906; Terza Aliyah (1919-1923), per la rivoluzione russa e la successiva guerra civile; Quarta Aliyah (1924-1929), per l'aumento del nazionalismo antisemita dopo la Prima guerra mondiale; Quinta Aliyah (1929-1939), per l'ascesa del nazismo e la chiusura degli Stati Uniti (causa Grande depressione); Aliyah Bet (1933-1948) ossia "B", clandestina (Ha'apala), in due fasi: prima (1934-1942) e dopo (1945-1948) la Shoah; Kibbutz Galuyot (1948-1950) ossia rientro degli esiliati, per l'instaurazione del comunismo in Europa centro-orientale, e soprattutto l'antisionismo arabo ("Operazione Tappeto Volante").
  2. Noam Chomsky, Pantheon Books,Intervista
  3. Noam Chomsky sul sionismo di sinistra
  4. Speciale "Anarchici ed Ebrei
  5. Building the Future Society, di Baal HaSulam.
  6. Il “ Muro” è un sistema di barriere costituito da una rete di muri di cemento, recinti di filo spinato e elettrificato, trincee, strade di pattuglia, torre di guardia e videocamere, allo scopo, almeno ufficialmente, d'impedire fisicamente ogni intrusione di terroristi palestinesi nel territorio nazionale. Il”Muro” è lungo circa 700 km e mediamente largo 60 metri. Vedi tracciato del muro: mappa muro
  7. Si veda queeruption 2006.
  8. Borderlands e-journals (para.7)
  9. Repensar el anarquismo en un país colonizado

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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