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Anarchismo insurrezionale

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[[Immagine:Kropotkin.jpg|right|thumb|Pëtr Kropotkin, fautore della «propaganda col fatto»]] L'anarchismo insurrezionalista è una tendenza dell'anarchismo che affonda le proprie radici nell'origine stessa del movimento anarchico. Rivendicando pratiche come la propaganda col fatto, l'esproprio, l'azione diretta e il sabotaggio come efficace mezzo di contestazione, atto non solo a criticare la società capitalistica ma anche a porre le basi per il suo rovesciamento, l'insurrezionalismo crede nel sovvertimento immediato dell'ordine costituito o comunque nella possibilità di attaccare frontalmente le istituzioni vigenti.

Tornata in auge anche ai giorni nostri, l'insurrezionalismo è un mezzo adoperato in particolare dai gruppi d'affinità facenti capo alle correnti anarco-individualiste, quantunque soprattutto in passato esso sia stato promosso anche da esponenti dell'anarchismo sociale come Bakunin, Malatesta, Cafiero e dai comunisti anti-organizzatori come Giuseppe Ciancabilla, Galleani e Johann Most.

Definizione[modifica]

L'insurrezionalismo è un pensiero radicale che sostiene la possibilità di attaccare Stato e Capitale in ogni momento, al di là di qualsiasi elaborazione strategica o tattica. A differenza di altre correnti o tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario che si basavano soprattutto su una diversa elaborazione politica e organizzativa, l'insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l'abbattimento dello Stato. Ciò lo rende affine soprattutto alla corrente individualista (esclusa la tendenza pacifista) e ad alcune tendenze del comunismo anarchico, in particolare quelle anti-organizzatrici che negli USA furono legate a Luigi Galleani.
Dai fumetti di Santin e Riccomini: Bresci uccide Umberto I (clicca sull'immagine per ingrandirla)

Buona parte del movimento anarchico ritiene che nell'attuale fase storica non sia conveniente l'utilizzo della rivolta violenta sganciata dalle rivendicazioni delle organizzazioni di massa, tuttavia ci sono anarchici che ancora oggi sostengono l'insurrezione non solo quale mezzo di sovvertimento dell'ordine costituito, ma anche per poter vivere l'anarchia sin da subito senza aspettare la fatidica data in cui dovrebbe esplodere la rivoluzione sociale.

Per quanto talvolta le azioni insurrezionali non si propongano il raggiungimento di specifici obiettivi di tipo sociale e\o politico, si può azzardare, per quanto possa apparire arbitrario, una definizione dell'atto insurrezionale in funzione degli scopi che si propone:

Storia dell'insurrezionalismo[modifica]

Insurrezionalismo classico[modifica]

Le prime insurrezioni storiche in cui sono riscontrabili tracce dei germi dell'antiautoritarismo rivoltoso affine all'anarchismo si possono trovare in alcune correnti della rivoluzione francese (1789), nella rivolta luddista (1811-12), nell'insurrezione popolare del 1830 (27-28-29 luglio) contro Carlo X di Francia, nell'insurrezione operaia francese del 1848 (alla quale parteciparono gli anarchici Corderoy e Dejacque) e nel Risorgimento italiano (es. spedizione di Pisacane a Sapri). Talvolta queste rivolte avevano un carattere patriottico, tuttavia non mancavano coloro che vedevano nella guerra nazionale un modo per portare avanti istanze di natura più specificamente economico-sociale.

L'insurrezionalismo si legò all'anarchismo grazie al lavoro teorico e pratico dell'anarchico russo Michail Bakunin, che dedicò tutta la sua vita all'organizzazione e attuazione della rivoluzione sociale. Il suo operato ebbe anche risultati concreti, seppur generalmente effimeri: per esempio, nel settembre 1870, in seguito agli eventi della guerra contro la Prussia, a Lione esplose una rivolta antiautoritaria, a cui in seguito darà il suo contributo anche lo stesso Bakunin, allorché alcuni rivoluzionari a lui ispirati affissero il 26 settembre un manifesto in cui proclamavano «la decadenza dello Stato, della burocrazia e dei tribunali; sospensione del pagamento delle imposte, delle ipoteche e delle proprietà private; formazione in tutti i comuni dei comitati di salute analoghi a quelli di Lione; riunione di una convenzione nazionale incaricata di bloccare l'invasione». [[Immagine:Vaillant_attentat.jpg|250 px|thumb|Rappresentazione dell'attentato compiuto da Auguste Vaillant alla camera dei deputati francese (1893)]] Il 28 settembre gli insorti lionesi misero le autorità locali alla porta, ma un pò troppo d'indecisionismo impedì il successo dell'insurrezione, che tuttavia qualche tempo dopo fu ripetuta a Parigi, quando il 18 marzo 1871 i proletari insorsero per dar vita alla Comune e alla sperimentazione, seppur per un breve periodo, di nuove idee e pratiche libertarie.

In Italia, nel 1874 e nel 1877, gli anarchici, guidati in particolare da Errico Malatesta e Carlo Cafiero, insorsero rispettivamente a Bologna e nel Matese. Quest'ultima rivolta giunse dopo che durante il congresso di Berna (1876) dell'Internazionale antiautoritaria gli anarchici italiani si erano espressi a favore dell'insurrezionismo :

«La Federazione Italiana crede che il fatto insurrezionale, destinato ad affermare con delle azioni il principio socialista, sia il mezzo di propaganda più efficace ed il solo che, senza ingannare e corrompere le masse possa penetrare nei più profondi strati sociali...». (Carlo Cafiero e Errico Malatesta, Congresso di Berna dell'Internazionale antiautoritaria, 1876)

A dimostrazione di come certe idee si propagandassero velocemente anche nell'800, il gruppo populista Narodnja Volja ("Partito della Volontà del Popolo") organizzò tra il 1879 e il 1884 una decina di attentati contro l'autorità zarista di Russia, uno dei quali, il 13 marzo 1881 [1] provocò la morte di Alessandro II.

La morte dello zar fu salutato con entusiasmo dalla stampa anarchica, specialmente dai giornali francesi come La Révolution sociale e Le Révolté. Su quest'ultimo giornale, l'anno precedente, Kropotkin ed altri anarchici (Felix Tressaud, Emilio Gautier ecc.) avevano annunciato che il pensiero anarchico dovesse diffondersi con la propaganda col fatto, cioè mediante «la rivolta permanente mediante la parola, lo scritto, il pugnale, il fucile, la dinamite».

Accanto a questi tentativi insurrezionali, preparati e messi in atto da gruppi più o meno strutturati sul territorio, se ne registrarono altri di stampo prettamente individualistico, atti a minare il potere istituzionale e\o a diffondere i principi dell'anarchia: tra il 1892 e il 1894, sempre in terra francese, si ebbe una serie di innumerevoli attentati individualistici (Ravachol, Auguste Vaillant, Emile Henry, Sante Caserio ecc.), che parevano caratterizzarsi come un'istintiva reazione al fallimento dell'anarchismo organizzato [2]; in Spagna si susseguirono una serie di frenetici avvenimenti: ad Alcoy insorsero gli operai anarchici (1873), nel 1878 Juan Oliva Moncasi cercò di uccidere il re Alfonso XII, nel 1892 i contadini andalusi insorsero violentemente, nel 1896 Michele Angiolillo colpì a morte il primo ministro Canovas; in Italia la «propaganda col fatto» fu attuata da diversi anarchici: Pietro Acciarito, Giovanni Passannante, Luigi Luccheni e Gaetano Bresci, solo per citarne alcuni.

Nel '900 le insurrezioni individualistiche sembrarono lasciar spazio a quelle maggiormente organizzate e "ambiziose": nel 1911 Ricardo e Enrique Flores Magon, oltre ad altri esponenti dell'IWW, tentarono un'insurrezione nella Bassa California; all'inizio del secondo decennio del XX secolo, gli USA furono attraversati da una serie di azioni insurrezionalistiche legate ai gruppi d'affinità facenti capo a Luigi Galleani; dal 1917 truppe legate a Nestor Makhno insorsero in Ucraina, realizzando una notevole esperienza libertaria, osteggiata tanto dai bolscevichi quanto dai controrivoluzionari “bianchi”. Qualche anno dopo, contro i bolscevichi, insorgerà la comun