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Il movimento anarchico in Argentina

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Un momento della rivolta (Argentinazo) del 2001
Il movimento anarchico argentino si sviluppò principalmente tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, soprattutto "grazie" alla massiccia immigrazione di militanti europei giunti nel paese sudamericano in cerca di lavoro e/o per sfuggire alle persecuzioni politiche messe in atto in Europa.

Origini del movimento anarchico[modifica]

Il movimento operaio, di stampo anarchico e\o rivoluzionario, si sviluppò in Argentina in seguito all'immigrazione di massa che coinvolse tutto il continente Sud-Americano dalla fine dell'800 ai primi del '900. Il movimento era formato da lavoratori\lavoratrici e militanti politici in fuga dalle persecuzioni politiche attuate dai "governi democratici" in Europa. Molti anarchici giunsero in Argentina sin dopo la repressione della Comune di Parigi, tanto che sin dall’anno seguente si costituì la prima sezione dell'AIT nella quale convissero Bakunisti, marxisti e proudhoniani.

Gli anarchici prevalsero numericamente sui marxisti: nel 1879 nacque il primo periodico anarchico, «El Descamisado», e l’anno seguente si costituì anche un primo gruppo anarchico. Durante il 1884 a Buenos Aires presero a circolare periodici come «La Lucha Obrera» prima e «Le Revolté» dopo, oltre alle traduzioni di opuscoli e testi anarchici europei ed americani, come per esempio La conquista del pane di Kropotkin.

Le masse lavoratrici, influenzate dagli anarchici, cominciarono ad organizzarsi nei sindacati di stampo socialista e anarchico (anarco-sindacalismo), utilizzando come armi di lotta lo sciopero generale, il sabotaggio e il boicottaggio.
L'anarchismo ebbe un maggior impulso quando nel 1885 giunse in Argentina Errico Malatesta, il quale contribuì alla fondazione del primo sindacato argentino, la “Sociedad Cosmopolita de Resistencia y Colocación de Obreros Panaderos (sindacato dei panettieri fondato grazie anche all’attivismo del panettiere livornese Ettore Mattei), del giornale «La Questione Sociale» (1885-1886) e partecipò ai primi scioperi di un certo rilievo.

Dopo la partenza di Malatesta, nel 1889, si accentuarono tutta una serie di problematiche interne al movimento tra antiorganizzatori e organizzatori, che ebbero temporaneamente fine solo nel 1898 quando giunse nel paese sudamericano un altro anarchico italiano: Pietro Gori. Nell'ultimo decennio del XIX° secolo si formarono gruppi di prevalenza anarco-individualista, ispirati all'illegalismo e all'insurrezionalismo europeo: "Los hambrientos", "Los desautorizados", "Ravachol", "La Miseria", ecc.; vennero inoltre editati i giornali «El Perseguido» (1890-1896), «La Voz de la Mujer» (rivista anarco-femminista di Virginia Bolten, editata a Rosario nel 1896 e nel 1897), «Demoliamo» (fondato a Rosario nel 1892, stampato in italiano), «El Oprimido» (Buenos Aires, 1894-1896), «La Protesta Humana» (fondato a Buenos Aires nel 1897) e tanti altri. [1]

Il XX° secolo[modifica]

La FORA[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Federación Obrera Regional Argentina.
Fora.jpg

All'inizio del '900 si sviluppò l'idea di riunire i vari sindacati (anche non anarchici) in un'unica federazione denominata "Federacion regional obrera" (FOA), che però formalmente si costituì solo nel 1901. In essa convivevano socialisti e anarchici, ma la “pace” durò poco: nel 1903 i socialisti crearono l'Unión General de Trabajadores (UGT); nel 1904 gli anarchici diedero vita alla Federación Obrera Regional Argentina (FORA), che ebbe un ruolo fondamentale nella storia dell'anarchismo (e del sindacalismo) argentino. La FORA non si definì, né mai si definirà , organizzazione sindacale, quanto un'«organizzazione operaia anarchica». Non a caso i gruppi della FORA raramente hanno portato la denominazione di "sindacato", utilizzando invece quella di "società ", "unione", ecc.

Nel 1905, in occasione del suo V Congresso, la FORA stabilì la sua adesione ai principi del comunismo anarchico, anche se continuò a mantenere al suo interno delle correnti ideologiche non propriamente anarchiche. Infatti, nel 1915, il IX Congreso della FORA, decise di eliminare dal suo statuto ogni riferimento al pensiero anarchico, producendo una rottura che determinò la nascita di due FORA distinte:

  • la FORA del V Congresso, anarchica;
  • la FORA del IX Congreso, con maggioranza dei sindacalisti rivoluzionari e la minoranza socialista e comunista.

I dirigenti anarchici, della FORA, più importanti furono Diego Abad de Santillán (scrittore di origine spagnola molto attivo in ambito sindacale), Juana Ruoco, Esteban Almada, Oreste Ristori, Santiago Locascio, Dante Garfagnini, Jose Maria Hacha, Apolinario Barrera, Jorge Rey Villalba e Teodoro Suárez

Gli anarchici tra attivismo e repressione (1900-1942)[modifica]

Funerale dell'operaio Zacarías Gracián (maggio 1921)
Locale della Sociedad Obrera di Río Gallegos (1920)

Via via che il movimento anarchico si sviluppava e si manifestava con varie forme di lotta (si pensi agli scioperi degli inquilini del 1907), il governo argentino prese ad usare le armi della repressione legalitaria e militare: nel novembre del 1902 il governo promulgò la Ley de Residencia e nel giugno 1910 la Ley de Defensa Social, leggi ad hoc per colpire gli anarchici, che spesso subirono centinaia e centinaia di arbitrarie detenzioni e deportazioni [2]. Erano soprattutto gli immigrati ad essere perseguitati, colpevoli due volte: essere anarchici o rivoluzionari ed essere appunto migranti. Tra i più conosciuti che, in tempi diversi, si fermarono in Argentina possono essere citati: Dr.John Creaghe, Severino Di Giovanni, Emile Piette, Simon Radowitzky, ecc.

Non bastando gli strumenti legalitari, lo Stato argentino prese a reprimere violentemente molte manifestazioni e sommosse popolari. Esempi emblematici delle stragi istituzionali furono quelle passate alla storia come la Semana Roja (1909), la Semana Trágica e la Patagonia Rebelde (1921-1922).

In risposta alla violenza delle istituzioni alcuni anarchici utilizzarono le stesse armi: il 14 novembre 1909 il colonnello Ramón Lorenzo Falcón, responsabile della repressione operaia del 1909, fu assassinato dal giovane anarchico Simon Radowitzky. Più avanti, il 23 gennaio 1923, Kurt Gustav Wilckens, anarchico tedesco, assassinò per vendicare i fatti della Patagonia, il tenente colonnello Héctor Benigno Varela.

Nel 1910 intanto era stato fondato «La Batalla», importantissimo giornale anarchico, di cui Rodolfo González Pacheco e Teodoro Antillí erano stati i principali animatori, dimostrando la forte vitalità  del movimento nonostante le repressioni istituzionali e gli assalti che molte sedi anarchiche subivano da gruppi paramilitari legati alla borghesia.

Simon Radowitzky, anarchico che assassinò il colonello Falcón, responsabile della repressione operaia

Negli anni ’20, con l’affermazione del regime fascista in Italia, l’Argentina fu sottoposta ad una nuova ondata migratoria di dissidenti antifascisti, tra cui molti anarchici. Molti di questi, soprattutto della fazione illegalista e insurrezionalista, esportarono in Argentina metodi d’azione utilizzati nella madre patria. Scrive infatti Gino Cerrito:

«La crisi della libertà  che caratterizza il movimento fra le due guerre, la debolezza mostrata dal movimento anarchico di fronte al diffondersi dei regimi fascisti […] determinano fra gli anarchici aspetti assai interessanti: un breve ritorno alla propaganda individualistica e terroristica con manifestazioni singolari […] in Italia e in Argentina. […] Diverso è ovviamente il contegno degli anarchici di fronte alla violenza rivoluzionaria dei conflitti di classe, particolarmente aspri in Spagna e in Argentina» [3]

Fra gli anarchici italiani maggiormente attivi in quegli anni vi fu Severino Di Giovanni e la sua banda, di cui facevano parte Paulino e Alejandro Scarfò (fratelli della compagna di Di Giovanni América Josefina, anche lei anarchica). Autore di molti attacchi al potere istituzional-capitalista, Severino Di Giovanni collaborò anche con «Il Culmine» e fu condannato a morte il il 1 febbraio 1931. Nel loro peregrinare sudamericano, fecero tappa in Argentina anche gli spagnoli Buenaventura Durruti e Francisco Ascaso, fondatori del gruppo espropriatore anarchico "Los Errantes".

Nel 1922 si costituì l’Unión Sindical Argentina, prosecutrice della FORA del IX congresso, definita di ispirazione anarco-bolscevica, ovvero un’organizzazione che partendo dai principi che ispirarono la rivoluzione russa, in cui gli anarco-sindacalisti ebbero un ruolo determinante, giunsero ad auspicare la «dittatura del proletariato». Su questa, la Alianza Libertaria Argentina (ALA) esercitò un certo controllo, così come la FAI si rapportava con la CNT in Spagna. L’ALA si costituì il 23 gennaio 1923 e il 3 aprile si dotò di un organo propagandistico, «El Libertario» (109 numeri sino al 1932).

In quegli anni le divisioni tra organizzatori e anti-organizzatori portarono all’ingenerarsi di aspre lotte, anche violente, tra gli stessi militanti del movimento: per es. Emilio López Arango, direttore del giornale «La protesta» (il principale organo anarchico), morì assassinato e quale colpevole fu indicato prorpio Severino Di Giovanni [4].

«La Protesta», periodico anarchico considerato la “voce” non ufficiale della FORA.

Dopo il golpe del 6 settembre 1930 messo in atto dal generale José Félix Uriburu, che diede inizio ad un periodo in cui una serie di "colpi di Stato" e governi militari (il periodo 1930-1943 fu chiamato “Decade Infame”) si alterneranno sino al 1983, la repressione ai danni degli anarchici e dei comunisti venne ad accentuarsi (si pensi all’esecuzione di Severino Di Giovanni). Questo però non impedì al movimento anarchico di dar vita, nel 1931, ad un congresso anarchico clandestino che si concluse con la stesura di un documento pubblicato poi su «L’Adunata dei Refrattari».

Il desiderio di costruire una grande organizzazione anarchica argentina, portò tra il 1931 e il 1932 allo svolgimento di una serie di congressi che alla fine sancirono la nascita formale della Federación Anarco-Comunista Argentina (FACA) [5] nel 1935, anche se sostanzialmente la FACA si costituì a La Plata nel 1932.

La fine degli anni ’30 si caratterizzarono per una serie di scioperi che coinvolsero tutta l’Argentina e a cui gli anarchici diedero il loro notevole contributo [4].

Gli anarchici di fronte al peronismo (1943-1976)[modifica]

Il peronismo [6] si diffuse in Argentina come movimento popolare, seppur con caratteri fortemente borghesi e decisamente antirivoluzionari. Il peronismo fece propri molti principi e tematiche della sinistra e degli anarchismo, appropriandosi anche della fraseologia di sinistra: es. los negros e los descamisados erano termini con i quali venivano definiti gli anarchici ma con l’avvento al potere di Juan Peron, queste parole divennero di "proprietà " dei peronisti.

Tutta la sinistra, compreso il movimento anarchico, soffrì fortemente il peronismo, tant’è che a metà  degli anni '50 degli anarchici non v'era più quasi nessuna traccia, anche se alcune realtà  e\o gruppi, come la Biblioteca y Archivo Histórico Social "Alberto Ghiraldo" (fondata a Rosario nel 1946) e la Federazione Libertaria Argentina (assunse tale denominazione nel 1955, rinunciando al vecchio "Federazione Anarco-Comunista"), riuscirono a mantenere un'alternante attività  anche durante questa fase storica molto difficile per l'anarchismo e la sinistra argentina. Il 19 marzo 1958 comparve anche il primo numero della «Voz de la CNT-AIT» (La Voce della CNT), organo della CNT spagnola, che in "patria" non poteva essere pubblicata ma che trovò largo seguito in altri paesi, tra cui l'Argentina.

Toccato il fondo, gli anarchici argentini furono coinvolti nei cambiamenti che interessarono i diversi settori della "Nueva Izquierda" (Nuova Sinistra) argentina. L’anarchismo argentino si ricostituì in un contesto decisamente meno operaistico e più piccolo borghese, anche se ugualmente rivoluzionario e anticapitalista. Da questi fermenti, alla fine degli anni '60, a La Plata, si costituì Resistenza Libertaria (RL), un gruppo molto ambizioso che auspicava la costituzione di un organizzaizone strutturata a livello nazionale. Accanto a RL si formarono diversi gruppi: GAR (Grupos Anarquistas Revolucionarios), LAC (Linea Anarco-Comunista) ed il gruppo che ruotava intorno al giornale Accion Directa. È da dire che il nuovo rinvigorimento dell’anarchismo argentino fu sicuramente favorito dall’instabilità  politica (frequenti cambi di governo), e quindi dalla conseguente insicurezza della popolazione in cerca di nuove risposte ai propri problemi), e dall’esilio forzato a cui fu costretto Juan Peron in conseguenza di un golpe militare.

Gradualmente RL si organizzò razionalmente, principalmente attraverso un’azione di coordinazione con il gruppo El Libertario di Cordoba, Accion Directa di Buenos Aires e le varie sezioni di RL: nacque così Resistenza Anticapitalista Libertaria.

Intanto, dopo la morte di Peron nel 1974, ricominciò la violenta ondata repressiva delle istituzioni e già  nel 1975 ci furono i primi anarchici desaparecidos, premessa di quello che sarebbe accaduto a partire dal 1976 con l'avvento della terribile dittatura militare. [4]

Gli anarchici e la dittatura militare (1976-1983)[modifica]

Graciela Alberti, fotografata da un compagno di detenzione durante la sua prigionia clandestina.

Dopo il colpo di Stato militare del 24 marzo 1976, guidato dai militari Emilio Eduardo Massera, Jorge Rafael Videla e Orlando Ramón Agosti, il movimento anarchico argentino subì una serie di attacchi durissimi volti a disarticolare la sua strutturazione. E’ comprovato che negli anni '76 e '77 gruppi anarchici permasero in attività  nelle fabbriche delle grandi città , in particolare a Buenos Aires. Proprio la capitale, che mal si prestava alle retate militari contro i dissidenti di sinistra, fu paradossalmente la città  più sicura, o comunque quella dove vi erano maggiori possibilità  di sfuggire alla repressione, e per questo molti libertari scelsero di trasferirsi proprio là .

Alla fine del 1977 la sede di Alpargatas di Florencio Varela fu occupata da operai e sindacalisti di Resistencia Libertaria, ma dopo il pesante intervento dell’esercito la fabbrica fu liberata, alcuni occupanti furono arrestati e si aggiunsero alla lunga lista dei desaparecidos.[7]

Resistencia Libertaria, seppur con le comprensibili difficoltà , riuscì a dotarsi di un "braccio" politico e uno militare, attraverso i quali provò, nei primi due anni, a mettere in piedi una forma di resistenza alla dittatura. L'organizzazione poté contare dal 1976 al 1978 su un centinaio di membri attivi (oltre a innumerevoli simpatizzanti), alcuni dai quali confluiti dalla LAC (Linea Anarco-Comunista), che svolsero attività  politiche e militari clandestine:

«... l’attività  aveva un carattere ancor più clandestino. La nostra militanza era incentrata nelle riunioni, discussioni, elaborazione di documenti, materiali e creazione di relazioni con gli altri gruppi. Le relazioni erano molto ardue, difficili e complicate per la repressione. Per esempio se perdevi il contatto con un compagno, potevano trascorrere mesi prima di recuperarlo. Immagina l’enorme quantità  di misure di sicurezza che bisognava prendere. Fondamentalmente lavorammo per conservare i gruppi che avevamo nel fronte sindacale, così come nei fronti studentesco e di quartiere [...](l'ala militare, N.d.R) era il nucleo più piccolo dell’organizzazione. Non necessariamente era costituito dai compagni più grandi, più provati dell’organizzazione –non c’erano regole sotto questo punto di vista – ma certo i compagni con più esperienza finivano per militare in questo fronte. Tra questi compagni si trovavano i più conosciuti, quelli che si erano esposti pubblicamente e che rischiavano l’arresto.
àngel Cappelletti, filosofo, storico ed anarchico d'Argentina
In altre parole i loro nomi erano caduti nelle mani della repressione ed allora non potevano più agire nei progetti visibili.» ( Estratto da Resistencia Libertaria. L’opposizione armata anarchica all’ultima dittatura argentina).

Nel 1978, si scatenò la violenta ondata repressiva della giunta militare argentina. Alla fine RL perdette almeno l’80% dei militanti più attivi, tra arresti e desaparecidos, gli altri si diedero alla clandestinità  e di fatto l'attività  del gruppo finì.

Riorganizzazione del movimento anarchico[modifica]

Dopo la fine del terribile periodo dittatoriale e il ritorno alla democrazia, gli anarchici tornarono ad operare alla luce del sole. E’ chiaramente comprensibile quali difficoltà  i libertari argentini abbiano incontrato nel loro processo riorganizzativo, soprattutto perché molti anarchici e anarchiche erano desaparecidos. Un problema non da poco fu quindi la ricerca di militanti in grado di riprendere l’attività  di militanza (si pensi che Resistencia Libertaria perdette l’80% dei militanti più attivi).

Si ricostituì la FORA e nacquero nuovi gruppi: es. nel 1985 fu fondato l’organo propagandistico della Federazione Libertaria Argentina, «El libertario», e poi si costituirono tutta una serie di gruppi e gruppuscoli che provarono a riattivare l'anarchismo argentino.

Importante fu e lo è ancora, nel lavoro di ricostruzione del movimento, la ricerca storica effettuata da intellettualia anarchici come Angel Cappelletti e Osvaldo Bayer.

Il XXI° secolo[modifica]

La crisi economica del 2001[modifica]

Proteste contro la crisi economica argentina iniziata nel 2001
Exquisite-kfind.png Vedi, Argentinazo.

Gli anarchici sono stati in prima fila anche durante l'insurrezione popolare contro la crisi economica del dicembre 2001, dove risultarono particolarmente attive le organizzazioni anarchiche OSL ed AUCA [8] ("ribelle" in lingua india mapuche).

Ben prima del 2001, ovvero dal maggio del 1995, gli anarchici parteciparono alla nascita dei primi nuclei di quella che poi, dal 2001, sarà  chiamata Rete Globale del Baratto, ovvero una rete solidale tra uomini e donne argentine avente lo scopi di combattere l’emarginazione e favorire la messa in comune e lo scambio reciproco di beni e servizi. Tale “associazione” é arrivata a riunire ben 5800 gruppi (equivalenti a 2 milioni e mezzo di persone).

La Rete Globale del Baratto arrivò anche a battere delle monete alternative, ed anche se la falsificazione ha frenato la sua diffusione, non sono mancati i risultati eclatanti: nella provincia di Mendoza riaprì una piccola fabbrica grazie al credito concesso dalla Rete Globale del Baratto. I proprietari della fabbrica poterono inoltre contare sul lavoro di elettricisti e muratori, tutti retribuiti con i "credito". Addirittura a livello locale i comuni della provincia di Buenos Aires, di Chabacano, Quilmes e Avellaneda accettarono i "credito" per il pagamento delle tasse. La rilevanza di questa nuova economia non sfuggì però alle istituzioni pubbliche, che tentarono, in realtà  senza gran successo, di appropriarsi di questa moneta per regolarizzarla e disciplinarla sotto il controllo del governo centrale [9].

Nel 2001 in Argentina si è realizzato un'importante esempio di autogestione, con l'esproprio operaio della fabbrica di ceramiche Zanon FaSinpat, allora destinata alla chiusura, e ancora oggi esemplarmente autogestita dagli operai nonostante i vari tentativi di sgombero da parte delle forze dell'ordine (l' esproprio e l'autogestione sono stati riconosciuti anche legalmente) [10]

Attualità [modifica]

Principali gruppi anarchici attualmente in attività :

Buenos Aires[modifica]

  • Organisación Socialista Libertaria [11]: l'organizzazione è stata particolarmente attiva durante la rivolta del 2001. Attualmente ha aperto, dal 2005, una sede pubblica a Buenos Aires, da dove opera con efficacia sul fronte della lotta al sessismo, che in America Latina non conta dell'appoggio della maggioranza dei movimenti sociali e di estrema sinistra. Il più grande progetto della OSL è quello di riuscire a federare i militanti libertari attivi nei movimenti sociali (l'idea di unificare i sindacati è il filo conduttore di tutto il movimento operaio argentino) all'interno di un'organizzazione trasversale ai diversi fronti di lotta. Per questo è stato costituito il gruppo di Resistencia Popular Libertaria.

Cordoba[modifica]

Mar de Plata[modifica]

  • Biblioteca Popular Juventud Moderna: biblioteca inaugurata nel 1911, la sua prima denominazione è stata "Sociedad Recreativa e Instructiva Juventud Moderna". La Biblioteca, con fortissime influenze libertarie, è ancora oggi molto attiva.

Rosario[modifica]

Note[modifica]

  1. Fonte capitolo: Anarquismo en Argentina, articolo di es.anarchopedia.
  2. Nodo.org
  3. da www.unive.it
  4. 4.0 4.1 4.2 El anarquismo en la historia de las luchas sociales argentinas
  5. La FACA cambierà  poi nome in Federazione Libertaria Argentina nel 1955
  6. Peronismo: movimento politico nazional-populistico che fa riferimento a Juan Domingo Perón, presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 (fu deposto da un colpo di Stato militare) e poi dal 1973 al 1974. Juan Peron influenzò l’ambito politico dell’Argentina a partire dal 1943, partecipando, in qualità  di colonnello, al golpe militare del GOU (Grupo de Oficiales Unidos) contro il governo civile di Ramón Castillo, divenendo sottosegretario alla guerra e poi vicepresidente e segretario alla guerra sotto il generale Edelmiro Farrell nel febbraio 1944.
  7. I desaparecidos furono il prodotto finale della cosiddetta Operazione Condor, un piano guidato dagli USA contro gli ambienti anticapitalistici ed attuato in diversi paesi del Sudamerica (Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay.). In Uruguay numerosi furono gli anarchici arrestati, torturati e poi fatti scomparire: Elena Quinteros, Roger Julien, Victoria Grisonas, Alberto Mechoso Méndez...
  8. Dopo il 2001 l'AUCA si è frammentata e insieme a lei si è diviso anche il MUP (Movimiento de Unidad Popular), che è stata una sorta di costola dell'AUCA. Le divisioni sono sfociate in vere e proprie aggressioni violente degli uni contro gli altri. Attualmente quindi l'organizzazione non é più attiva
  9. L'esperienza argentina
  10. Quando la crisi si trasforma in opportunità  La Zanon é del popolo
  11. Sito web dell'OSL
  12. Red Libertaria

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]