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Utente:Altipiani azionanti

Da Anarcopedia.

Altipiani azionanti


Indice

[modifica] "INGRESSO LIBERTARIO"

SPAZIO AUTOGESTIBILE DI LIBERA COESISTENZA CONTRO OGNI TIPO DI LICENZA E DI CENSURA CHE NON SIA ANARCHICA


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A te che collezioni fiocchi di alterità

e per saziarti tessi fili intrecciati di luce mareggiata di sogni

cerchi ancora lo stoico segreto dell'arte?


Trarsi fuori...


Quattro stupidi inganni ingurgitati dal tempo

restano in bilico tra me e me

così

tragicamente

decisamente


Infido tempo che generi il via vai delle luride aspettative

raccogli i tuoi sogni

e lasciami in pace a nutrire l'invano

ho sterelizzato il cuore

per poterti maledire


Getta i rancori nell' intimo abisso

protetto solo dal niente

e lascia che il resto ruoti da sè

qua e là

tanto prima o poi

vedrai portarti via il mondo


Mi fingerò infima cosa

cosa tra le mie piccole cose di sempre

e resterò lì paziente a confidarmi

fino a scoprire

che ogni gesto ha un sospiro

e meravigliarmi

se poi decido di esistere





[modifica] IL "CENSORE" ANARCHICO…

Quando si adopera un termine di uso comune è molto raro che uno si chieda se quel termine che sta usando abbia, abbia potuto o potrebbe avere un altro significato da quello comune e non basta certo un dizionario di lingua per capirlo. Bisognerebbe cominciare a mettere in dubbio tutto quello che si dà per scontato, perché forse proprio lì si cela una realtà travisata. Ed io comincio proprio dal termine “censura” che tanto odiamo dato che rappresenta la negazione della libertà di espressione.

Se vado a vedere l’etimologia del termine censura ed il suo antico uso, allora scopro che esso deriva dal latino “censĕo, censes, censui, censum, censēre = valutare, stimare, noverare” da cui il termine “censo” ne chiarisce bene il significato in senso quantitativo in quanto per i Romani, sin dai tempi di Servio Tullio il censo (o censimento) era sia il novero delle famiglie che la valutazione dei beni patrimoniali del cittadino al fine di stabilire l’entità della pubblica tassa da versare.

Ma oltre a questa valenza “quantitativa” del termine censēre ne esisteva contemporaneamente un’altra di tipo per così dire qualitativa per cui lo stesso verbo “censēre = valutare” assumeva anche il significato di deliberare, pensare, credere, giudicare, decretare. Da qui il famoso “censore quale “uno dei maggiori magistrati romani il cui ufficio era non solo di valutare la proprietà dei cittadini (census) ma anche di soprintendere senza eccezione di casta alla loro moralità e punire quelli che si conducevano male degradandoli o removendoli dal loro ufficio, grado o condizione sociale” (tratto dal dizionario etimologico online).

Ora se vado a vedere il significato di “valutare” esso deriva da vălēre = aver prezzo, ma in senso figurato avere in considerazione, apprezzare, esaminare a fondo sotto ogni aspetto. Quindi tornando al termine “censurare = valutare” allora si deve dedurre che ad un termine che poteva assumere tanto una valenza positiva quanto negativa, si è da sempre preferita solo quella negativa che è diventata così di uso comune.

Il "censurare", pertanto, etimologicamente parlando, sarebbe da intendere quella attività valutativa nei confronti di chiunque ed esercitabile da chiunque e che potrebbe valere tanto in senso positivo quanto in senso negativo indipendentemente dall’attività del giudicare in senso stretto.

Il “censore romano” rivestiva solo un ruolo negativo perché arrogava solo a sé il diritto di censurare, per il bene dello Stato nel rispetto delle leggi, negando agli altri questa stessa possibilità. Il censore anarchico, invece, è colui che agisce per garantire l’attività del censurare a chiunque, laddove il censurare assuma sia la valenza positiva nel valutare i concetti positivi propri della dottrina anarchica che negativa nell'identificare e contrastare le negatività quali potere, autorità, condizionamento e via dicendo.

Forse cominciare a redarre anche un dizionario anarchico della lingua italiana oltre alla già ormai famosa enciclopedia Anarchopedia, sarebbe quanto mai auspicabile… non vi pare?!





[modifica] Internet & il diritto degli autori squattrinati!

Quando ho creato "INGRESSO LIBERTARIO" ho ritenuto importante sottolineare nella premessa che è uno spazio online messo a disposizione di tutti. Ma fin qui nulla di nuovo perché mi si potrebbe obiettare che esistono migliaia di spazi online messi a disposizione di tutti (spazi web, blog, progetti wiki, ecc.), ma quanti di questi però professano la “rinuncia ai diritti d’autore” in maniera attiva e consapevole, vale a dire come libera scelta?!

In genere la rinuncia ai diritti d’autore viene imposta dagli altri come “condicio sine qua non” per poter essere incluso in una pubblicazione, o per poter ad esempio rappresentare pubblicamente e a pagamento un proprio spettacolo teatrale, di cui si è autori, qualora non si fosse iscritti alla SIAE per la tutela dei propri diritti.

Magari qualcun altro potrebbe obiettarmi che io non posso dichiarare di pubblico dominio la mia pagina di utente di una wiki (anarchopedia) che a sua volta è sotto la licenza GNU piuttosto che Copyzero. Ma io sono anarchico individualista e faccio a modo mio: potrei a costui/ei contestare a mia volta che non si può essere veramente anarchici sotto una regola che non sia stata anche da me condivisa ed io questa regola non la condivido.

Ma ritorniamo al nostro caro diritto d’autore: che senso avrebbe quindi “rinunciare al diritto d’autore” nella nostra società? Ma soprattutto, ai fini del contesto anarchico, che valore assumerebbe questo atto di rinuncia?

Come prima osservazione dico subito che il diritto d’autore è una cosa legale e come tale fa rima con cagare.

Poi, considerato che il diritto “morale” d’autore non verrebbe minimamente intaccato dalla rinuncia, perché diritto irrinunciabile (non vedo come potrebbe essere altrimenti se un’opera è firmata fosse anche da un nickname), verrebbe di fatto a mancare solo la tutela dei diritti “patrimoniali” sull’opera: in sostanza, secondo me, verrebbe tolto solo il marcio.

In altre parole la dichiarazione di rinuncia ai diritti d’autore equivarrebbe a dire “io dono al pubblico dominio il mio lavoro, di cui rimango pur sempre l’autore, (quindi l’individualità è salvata) ma rinuncio (e aggiungo io volentieri), per principio, a ricavarci qualsivoglia utile”.

Il gesto assume quindi un alto valore morale in una società come la nostra, in cui si tende a mercificare tutto ad ogni costo e sarebbe quanto mai auspicabile per ridare freschezza, originalità e spontaneità soprattutto al mondo delle creazioni artistico letterarie oramai irrimediabilmente scaduto nel miasmatico mercato delle leggi economiche.

Ma il lavoro intellettuale retribuito, come si sa, è cosa utile e irrinunciabile, però la speculazione che se ne è sempre fatta di esso è sicuramente cosa disdicevole e da combattere!

In secondo luogo rinunciare al diritto d’autore vorrebbe dire, almeno per un anarchico come me, sancire il principio che la cultura, frutto della creatività delle genti, dai loro rapporti e dal loro libero scambio, è per sua natura libera e non mercificabile proprio come l’aria, l’acqua, il sole, il mare, il sesso e tutti i beni di sussistenza, pur consapevole che esistono dei costi fissi che la propagazione della cultura esige, ma che non ha nulla a che vedere con gli ingenti profitti che una certa tendenza d’élite mira a ricavare dal proprio operato.

Con l’avvento del copyleft e delle varie e innumerevoli licenze, si è fatto un grosso passo avanti sulla diffusione della cultura, ma in realtà tale progresso è confinato all’“etereo” mondo di internet e, se vogliamo, fa in pratica da sostegno e propaganda per l’editoria tradizionale.

Le varie licenze copyleft che circolano su internet tendono tutte sostanzialmente a rendere più visibile l’autore garantendo che il diritto d’autore in termini patrimoniali sia allo stesso tempo tutelato e perpetrato.

Si fa un gran parlare sul rispetto dei diritti d’autore (copyright o copyleft dir si voglia), dei vari internettiani e si intentano migliaia di cause nei confronti dei downloader illegali di materiale protetto da copyright, ma nessuno purtroppo ha notato un piccolo ma sostanziale dettaglio e cioè che la telefonia è cambiata con l’avvento di internet, passando da servizio di semplice comunicazione da privato a privato del tradizionale telefono, laddove nessun diritto di pubblicazione veniva violato, a vero e proprio spettacolo pubblico di paganti il canone e l’abbonamento con l’avvento di internet, per il quale bisognerebbe corrispondere i relativi diritti d’autore agli aventi diritto (scusate il gioco di parole).

E allora la TELECOM o chi per esso, che non è più azienda o ente statale e che si fa pagare un prezzo, per nulla irrisorio, per fornire il servizio internet in quanto proprietaria della rete, li paga a sua volta i diritti d’autore a tutti quelli che pubblicano in internet?!

Di sicuro nessuno di questi autori ha fatto mai la rinuncia ai relativi diritti… tranne me ovviamente e pochi altri. E questo della TELECOM allora come lo vogliamo definire se non arricchimento illecito e trasgressione dei diritti d’autore?

E’ proprio il caso di dire che il "potere", come sempre, sbanca servendosi degli ignari e degli schiavi.





[modifica] "PACCHETTO TELECOM" in arrivo...direttamente dall'Europa

Riguardo al “Pacchetto Telecom” in corso di approvazione al Parlamento Europeo, vi sono notizie contrastanti circa il respingimento o meno dell’emendamento 138 (notizia di solo qualche giorno fa passata ovviamente inosservata dai mass-media). Tale emendamento sembra essere l’ultimo baluardo di difesa contro chi vorrebbe imporre in Europa severe norme di restrizione sul libero accesso in internet, con la scusa della protezione di materiali audiovisivi coperti da copyright scaricati sui siti P2P (immagino anche se per uso personale o di qualità inferiore).[1]

Cosicché tutte le belle teorie avanzate dai sostenitori sulla “liquidità della rete” e sulla “caldeggiata” necessità di un adeguamento delle major alle spontanee pratiche di internet, sembrano dover miseramente fallire e i giganti del business ritornano alla riscossa e si accingono ad avere via libera per l’imposizione delle loro regole anche su internet!

Così ho pensato di esporre la mia opinione circa la trasgressione al diritto di autore da parte della TELECOM nei confronti degli utenti/autori abbonati internet a Marco Cappato che insieme a Marco Pannella è stato tra i pochi (oltre ai verdi) a difendere in sede di Parlamento Europeo l’emendamento 138.

Qui la sua risposta I diritti d'autore evasi dalla TELECOM...

Naturalmente la mia vuole essere solo una provocazione nei confronti di tutti coloro che vorrebbero ridurre la libertà in internet in nome della salvaguardia dell’obsoleto e controproducente copyright.





[modifica] PDA = Pubblico Dominio "Antiscadenza"

Da oggi esiste il nuovo template PDA Template:PDA per quegli autori (anarchici ma anche non) disposti a "donare" il loro lavoro al Pubblico Dominio facendo sì che esso non consista più di sole opere dai "diritti d'autore scaduti" ma che cominci ad essere una fonte "attuale" di cultura. Vedi apertura discussione alla pagina del Collettivo [PDA = Pubblico dominio "antiscadenza"]

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