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Sole, Baleno e Pelissero

Da Anarcopedia.

Graffito in memoria di Sole e Baleno
Simbolo squatters
Sole (l'argentina Maria Soledad Rosas), Baleno (Edoardo Massari) e Pelissero sono stati tre squatters anarchici che a partire dal marzo del 1998 furono vittime di un vero e proprio complotto giudiziario e istituzionale guidato dal PM Maurizio Laudi. Accusati ingiustamente di aver compiuto azioni ecoterroristiche nel torinese, subirono una terribile gogna mediatica che portò al suicidio di Baleno (28 marzo) e Soledad (11 luglio). Il processo conseguente porterà alla condanna di Silvano Pelissero, ma solo per reati minori e non certo per associazione terroristica.

Indice

[modifica] I Fatti

La drammatica storia di "Sole, Baleno e Silvano" s'innesca nella lunga storia, non ancora conclusa, della costruzione della linea del TAV, adibita ai treni ad alta velocità che dovrebbero attraversare la Val Susa con conseguenze a dir poco drammatiche, non solo dal punto di vista ecologico.

Fra l'agosto del 1996 ed il gennaio del 1998 in Val Susa si verificarono numerosi atti di sabotaggio, diretti contro centraline elettriche, trivelle, impianti della Sitaf, della Telecom, Omnitel e un ripetitore Mediaset, rivendicati dai fantomatici “Lupi Grigi”.

Questi attentati non hanno mai provocato danni ingenti; unica eccezione il furto di alcune attrezzature dal Municipio di Caprie, seguito da un incendio. L'attentato di Caprie (uno degli 11 comuni che fin dall'inizio si sono opposti all'alta velocità) è l'unico che appare immediatamente non avere nulla a che fare con i sabotaggi avvenuti fino a quel momento, in quanto l'obiettivo non ha nessuna affinità con i precedenti.

I PM Maurizio Laudi [1]e Marcello Tatangelo si concentrano proprio su quest'”attentato”, cercando di addossare la responsabilità ai tre anarchici e costruendo un vero e proprio “castello accusatorio”, fortemente sostenuto dai mass-media di regime.

[modifica] L'arresto

Il 5 marzo 1998 Silvano Pelissero, Edoardo Massari (Baleno) e l'argentina Maria Soledad Rosas (Sole), che convivevano nell'ex obitorio del manicomio di Collegno di Torino, occupato dal giugno 1996, vengono arrestati.

La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri procedono allo sgombero dell'Asilo Occupato di via Alessandria e l'Alcova di corso S. Maurizio, entrambi di Torino, distruggono ogni cosa, rompono vetri, impianti igienici e tutto ciò che gli capita sotto mano (L'Asilo viene rioccupato in serata). I tre squatters (cioè "occupanti") vengono posti in isolamento senza che alcuno gli comunichi la gravità delle accuse che pende sul loro capo: associazione sovversiva con finalità di terrorismo, secondo l' art. 270 bis del codice penale.

Il 7 marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti conferma l'arresto con l'accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.)

Fin dall'inizio le indagini partono dall'assunto che i colpevoli sono i tre anarchici ed è quindi necessario solo trovare le prove a loro carico. Nonostante lo smodato uso di intercettazioni ambientali, delle telecamere e delle frequenti perquisizioni, nessuna prova schiacciante viene però effettivamente trovata a carico dei tre. Nonostante il niente in mano ai PM il procedimento continua ad andare avanti, soprattutto "grazie" al sostegno mediatico.

[modifica] Il ruolo dei mass-media

Proprio l'opera dei giornalisti si rivelerà decisiva nello screditamento degli anarchici vicini ai tre giovani, alimentando paure e costruendo un processo mediatico in cui la condanna è già scritta. I media enfatizzano il ritrovamento di “prove” inesistenti (diciannove fantomatiche molotov già confezionate e una micidiale pipe-bomb, un tubo di ferro pieno di esplosivo!) che mai verranno presentate al processo e di cui nessuno parlerà più.

Sin dal 7 marzo 1998 i quotidiani torinesi escono con titoli altisonanti: «Blitz contro gli eco-terroristi», «I Lupi grigi presi nei centri sociali – Lunga indagine con un infiltrato, sequestrate bombe e micce», «Squatters anarchici con la passione delle armi» (La Stampa), «Fermati tre sovversivi – Una pista sugli attentati anti-Tav in Val Susa» (La Repubblica).

Subito dopo l'arresto di Sole, Baleno e Silvano, un presidio di protesta contro gli arresti e gli sgomberi, davanti al municipio di Torino, è brutalmente caricato dalla polizia. Nel corso degli scontri, volutamente cercati dalle forze dell'ordine, alcune vetrine cadono in frantumi.

E' questo il pretesto che scatena definitivamente i mass-media nella loro opera di demonizzazione degli squatters torinesi (gli italiani imparano proprio in questo periodo a conoscere la parola squatters). Gli anarchici, e gli squatters nello specifico, vengono proposti dai giornalisti (e dal loro codazzo di politicanti, psicologi, sociologi e pseudo studiosi vari) all'immaginario collettivo come teppisti, violenti, disadattati, ecoterroristi, schegge impazzite in balia del disagio giovanile e altre amenità simili.

[modifica] Il suicidio di Baleno

Il 26 marzo il tribunale respinge ogni istanza di liberazione «in quanto esistono forti contiguità fra i tre indagati e gli autori degli attentati» ed «è elevatissimo il rischio di reiterazione di reati di natura analoga».

All'alba di sabato 28 marzo, secondo la versione ufficiale, Edoardo Massari (Baleno) viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda del carcere torinese delle Vallette [2]. Dopo il «suicidio-assassinio di Stato» di Baleno, la morbosità mass-mediatica esplode in tutto il suo squallore. Molti giornalisti decidono di non rispettare il desiderio della famiglia Massari di poter seppellire in pace il proprio congiunto in presenza solo dei parenti e degli amici, scatenando la comprensibile ira degli amici di Edoardo, di cui fanno le spese il cronista Daniele Genco e l'auto dell'inviato de «Il Manifesto» Paolo Grisieri.

Questa è un'altra occasione per un nuovo assalto dell'informazione nei confronti degli squatter (accusati ora di picchiare anche i giornalisti) e dei centri sociali. Il movimento reagisce chiudendo ogni dialogo con la stampa, salvo poi indire una provocatoria conferenza stampa nella quale alcuni anarchici porgono provocatoriamente ai cronisti vogliosi di nuove notizie carcasse di pollo e scarti di macelleria.

[modifica] Il suicidio di Soledad

Soledad giunge in Italia nel giugno 1997 senza essersi mai interessata di politica, ma secondo l'accusa nel giro di 4 mesi si sarebbe convertita all'anarchismo e sarebbe immediatamente diventata l'esponente di un'organizzazione eversiva clandestina operante in una zona di cui ignorava persino l'ubicazione (tra l'altro alcuni sabotaggi sarebbero avvenuti quando lei era ancora in Argentina).

Soledad si rende conto di essere vittima di una vera e propria congiura. Il suo stato di prostrazione peggiora dopo la morte di Baleno, con cui aveva iniziato una relazione. Questa è una sua lettera scritta al movimento anarchico:

Soledad il giorno del funerale di Baleno
«Compagni

la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema.

Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e' per questo che siamo finiti in galera.

La galera e' un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate.

Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.

Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e' permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.

Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e' un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno.

Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.

Dopo quello che e' successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: "adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari". Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.

Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.

Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.

L'unica cosa che mi tranquillizza sapere e' che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.

Sole

P.S. Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l'assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l'istituzione carceraria. La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita.»

Sabato 11 luglio anche Maria Soledad Rosas (Sole) muore suicida impiccandosi con le lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti di Benevagienna dove era tenuta agli arresti domiciliari.

[modifica] Altri suicidi

Il 23 settembre muore suicida Enrico De Simone, il fondatore della comunità Sottoiponti nella quale era tenuta agli arresti domiciliari Soledad.

Il 6 agosto 1999 il consigliere dei verdi Pasquale Cavaliere, un uomo politico che sempre si mostrò vicino alla situazione dei tre ragazzi, muore in Argentina, impiccandosi, secondo la versione ufficiale con un cordone di spugna.

[modifica] I pacchi bomba

Il mese di agosto è quello dei pacchi bomba inviati per posta al PM Maurizio Laudi, al giornalista Genco, al consigliere regionale dei verdi Pasquale Cavaliere, a Giuliano Pisapia e al consigliere di Rifondazione di Milano Umberto Gay, pacchi bomba che come sempre accade non esplosero e non fecero danni né vittime. Questi pseudo attentati vengono ovviamente rivendicati dai "Lupi grigi", la fantomatica organizzazione alla quale i tre anarchici erano stati accusati di appartenere, divenendo una nuova occasione per criminalizzare ulteriormente il movimento ed isolarlo definitivamente dalla solidarietà della sinistra e dei centri sociali.

La stranezza di questi attentati non sfugge allo stesso Pelissero:

«Non capisco le bombe a Cavaliere e Pisapia. Sono due politici è vero. Ma NON sono due nemici che si battono in prima linea contro noi. Anzi ambedue sono abbastanza impegnati in una certa forma di opposizione, non violenta d'accordo, alle porcherie che ogni giorno sforna questa democrazia della pace sociale e del sistema di vita che meglio non si può. Li ho conosciuti personalmente lì a Novara. Molti prigionieri come me, me ne hanno parlato bene e anzi mi hanno consigliato di parlare con loro [...] Ho sentito questa sera che la rivendicazione per il pacco-bomba inviato a Pisapia riprende la sigla dei Lupi Grigi!!! Incredibile. Dalla Val Susa arrivano a Roma!!! Mi sembra che siamo nella demenza. Credo che ci sarà qualcuno da qualche parte che si fa delle grandi risate»

[modifica] L'isolamento degli squatters

L'isolamento degli squatter, funzionale alla strategia messa in atto, non venne solo dalla sinistra moderata ma anche da quella più "alternativa" ed extraparlamentare.

«Il Manifesto», «l'Unità», «Liberazione», giusto per citare i casi più clamorosi, contribuirono a diffondere notizie senza alcun fondamento, come quelle che attribuivano a Silvano Pelissero un passato nell'estrema destra e addirittura collusioni con i servizi segreti.

Manifestazione anarchica in favore di Sole, Baleno e Silvano Pellissero

Il fronte di solidarietà dei centri sociali è compatto sino alla manifestazione unitaria del 4 aprile, ma nel mese di agosto, durante il periodo dei pacchi bomba, il "Leoncavallo" e i centri sociali del nord est, ad esempio, si dissociano pubblicamente durante una conferenza stampa (tra i quali era presente Luca Casarini) nella quale invocarono il dialogo con lo Stato (i CSOA comunisti, Murazzi e Askatasuna, prontamente si dissociano con tanto di intervista televisiva ripresi di spalle).

Anche alcuni anarchici purtroppo prendono le distanze o comunque non si accalorarono eccessivamente nella difesa dei tre squatters. La Federazione Anarchica Italiana dopo aver sottolineato su «Umanità Nova» la propria equilibrata partecipazione al corteo del 4 aprile, si ritira dalla scena e non si occuperà più della vicenda, se non alla morte di Soledad, fino alla conclusione del processo. Dario Fo e Franca Rame, che pure spesso dichiararono la propria vicinanza agli anarchici, si espressero in maniera assai brutale nei confronti dei tre ragazzi:

«Ma che anarchici sono solo ignoranti e sbandati» (Franca Rame).

«Umanità Nova» comunque risponde per le rime a Dario Fo e consorte: «Una cosa però, signor Fo, non le permettiamo assolutamente: lei non ha i titoli né l'autorità morale per dispensare patenti o brevetti di veri anarchici a chicchessia. Lei, al massimo, può dire chi è un vero attore drammatico o un vero giullare. Si occupi del suo mestiere e smetta di ciurlare nel manico».

Altri anarchici, sentendosi nel centro del mirino, vollero smarcarsi da “determinate azioni”, avallando in questo modo la divisione del movimento in “buoni e cattivi” e favorendo così la repressione del movimento antagonista.

[modifica] Le sentenze

Il processo di primo grado si chiude il 31 gennaio 2000 con una condanna a 6 anni e 10 mesi per Pelissero: furto e devastazione al municipio di Caprie, associazione sovversiva, attentato alla cabina elettrica di Giaglione, detenzione di esplosivi eccetera.

Il processo di appello, svoltosi in un solo giorno (18 gennaio 2001) opera un solo riconoscimento alle tesi difensive: l'assoluzione per fabbricazione di ordigno esplosivo. La pena viene ridotta a 6 anni e 1 mese.

Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione invalida l'accusa di attività terroristica con finalità eversive.

Il 4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura emette l'istanza di scarcerazione di Silvano per decorrenze dei termini, l'anarchico viene però effettivamente liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare un'intera settimana prima di comunicare la notizia all'interessato.

Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma smonta le tesi dei pm torinesi Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo. Non si trattava di un'associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni. Venendo a cadere l'accusa più grave (le finalità eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d'Appello di Torino riduce la pena per Silvano Pelissero a 3 anni e 10 mesi.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. Maurizio Laudi è morto il 24 settembre 2009
  2. Le testimonianze degli abitanti delle case popolari antistanti il carcere rivelano che sin da verso la mezzanotte si sentivano arrivare ambulanze e volanti a sirene spiegate
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