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Makhnovscina

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Localizzazione dell'Ucraina libera sotto controllo della Makhnovšcina

La Machnovšcina (in ucraino: махновщина) è il nome dell'Esercito Insorto d'Ucraina (chiamato anche Esercito Nero) che fu attivo tra il 1918 e il 1921, durante gli anni della rivoluzione ucraina, e così fu nominato in onore del suo comandante, l'anarchico Nestor Makhno.

Storia[modifica]

Il trattato di Brest-Litovsk: conseguenze sull'Ucraina[modifica]

La formazione delle prime bande insurrezionaliste risale alla diffusione della stipula del Trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918: esso fu stipulato tra la Russia di Lenin e gli imperi centrali (Germania e Austria-Ungheria, Impero Ottomano e Bulgaria), determinando l'uscita della Russia dalla prima guerra mondiale e la cessione dell’Ucraina (oltre a Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia) agli austro-germanici.

L’Ucraina in tre mesi venne occupata dagli invasori che smantellarono, con la collaborazione della borghesia locale, gli abbozzi delle strutture comuniste libertarie costruite dagli anarchici locali. A questo punto i "machnovisti" (seguaci di Nestor Makhno) dovettero riorganizzarsi, militarmente e politicamente, per difendere le proprie conquiste sociali e per respingere gli invasori e i loro alleati della borghesia reazionaria.

L'Ucraina era un paese quasi totalmente contadino, quindi gli ideali anarchici di Nestor Makhno, leader dei rivoluzionari ucraini, fecero molta presa sui braccianti e sui piccoli contadini, che da sempre aspiravano al possesso della terra e avversavano il latifondismo. I terreni sottratti ai grandi latifondisti vennero interamente consegnati ai braccianti e, per quanto possibile, si attuò l'autogestione:

«La libertà  dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. Tocca ai contadini e agli operai stessi agire, organizzarsi, intendersi fra di loro, in tutti i campi della loro vita, come essi stessi ritengono e desiderano [...]. I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio [...]. Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli.»

L'Ucraina libertaria e la guerra civile contro i "bianchi" e i "rossi"[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Ucraina libertaria.

Nel quadro dei quattro anni di guerra civile conseguente alla rivoluzione russa, i machnovisti combatterono contro chiunque volesse mettere le mani sul Paese: gli austro-tedeschi inizialmente, con azioni di guerriglia mirate; gli zaristi dell'Armata Bianca, di matrice violentemente antibolscevica, guidati da Anton Denikin, che sconfissero a Ekaterinoslav; i bolscevichi dell'Armata Rossa, che infine avranno la meglio su di loro e ne fecero massacro per ordine di Lev Trotzky.

L’organizzazione militare[modifica]

Il problema che dominò i Congressi regionali fu quello della difesa militare dell’Ucraina. Il Secondo Congresso, che si tenne a Guliai-Pole, il 12 febbraio 1919, votò a favore di una "mobilitazione volontaria" di tutti gli uomini ritenuti idonei (in realtà  fu una sorta di chiamata obbligatoria).

Gruppo di combattenti appartenenti all'Esercito Nero

I delegati elessero inoltre un "Consiglio regionale militare rivoluzionario dei contadini, degli operai e degli insorti" con il compito di mettere in pratica le decisioni dei vari Congressi che periodicamente si svolgevano. Come il "Consiglio militare rivoluzionario", anche l’Esercito Insorto dell'Ucraina era sottoposto al controllo dei Congressi regionali, in modo da non creare strutture di dominio anche se, talvolta, i makhnovisti potevano apparire agli occhi di altri anarchici un pò troppo autoritari.

L'Esercito Insorto dell'Ucraina, tuttavia, non perse mai il carattere popolare, infatti molti suoi ufficiali erano contadini o, in qualche raro caso, operai delle fabbriche e del commercio. Le bande partigiane accettavano volentieri il comando di Makhno, unendosi dietro la bandiera nera dell’anarchia.

L'organizzazione interna dell'Esercito Nero si basava su tre principi fondamentali:

  1. volontarismo
  2. eleggibilità  di tutti i posti di comando
  3. disciplina liberamente consentita.

Militarmente disponeva di Divisioni di Fanteria, Cavalleria e Artiglieria. Ciascuna divisione consisteva in 3 Brigate, formate ciascuna da 3 reggimenti. Ogni Reggimento era formato da tre Battaglioni. Si stima che nel 1919 più di 25 mila ucraini erano arruolati nella Makhnovšcina.

Non era un esercito molto grande, ma era molto rispettato a causa della forza e del coraggio dei militanti. Erano rapidissimi nei loro spostamenti, perché tutto si basava su piccoli gruppi di combattimento che attaccavano prevalentemente con la tecnica del "mordi e fuggi". La fanteria era quasi altrettanto rapida che la cavalleria. In campo aperto erano rispettati per il coraggio degli uomini, molti dei quali erano contadini che mettevano in gioco la loro vita in difesa della propria libertà  e per avere il diritto di coltivare un pezzo di terra. Soffrivano invece gli eserciti organizzati.

Gli abitanti dei villaggi collaboravano fornendo cibo e cavalli freschi che consentivano ai Makhnovisti di spostarsi senza troppe difficoltà , potendo così piombare quasi all'improvviso e attaccare efficacemente le guarnigioni militari o degli agrari.

I principali comandanti furono: Simon Karetnik, Alexis Márchenko, Grigory Vasilevsky, Aleksandr Lepetchenk, Borís Veretélnikoff, Boris Veretelnikov, Peter Gavrilenko e Fedir Stchuss. Essi costituirono anche solidi rapporti con altri guerriglieri anarchici, come la guardia nera di Maria Nikiforova.

Scontro finale con i bolscevichi[modifica]

Maria Nikiforova, comandante di una guardia nera anarchica

Nel luglio 1918, quando Makhno ritornò a Guliai-Pole, la regione era occupata dalle truppe austro-germaniche e dal loro fantoccio ucraino, Hetman Skoropadskii. L’armata Makhnovista dovette combattere contro le “armate bianche” (zariste) dei controrivoluzionari, spesso sostenuti dagli invasori germanici. Nel suo villaggio, Nestor Makhno, organizzò clandestinamente un distaccamento partigiano, lanciando una serie di audaci attacchi contro gli invasori.

La firma del trattato di pace dell'11 novembre 1918 determinò il ritiro dell'esercito invasore germanico, ma ciò non determinò la fine della reazione antilibertaria. Nel settembre e ottobre 1918 i libertari dovettero affrontare la reazione della Petliura (la petliurovskina era un movimento della borghesia ucraina) di Denikin. Per sei mesi fu una lotta accanita e i partigiani libertari furono “costretti” ad allearsi con i bolscevichi per salvare la rivoluzione, nonostante Nestor Makhno vedesse nei “rossi” un effettivo pericolo per la libertà . Lev Trotskij stesso avrebbe dichiarato che sarebbe stato meglio consegnare l'intera Ucraina in mano a Denikin (generale zarista) piuttosto che dare possibilità  alla makhnovishina di svilupparsi, per questo fu posta una taglia sulla testa di Nestor Makhno.[1]

I bolscevichi più volte tentarono anche d’assassinare Nestor Makhno e spessissimo agevolarono l’avanzata dei “bianchi”, poiché temevano l’influenza e il fascino che i machnovisti esercitavano sulla popolazione. Per i primi cinque mesi del 1919, grazie alle azioni partigiane, la zona intorno a Guliai-Pole fu praticamente libera da qualsiasi influenza straniera o zarista. I libertari approfittarono di questa tregua per tentare di ricostruire una società  su basi meno autoritarie.

In gennaio, febbraio ed aprile i makhnovisti tennero una serie di Congressi regionali, aperti a contadini, operai e a tutti gli insorti, per discutere dei problemi economici e militari (vedi capitolo precedente). Il Consiglio sostenne l'elezione di "liberi" soviet mentre il Consiglio militare rivoluzionario, agendo in collegamento con i Congressi regionali e con i soviet locali, costituì una sorta di governo “dal basso”, anche se del tutto informale, nel territorio circostante a Guliai-Pole.

Alla fine del 1919, Makhno ricevette dal Comando bolscevico l’ordine di trasferire il suo esercito sul fronte polacco, ma egli rifiutò di allontanarsi poiché capì che si trattava di un tentativo di liberare l’Ucraina dall’influenza libertaria dei machnovisti.

A questo punto si susseguirono una serie di scontri tra machnovisti e bolscevichi, con gravi perdite da entrambi le parti: Voline e altri compagni vennero arrestati e imprigionati; Alexander Lepetchenko e Sawa Makhno, fratello maggiore di Nestor Makhno, furono arrestati e fucilati dai "rossi". La nuova ricomparsa delle armate bianche guidate da Wrangel, nella primavera del 1920, costrinse gli anarchici ucraini ad allearsi nuovamente con i bolscevichi al fine di sconfiggere i reazionari, ritenuti il “nemico numero uno” da fronteggiare. Questo non accadde immediatamente, prima l'Esercito Nero fu tenuto tra i due fuochi: in mezzo tra la reazione dei "bianchi" e l'autoritarismo dei "rossi" bolcevichi. Solo in seguito si sviluppò l'accordo tra i due fronti (bolscevico ed anarchico), che pportò, il 16 ottobre, alla stipula di un contratto contenente una parte militare e una più propriamente politica. Per quanto riguarda la collaborazione militare, esso prevedeva [2]:

  1. L’esercito rivoluzionario dei Mackhnovisti si fonde con i soldati dell’esercito repubblicano, rimanendo intero l’esercito mackhnovista e riconoscendo soltanto il sovracomando dell’esercito rosso.
  2. L’esercito rivoluzionario dei Mackhnovisti che si trova nel territorio dei Soviet non può accettare nelle sue file unità  dell’esercito rosso o disertori.
  3. La fusione dell’esercito rosso con quello rivoluzionario si fa allo scopo di distruggere il nemico comune, l’esercito bianco. I Mackhnovisti sono concordi con il richiamo fatto alla popolazione dal comando dell’esercito rosso affinché cessi ogni azione di resistenza contro di esso.
  4. Le famiglie dei soldati dell’esercito rivoluzionario Mackhnovista che abitano nel territorio della repubblica dei Soviet usufruiranno degli stessi diritti dei soldati rossi e percepiranno dal governo Ucraino i benefici accordati.
    Olga Taratuta, anarchica ucraina che si occupò principalmente del sostegno ai prigionieri anarchici

In cambio di questa nuova alleanza, i comunisti autoritari, accordarono un’amnistia generale per tutti gli anarchici incarcerati, garantendo piena libertà  di propaganda. (Voline, non appena libero, poté riprendere la pubblicazione di Nabat a Kharkov). L’alleanza portò alla vittoria il fronte rivoluzionario libertario-comunista, nel novembre del 1920, ma ciò non impedì ai bolscevichi di sferrare in seguito, una volta che la reazione dei "bianchi" era stata sostanzialmente emarginata, un nuovo e decisivo attacco contro Makhno e i suoi compagni.

All'indomani della vittoria contro Wrangel, Makhno ritornò nel suo villaggio e intraprese il suo lavoro di rieducazione e di organizzazione dei contadini. Questi progetti furono però interrotti da una nuova offensiva bolscevica che mal sopportava questo progetto libertario.

Il 26 novembre 1920 Guliai-Polé fu circondata dai bolscevichi; Makhno riuscì a radunare circa duemila uomini che combatterono eroicamente per rompere l’accerchiamento dell’armata rossa. L'Esercito Nero, fiaccato dalla lunga guerra contro i "bianchi", era oramai ridotto ai minimi termini (circa 3000 combattenti) e dovette l'Esercito bolscevico che era formato da 150 000 mila uomini. Durante l'attacco di Guliai-Pole, gran parte dello stato maggiore di Makhno venne arrestato o fu eliminato sul posto. Tanti si sacrificarono per salvare la vita del loro condottiero, ritenuto indispensabile per il proseguimento della rivoluzione libertaria.

Nestor Makhno fu costretto a fuggire e dopo mille peripezie si rifugiò in Francia. La rivoluzione ucraina era stata oramai definitivamente sepolta.

Bibliografia[modifica]

  • Alexander Vladlenovic Shubin, traduzione di Sara Baglivi, Nestor Machno: Bandiera Nera sull'Ucraina, Elèuthera editrice, 2012.
  • Victor A. Savchenko, Makhno, Kharkiv, due edizioni nel 2005 e nel 2007.
  • Nestor Machno, La Rivoluzione anarchica e altri scritti, 2005, M&B Publishing, Milano.
  • Semanov SN, Nestor Makhno: Vozhak Anarkhistov. Nestor Makhno: Anarchist Chieftain. Una nuova lettura Sulla base di nuovo materiale (Veche, Mosca, 2005.
  • SN Semanov, Makhno. SN Semanov, Una storia autentica, AST-PRESS, 2001.
  • Nestor Machno, La lotta contro la Stato e altri saggi, stampa AK, 1996.
  • Dietrich Neufeld, tradotto dal tedesco e cura di Al Reimer, Un ballo russo di morte; rivoluzione e guerra civile in Ucraina, Winnipeg (Canada), Hyperion Press Limited, 1980.
  • Pëtr A. Aršinov, Storia del movimento machnovista (1918-1921) (1923), Edizioni RL, Napoli 1954.
  • Volin, La rivoluzione sconosciuta, Edizioni RL, Napoli 1950.

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]