L’insurrezione antimilitarista del “non si parte!”
Da Anarchopedia.
L'insurrezione antimilitarista del "non si parte" è stata un'insurrezione popolare, realizzatasi nella Sicilia del secondo dopoguerra, contro la chiamata alle armi da parte dell'"esercito liberatore" anglo-americano. Franco Leggio e Maria Occhipinti furono due dei maggiori protagonisti di questa protesta antimilitarista.
[modifica] Racconto dei fatti
La storia ufficiale è sempre la storia dei vincitori. Essa si spalma sulla storia vera tentando di otturarne i canali di trasmissione, quasi sempre orali, mentre negli archivi ufficiali giacciono documenti che potrebbero riportare alla luce fatti, episodi, storie, impigliati nei burocratismi, nelle sentenze, nell’ammucchiata confusa di scartoffie che solo pochi hanno l’ardire di consultare sino in fondo.
La storia siciliana dell’ultimo dopoguerra è fatta di microstorie dimenticate, cancellate, manipolate, piegate al senso che i vincitori hanno inteso dare alla loro lettura. Eppure, ogni tanto, qualcosa riemerge dal carsismo della memoria, e nello scontrarsi con le versioni ufficiali, riesce a ripianare un sopruso politico, ideologico, culturale, ridando aria a fatti sommersi e stimolando nuovi ricercatori a percorrere sentieri dimenticati.
I fatti del gennaio 1945, la resistenza popolare diffusa al richiamo alle armi voluto dal governo dell’Italia liberata, rappresentano un esempio limpido di questo scontro storiografico. Grazie alla tenacia di alcuni protagonisti, Franco Leggio e Maria Occhipinti, al loro rivendicare e scrivere di quel movimento, all’interesse di pochi curiosi, si è riusciti a tramandare un’altra versione di fatti frettolosamente bollati come “rigurgito reazionario e fascista”, fino a quando questo filo conduttore non è stato ripreso da altre mani, ed il testimone, passando di mano in mano, ha rilanciato interessi, ricerche, memorialistica, fino al punto che oggi quella storia altra ha assunto la dignità della storia vera; e lo ha fatto ribaltando luoghi comuni e stereotipi ideologici.
Alla fine un fatto è chiaro: il popolo che rifiutò le cartoline precetto, che prese le armi contro i rastrellamenti dell’esercito, che odiava a tal punto la guerra da mettere in atto una sua piccola guerra insurrezionale contro i soloni della politica che a tavolino pianificavano eserciti da ricostruire e contingenti da richiamare, si è reso protagonista del proprio destino piegando al proprio interesse le scelte dei potenti di turno.
Oggi Maria Occhipinti è, agli occhi dei più, vecchi e soprattutto giovani, un’eroina; oggi si sprecano le tesi di laurea sui “non si parte”; oggi una comunità si è riappropriata di una sua storia della quale aveva tenuto celati sensi e contenuti, terrorizzata da rischi reali e ipotetici.
Questo è accaduto a Ragusa e in parte della sua provincia, non è accaduto in tanti altri posti del suo stesso territorio (esempio Vittoria, Scicli, Giarratana, Monterosso, Modica), non credo sia avvenuto a Naro, Palazzo Adriano, e nelle decine di località interessate dalla protesta; forse a Piana degli Albanesi.
Le stragi dimenticate di Biscari e Piano Stella, compiute degli americani liberatori nel 1943 contro contadini innocenti e soldati italiani prigionieri, stanno avendo l’identico destino del “non si parte” ragusano, grazie al tenace lavoro storiografico e all’incessante opera di contatti e ricerca, fatta da Gianfranco Ciriacono. La verità, una verità a volte scomoda, a volte sorprendente, viene alla luce, e ci fa vedere i fatti sotto un altro punto di vista. Non si tratta, come qualcuno ha inteso forzatamente vedere, di riequilibrare i giudizi tra nazifascismo e angloamericanismo, quanto di comprendere la vera natura del militarismo, e, rifiutando ogni tifo, ristabilire una distanza tra chi indossa una divisa e chi no.

