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Michel Foucault

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Un giovane Michel Foucault (1955)
Michel Foucault (Poitiers, Francia, 15 ottobre 1926 – Parigi, 25 giugno 1984), filosofo, sociologo e storico francese. Il suo lavoro ha influenzato molti pensatori delle scienze sociali, dell'anarchismo (post-anarchismo) e di svariate altre discipline.
«La prigione non è che il seguito naturale, niente di più di un grado superiore di una gerarchia percorsa passo per passo. Il delinquente è un prodotto dell’istituzione».

Nel 2007 è stato definito dal The Times Higher Education Guide come l'autore in scienze umane maggiormente citato al mondo.[1]

Biografia[modifica]

Michel Foucault, il cui nome completo è Paul-Michel Foucault, nasce a Poitiers, in Francia, nel 1926.[2] Il padre di Michel, Paul Foucault, è un medico, così come il nonno e il bisnonno paterno. Il ramo paterno della famiglia Foucault, di religione cattolica, è fortemente legato alle tradizioni e per Michel è già  stato tracciato il percorso che lo avrebbe dovuto portare alla carriera medica (anche il fratello maggiore di Michel diverrà  medico). Tuttavia il rapporto conflittuale con il padre (la successiva eliminazione di "Paul" dal suo nome rende l’idea di quali rapporti ci fossero tra i due) porta Michel a ribellarsi all’autorità  familiare. Già  ad undici anni sorprende il padre dichiarando di voler fare lo storico.

Quasi per redimerlo, nel 1940 viene mandato in un collegio religioso, dove tuttavia, grazie all’interessamento della madre, prenderà  anche lezioni private di filosofia.

Negli anni universitari Foucault studia psicologia e filosofia, sotto l’insegnamento di Merleau-Ponty, Hyppolite e Althusser. Questi sono anni molto difficili per Michel Foucault: vive con parecchio disagio la propria omosessualità  e per questo tenta tre volte di suicidarsi. Inoltre insorge in lui qualche piccolo problema con l’alcol che lo porta per un breve periodo in analisi.

Dal punto di vista politico, inizialmente, nel 1950, aderisce al Partito Comunista, dal quale però fuoriesce due anni dopo in quanto non in sintonia con il carattere autoritario del marxismo. Gli studi filosofici lo portano invece ad approfondire Ferdinand de Saussurre, Soren Kirkegaard, Martin Heidegger e Jacques Lacan, ma è soprattutto Friedrich Nietzsche ad interessarlo e ad influenzarlo.

In quegli stessi anni ottiene i primi incarichi universitari, che lo portano in Svezia, in Polonia e in Germania. Inizia anche una relazione burrascosa con il compositore Jean Barraqué, che terminerà  nel giro di pochi anni. Nel 1955 inizia un’intensa amicizia con Barthes e Dumézil. Nel 1960 pubblica la sua prima opera importante, Storia della follia in età  classica.

Nel 1966 rifiuta un incarico, che lo avrebbe portato in Giappone e a cui teneva molto, per stare vicino al suo nuovo compagno, Daniel Defert, allora impegnato nel servizio militare e con il quale rimarrà  legato per tutta la vita. Accetta allora in cambio un incarico che lo porta a Tunisi, comunque lontano dal mondo accademico francese, che sembra poco gradire la sua vita privata. A Tunisi si espone per difendere studenti ingiustamente incarcerati, spesso procurando loro avvocati con i quali potersi difendere. Nello stesso anno con Gilles Deleuze cura l’edizione francese dell’opera omnia di Nietzsche e pubblica Le parole e le cose, grazie al quale comincia ad essere apprezzato nel mondo accademico.

Alla fine degli anni ’60 Foucault ritorna a Parigi e si schiera con il movimento studentesco, "per colpa" del quale conosce anche le prigioni francesi. In Francia inizialmente gli assegnano cattedre minori, prima quella dell’università  di Clermont-Ferrand e poi di quella di Vincennes. Finalmente nel 1971 può insegnare presso il Collège de France, la più prestigiosa istituzione culturale francese, dove tiene corsi di Storia e dei Sistemi di Pensiero praticamente fino alla sua morte. Nel novembre del 1972 partecipa, insieme tra gli altri a Jean-Paul Sartre, alle prime manifestazioni in solidarietà  ai lavoratori migranti.[3]

La sua ricerca si incentra principalmente sulle modalità  in cui il potere si manifesta e si organizza per controllare gli individui e i loro corpi, nel tentativo di “normalizzare” ogni forma di presunta devianza. Le opere successive sono orientate verso l’analisi dei metodi di medicalizzazione degli "anormali", alla nascita del sistema carcerario (Sorvegliare e punire, 1975) e alla psichiatria (La nascita della clinica, pubblicato nel 1963). Grazie a Sorvegliare e punire, scritto dopo la militanza nel Gruppo Informazioni Prigioni (G.I.P.), viene invitato da Leo Bersani a Berkeley.

La fama che raggiunge, non solo in Francia ma in tutto il mondo, lo infastidisce un po', poiché mai si vorrebbe porre come un “dispensatore di verità ”. Nell’ottobre del 1980 una sua conferenza a Berkeley sulle origini della confessione cristiana attira 1500 persone e “necessita” l’intervento della polizia.

Nel 1983 Foucault pubblica il secondo volume della Storia della sessualità . Verso la fine dell’anno, a causa dell’AIDS, la sua salute peggiora notevolmente. E’ costretto a diradare i suoi impegni, concentrando gli sforzi per il terzo volume della Storia della sessualità , portato a termine il 20 giugno. Cinque giorni dopo, il 25 giugno 1984, muore in un ospedale parigino.

Il pensiero[modifica]

«Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà , ma ha dato loro una base profonda e solida la società  disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi».

Nella fase iniziale dei suoi studi, a cui appartengono Storia della follia nell'età  classica, Nascita della clinica, Le parole e le cose e L'archeologia del sapere, l'analisi foucaultiana è definita di tipo “archeologica", in cui vengono analizzati i processi di costituzione e di formazione del sapere in funzione del tempo, del luogo e della disciplina. Per questo introduce il concetto di "episteme" (scienza o conoscenza), ovvero quella infrastruttura mentale caratteristica di una certa epoca, che è alla base delle consapevolezze e delle teorizzazioni degli esseri umani di quella determinata epoca, che sono indipendenti dalla volontà  degli individui. Per Foucault ogni conoscenza deve sempre essere presa all’interno di «insiemi formali di elementi obbedienti a relazioni che sono descrivibili da chiunque».

A partire da questi principi è possibile, secondo Foucault, che solo alcune “verità ”, rispetto ad altre, abbiano luogo. In particolare il suo problema è sempre stato quello dei rapporti tra soggetto e "giochi di verità ", dove per "gioco" Foucault intende quell'insieme di procedure di produzione della cosiddetta verità : oggetto delle analisi sono le norme in base alle quali si tende a separare il "vero dal "falso". Focuault fornisce come esempio di disciplina della nostra epoca che fornisce epistemi, quello della psicanalisi di Sigmund Freud, la quale è in grado sia di produrre conoscenza e sia di esercitare un certo potere, limitante la libertà  critica, originato dalla propria autorità  oramai consolidata.

In una fase successiva Foucault concentra i suoi sforzi principalmente all’analisi del meccanismo di funzionamento del potere, secondo cui esso si definisce non con un carattere meramente repressivo, ma attraverso quella che chiama “microfisica del potere”. L’analisi del “potere” porta però un continuo richiamo e sviluppo del concetto di “sapere”, di “episteme”, devianza e normalizzazione ecc. Non si tratta quindi di fasi distinte come se fossero compartimenti stagni, ma di analisi che si completano l'una con l'altra.

Nella sua ultima fase di vita Foucault, a cui appartiene, tra gli altri, La cura di sé, scopre una dimensione etica che non si ritrova nei suoi precedenti lavori (es. "morte dell'uomo").

Il sistema disciplinare[modifica]

Per Foucault il sistema disciplinare nasce con l’obbiettivo di rendere il corpo umano tanto più obbediente quanto più esso è utile (e viceversa). Da questo momento «il corpo umano entra in un ingranaggio di potere che lo fruga, lo disarticola e lo ricompone» (biopolitica). Il sistema disciplinare, che si sviluppa grazie alla lenta convergenza di processi minori, storicamente già  presenti, agisce immediatamente nelle scuole, fabbriche, manicomi, carceri, collegi, ospedali ecc. Le istituzioni disciplinari, intervengono per mezzo di una serie di tecniche (osservazioni, controlli, annotazioni, valutazioni ecc.) atte alla “sorveglianza” di tutto ciò che concerne l’individuo, definendo una nuova microfisica del potere, secondo cui il potere non è riconducibile ad una sola sede, bensì ad un insieme di rapporti di forza diffusi localmente. L’individuo non è quindi contrapposto ed esterno al potere, ma piuttosto ne è parte integrante, poiché fa parte dell’intreccio dei rapporti di forza:

«Il potere è ovunque [...] viene da ogni dove».
Il Panopticon, metafora ed incubo dell'ascolto-sorveglianza.

Il carcere, per esempio, non è né più né meno che “una caserma un po’ stretta, una scuola senza indulgenza, una fabbrica buia, ma, al limite, niente di qualitativamente differente”. Esso piuttosto che sanare la società  da pericoli, produce e introduce nella stessa una nuova figura: il delinquente. Anche l’architettura, nel sistema disciplinare, non è più fatta per essere vista (fasti dei palazzi) o per sorvegliare l’esterno (fortezze), ma per «un controllo interno, articolato e dettagliato, per rendere visibili coloro che vi si trovano». È a questo proposito che viene coniato il neologismo eterotopia, che definisce «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano». Sono eterotopie i cinema, i teatri, i manicomi ecc.

Quando è necessario controllare un numero elevato di persone (scolari, degenti, pazzi, carcerati ecc.), limitando il dispiegamento economico, il sistema disciplinare fa ricorso al panoptismo, ovvero ad un sistema di sorveglianza fondato sul modello penitenziario del Panopticon di Jeremy Bentham: una costruzione ad anello con al centro una torre di sorveglianza dotata di ampie finestre, da cui è possibile sorvegliare il soggetto detenuto. Egli può essere tenuto sempre sotto stretta sorveglianza ma senza che abbia alcuna possibilità  di di vedere i suoi sorveglianti o i suo compagni di detenzione. Il detenuto è quindi osservato ma non può osservare. In questo modo il controllo può essere messo in atto, in determinati momenti, anche senza alcun controllore, poiché il sistema è in grado di funzionare perfettamente anche in maniera autonoma.

Questi sistemi disciplinari sono atti a trasformare ogni soggetto in un “corpo docile” e “normalizzato”.

Follia, devianza e normalizzazione[modifica]

Attraverso la ricerca di come si è giunti a determinati “saperi”, Foucault si concentra sulle cosiddette “devianze” (pazzi, omosessuali ecc.). Per esempio, l’omosessuale, considerato un “deviato”, passò dalla figura di “sodomita” e “vizioso” a quello di “malato” e “pazzo”.

La follia (devianza) inizia con la storia dell'internamento dei folli, invece nel medioevo il "pazzo" era quasi un elemento sacrale, in quanto espressione di un rischio dell'uomo e segnalava un limite con cui la ragione doveva necessariamente confrontarsi. Più o meno dal XVI° al XIX° secolo, la follia (e la devianza in genere) si distacca da questo concetto medioevale per divenire il contenitore dell'emarginazione sociale. Si fa quindi ricorso ad un frequente ricorso all’internamento in grandi istituzioni, che erano una via di mezzo fra manicomio e prigione.

Alla fine, la follia diverrà  una malattia dell'anima, e con Sigmund Freud una malattia mentale.

I deviati devono quindi essere “normalizzati” attraverso un insieme di discipline e tecniche (es. sistemi educativi e disciplinari applicati agli scolari, ai militari, ai carcerati ecc.). progettate per conformare gli individui verso canoni e standard prestabiliti, in modo da garantire l’ordine sociale assicurando al contempo la massima produttività  di ogni singolo individuo.

Approfondimenti: Storia della follia e della psichiatria

Il potere-sapere[modifica]

Il metodo archeologico del sapere di Foucault è teso alla ricerca della genesi del sapere; un sapere riafferrato alla radice in tutte le istituzioni, pratiche e strutture in cui si è formato e ha sviluppato le sue conseguenze coercitive sull’individuo. In particolare Foucault si concentra sulla formazione delle cosiddette "scienze umane". Il sapere è indissolubilmente legato al concetto di potere, intendendo per quest’ultimo non “il Potere” repressivo e dominante, come comunemente viene concepito e in cui vi è una figura dominante che lo gestisce (politico, re, prete, istituzione ecc.), bensì quell’insieme di rapporti di forza che si producono «in ogni istante, in ogni punto o piuttosto in ogni relazione fra un punto e un altro […] il potere è dappertutto […] viene da ogni dove».

Potere e sapere” si articolano attraverso il discorso, il quale deve essere concepito come una molteplicità  di elementi che talvolta possono apparire o essere contradditori, ma comunque tesi a sviluppare la stessa strategia oppure dandone inizio ad una nuova. Attraverso questi dispositivi, che si intersecano uno nell’altro e che non abbisognano di un apparato gerarchico di controllo, il potere ha accesso fino al corpo dell’uomo, quindi «bisognerà  parlare di biopolitica per designare quel che fa entrare la vita ed i suoi meccanismi nel campo dei calcoli espliciti e fa del potere-sapere un agente di trasformazione della vita umana».

La genealogia e Nietzsche[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Anarchismo e Friedrich Nietzsche.

Nella Genealogia della morale, Nietzsche propone una «critica dei giudizi morali di valore» provando ad indagare come questi nascono, si sviluppano in funzione delle culture e dei tempi storici differenti. Nietzsche si domanda anche il ruolo svolto da questi “valori morali” ("buono, cattivo, colpa, cattiva coscienza ecc.")

Foucault è riuscito a chiarire cosa si deve intendere per genealogia: è una pratica che si pone in antitesi al metodo storico tradizionale. Il metodo genealogico è in grado di mostrare delle discontinuità  ove altri hanno scorto continuità ; è in grado di portare in superficie ciò che è nascosto in profondità  e che sono solo puri artifici. Da ciò si evince l’arbitrarietà  di ogni interpretazione, quindi, paradossalmente, se non c'è nulla da interpretare, allora tutto può essere interpretato. La genealogia foucaultiana quindi non fa altro che registrare la storia di queste interpretazioni.

Per esempio, per scrivere la Storia della follia Foucault ha messo insieme materiali a prima vista strani e disomogenei, ponendo sullo stesso piano le teorie e le pratiche mediche dell’epoca (dal XVII al XIX secolo), testi letterari e filosofici ecc. In questo modo Foucault descrive la ‘genesi’ della follia, che emerge nella storia quasi all'improvviso, e che quindi, così come altri "fenomeni", è contingente all'epoca. Egli giunge alla conclusione che così come questi si sono formati, essi possono rapidamente scomparire.

Uomo e umanesimo[modifica]

Proprio grazie al metodo genealogico Foucault scopre che l’uomo, a partire dal XVIII secolo, è divenuto soggetto e contemporaneamente oggetto delle cosiddette scienze umane («Come può l'uomo -si domanda Foucault- identificarsi con la vita, la cui forza oltrepassa l'esistenza che egli ne fa? Come può identificarsi con il lavoro, le cui leggi si impongono a lui come forze estranee? Come può, infine, identificarsi con il linguaggio, la cui genesi non è in grado di dominare?»). Il concetto stesso di ??uomo”, inteso come soggetto attivo e consapevole della storia, appare quindi solamente con l’episteme moderna (XVIII secolo), ma è con essa egli ritiene sia anche destinato a scomparire.

Le possibilità  che aprono queste "scienze umane" non portano infatti all'apoteosi dell'uomo, bensì al suo dissolvimento. Ciò è evidente se si considera la psicoanalisi, l'etnologia e la linguistica, che sono delle "contro-scienze" rispetto alle scienze umane, poiché permettono di sapere (o provare a sapere) quello che sfugge alla coscienza umana, che come tali decretano la morte dell'uomo.

La sessualità [modifica]

Per Michel Foucault la sessualità  altro non é che un’elaborazione della modernità  e una tecnica di asservimento dei corpi. Molte individualità  vedono il sesso soggiogato e represso dal potere (secondo Foucault il “Potere” va inteso non come un individuo concreto che impartisce ordini e leggi, bensì come un elemento che subdolamente si insinua in ogni aspetto della società )[4], essenzialmente negando la verità  delle naturali pulsioni umane e quindi la manifestazione del proprio modo d'essere. Foucault al contrario descrive il concetto di sessualità  come dispositivo costruito e tenuto in vita dal potere stesso: «la sessualità  si è costituita come campo di conoscenza a partire da relazioni di potere che l’hanno costituita come oggetto possibile». Il filosofo francese fa notare che in epoca moderna si assiste non tanto ad un incremento della repressione sessuale, quanto ad una proliferazione dei discorsi aventi come oggetto il sesso, che altro non sono che una certa volontà  di sapere. Infatti è proprio tra il XVIII e il XIX secolo che si sviluppa la tendenza a parlare del sesso: nella medicina, nella sociologia, nella demografia, nella psicanalisi, nella psichiatria, nella pedagogia.

I discorsi sul sesso, secondo Foucault, sono controllati attraverso il regime della “confessione” (secondo Foucault ognuno si sentirebbe quasi obbligato a rivelare a se stesso e agli altri ogni elemento affine al sesso), attraverso il quale si è sviluppata una vera e propria scientia sexualis. In questo modo “sapere e potere” rivelano così la loro realtà , che di fatto rende illusoria tanto l’idea di una ricerca scientifica e obiettiva sulla sessualità , quanto qualsiasi strategia di emancipazione e liberazione sessuale, poiché egli ritiene non esista alcuna dimensione originaria da recuperare. Così la sessualità  diventa non solo uno degli elementi principali delle politiche produttive del potere, ma soprattutto un elemento di grande strumentalizzazione e alla base del quale si sviluppano svariate strategie prevalentemente repressive.

Note[modifica]

  1. « The most cited authors of books in the humanities », The Times Higher Education Guide, 26 marzo 2009 (leggere testo on-line in archivio)
  2. Daniel Defert, « Chronologie », in Dits et Écrits, I, p. 13 : « nato à  Poitiers, al n° 10, di via della Visitation, più tardi via Arthur-Ranc ».
  3. Hélène Trappo, « Dalla clandestinità  alla riconoscenza : conversazione con Said Bouziri e Driss El Yazami », Pieno diritto « Lavoro nero ? Lavoro clandestino ? Lavoro illegale ? », n° 11, luglio 1990 (leggere articolo on-line in archivio)
  4. Per Foucault sapere e potere sono indisgiungibili, in quanto l'esercizio del potere genera nuove forme di sapere e il sapere porta sempre con sè effetti di potere.

Bibliografia [1][modifica]

Opere di Michel Foucault
  • Storia della follia nell'età  classica (1961), Rizzoli, MIlano 1963.
  • Malattia mentale e psicologia (1962), Cortina, Milano 1997.
  • Raymond Roussel (1963), Cappelli, Bologna 1978.
  • Nascita della clinica (1963), Einaudi, Torino 1969.
  • Le parole e le cose (1966), Rizzoli, Milano 1967.
  • L'archeologia del sapere (1969), Rizzoli, Milano 1971.
  • L'ordine del discorso (1971), Einaudi, Torino 1972.
  • Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello... (1973), Einaudi, Torino 1978.
  • Sorvegliare e punire (1975), Einaudi, Torino 1976.
  • La volontà  di sapere. Storia della sessualità  1 (1976), Feltrinelli, Milano 1978.
  • L'uso dei piaceri. Storia della sessualità  2 (1984), Feltrinelli, Milano 1984.
  • La cura di sé. Storia della sessualità  3 (1984), Feltrinelli, Milano 1985.
Raccolte e antologie
  • La legge del pudore
  • Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 1971.
  • Due risposte sull'epistemologia, Lampugnani Nigri, Milano 1971.
  • Microfisica del potere, Einaudi, Torino 1977.
  • Dalle torture alle celle, Le'rici, Cosenza 1979.
  • Colloqui con Foucault a cura di D. Trombadori, Cooperativa 10/17, Salerno 1981.
  • Tecnologie del sé. Un seminario con Michlt, di Duccio Trombadel Foucault, Bollati Boringhieri, Torino 1992.
  • Poteri e strategie. L'assoggettamento dei corpi e l'elemento sfuggente, Mimesis, Milano 1994.
  • Discorso e verità  nella Grecia Antica, Donzelli, Roma 1996.
  • Il discorso, la storia, la verità , Einaudi, Torino 2001.
  • Archivio Foucault - Interventi, colloqui, interviste volume I, 1961 - 1970, Feltrinelli, Milano 1996; volume II, 1971 - 1977, Feltrinelli, Milano 1997; volume III. 1978 - 1985, Feltrinelli, Milano 1998.
  • Corsi al Collège de France.
  • I Corsi al Collège de France. I Résumés (1989), Feltrinelli, Milano 1999.
  • Gli anormali (1999), Feltrinelli, Milano 2000.
  • Bisogna difendere la società  (1997), Feltrinelli, Milano 1998.
Opere sul pensiero di Michel Foucault
  • J. Baudrillard, Dimenticare Foucault (1977), Cappelli, Bologna 1977.
  • H. L. Dreyfus, P. Rabinow, La ricerca di Michel Foucault (1983), Ponte alle Grazie, Firenze 1989.
  • P. A. Rovatti, Effetto Foucault, Feltrinelli, Milano 1986.
  • M. Blanchot, Michel Foucault come io l'immagino (1986), Costa & Nolan, Genova 1988.
  • G. Deleuze, Foucault (1986), Feltrinelli, Milano 1987.
  • J. Miller, La passione di Michel Foucault (1993), Longanesi, Milano 1994.
  • D. Eribon, Michel Foucault, Leonardo, Milano 1994.
  • J. Revel, Foucault, le parole e i poteri, Manifestolibri, Roma 1996.
  • P. Billouet, Foucault , Paris , Les Belles Lettres , 1999
  • F. Boullant, Michel Foucault et les prisons , Paris , Presses Universitaires de France , 2003
  • S. Catucci, Introduzione a Foucault, Laterza, Roma-Bari, 2001
  • P. Chevallier, Michel Foucault. Le pouvoir et la bataille , Nantes , Pleins Feux , 2004
  • Y. Cusset, Habermas et Foucault : parcours croisés, confrontations critiques, CNRS éd., 2006
  • A. Ruini, Michel Foucault. Un ritratto critico, Clinamen, Firenze, 2007.
Raccolta Video

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Fonte: Wikipedia