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Etienne de La Boétie

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Etienne de La Boétie
Etienne de La Boétie (Sarlat, Francia, 1° novembre 1530 - Germignan, Francia, 18 agosto 1563), è stato un un filosofo francese rinascimentale, considerato da molti un precursore dell’anarchismo.

Biografia[modifica]

Étienne de La Boétie nasce il 1° novembre 1530 a Sarlat (Francia). Rimasto orfano in giovane età , è allevato dallo zio e da questi avviato agli studi. Si laurea in Giurisprudenza all’Università  di Orleans e nel 1533 ottiene la carica di consigliere al parlamento di Bordeaux, dove, quattro anni dopo, incontra Michel de Montaigne, con il quale sorgerà  un forte legame d’amicizia.

La Francia in questo periodo è afflitta da guerre di religione tra cattolici e ugonotti, contraddistinte dalla violenta repressione di questi ultimi. Étienne si mostra contrario all’uso della violenza per la risoluzione del conflitto politico-religioso (la sua posizione è chiarissima nel saggio Mémoire sur l’Edit de Janvier), e per questo gli viene concesso una missione di riconciliazione religiosa presso Caterina dei Medici (reggente al trono per Carlo IX) che ottiene discreti risultati (grazie a questo successo in seguito sarà  inviato come mediatore di altri conflitti).

All’età  di 33 anni muore improvvisamente (Germignan, 18 agosto 1563) dopo una fulminea malattia, affidando all’amico Montaigne il compito di pubblicare le sue opere. Montaigne assolve il desiderio dell’amico per le poesie e le traduzioni di Senofonte e Plutarco; ma non per le opere di carattere politico, compresa la più nota: Il Discorso sulla Servitù Volontaria.

Il discorso sulla servitù volontaria[modifica]

Questo breve scritto (circa trenta pagine) è stato composto molto probabilmente nel 1552-53 (all’età  di 22-23 anni). Il Discorso, come già  sottolineato, non è stato pubblicato da Montaigne, bensì nella raccolta di scritti antimonarchici Memorie degli Stati di Francia sotto Carlo IX, con il titolo Contr’uno con cui divenne noto (secondo alcuni storici, nel testo vi sono alcuni inserimenti di Montagne, tant’è che Armingaud arriva a sostenere che il testo sia interamente opera di Montaigne. Ipotesi peraltro non condivisa dalla maggior parte dei suoi colleghi).

Il testo ha una forte carica libertaria e antiautoritaria, costituendo un punto di riferimento inizialmente per l’opposizione calvinista alla monarchia cattolica, poi per l’opposizione contro l’Ancien Régime che scaturì dalla Rivoluzione Francese, in seguito per la protesta repubblicana contro la Restaurazione attuata al congresso di Vienna ed infine per l'Internazionale dei lavoratori, ed in particolare per la sua corrente libertaria.

Il Discorso è stato dunque utilizzato per la critica di ogni regime e autorità , dalla monarchia feudale fino allo stato borghese liberale, mantenendo la sua validità  contro la tirannia in sé, al di là  del tempo e dei paesi in causa.

Il Discorso si fonda su due elementi principali: il primo è costituito dall’idea che la tirannia non sia imposta, ma consensualmente accettata dal popolo (servitù volontaria); il secondo consiste nell’abbrutimento del popolo, poiché l’asservimento porta ad un indebolimento dell’individuo, ed i tiranni di ogni epoca, accorgendosene, agiscono per ampliarne l’effetto.

Il potere tirannico inoltre fa di tutto per ostacolare ogni forma di aggregazione tra tutti gli antagonisti della tirannide, incentivando solo le associazioni che non contestano la tirannia o, meglio ancora, che la sostengono.

In conclusione la forza del Discorso sulla servitù volontaria è nella sua attualità  e consiste nell’affermare contro ogni tirannia il diritto alla disobbedienza civile:

«Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi».

Citazioni dal Discorso sulla servitù volontaria[modifica]

«È davvero sorprendente, e tuttavia così comune che c’è più da dispiacersi che da stupirsi nel vedere milioni e milioni di uomini servire miserevolmente, col collo sotto il giogo, non costretti da una forza più grande, ma perché sembra siano ammaliati e affascinati dal nome solo di uno, di cui non dovrebbero temere la potenza, visto che è solo, né amare le qualità , visto che nei loro confronti è inumano e selvaggio. […]»
«Questo tiranno solo, non c’è bisogno di combatterlo, non occorre sconfiggerlo, è di per sé già  sconfitto, basta che il paese non acconsenta alla propria schiavitù. Non bisogna togliergli niente, ma non concedergli nulla.».
«Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città , se non la superiorità  che gli attribuite per distruggervi.».
«Vi sono tre tipi di tiranni: gli uni ottengono il regno attraverso l’elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi, e gli altri ancora per successione ereditaria.».
«Gli imperatori romani non dimenticarono neanche di assumere di solito il titolo di tribuno del popolo... Oggi non fanno molto meglio quelli che compiono ogni genere di malefatta, anche importante, facendola precedere da qualche grazioso discorso sul bene pubblico e sull’utilità  comune.».

Bibliografia[modifica]

  • E. De La Boétie, La servitù volontaria, Edizioni Anarchismo,Trieste 2007.
  • E. De La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, La Vita Felice, 2007
  • E. De La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, Edizioni Immanenza, 2014
  • E. De La Boetie, Jonathan Swift, Il servilismo, Edizioni MCF,

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]