Enzo Biagi

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Enzo Marco Biagi (Lizzano in Belvedere, Bologna, 9 agosto 1920 / 6 novembre 2007) era giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Gli esordi

Enzo Biagi nasce a Pianaccio, un piccolo paese sugli Appennini bolognesi, frazione del comune di Lizzano in Belvedere. All'età di nove anni si trasferisce a Bologna, dove il padre Dario lavorava, come vice capomagazziniere, in un zuccherificio già da qualche anno. L'idea di diventare giornalista, gli è nata dopo aver letto Martin Eden di Jack London. Fece le superiori al liceo Pier Crescenzi, dove con altri compagni diede vita ad una piccola rivista studentesca Il Picchio che si occupava soprattutto di vita scolastica. Il Picchio fu soppresso dopo qualche mese dal regime fascista e da allora nacque in Biagi una forte indole antifascista.

Nel 1937 all'età di diciassette anni compone il suo primo articolo, pubblicato sul quotidiano L'Avvenire d'Italia e parlava del dilemma sorto nella critica dell'epoca se il poeta di Cesenatico Marino Moretti fosse crepuscolare o no. Cominciò così la sua collaborazione con l'Avvenire occupandosi di cronaca, di colore e di piccole interviste a cantanti lirici.

Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, versione serale de Il Resto del Carlino come estensore di notizie, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione dai reporter. Nel 1942 fu chiamato alle armi ma non partirà mai per il fronte a causa di problemi cardiaci che lo accompagneranno per tutta la vita. Si sposa con Lucia Ghetti, maestra elementare il 18 dicembre 1943 e poco dopo è costretto a rifugiarsi sulle montagne e qui aderisce alla Resistenza combattendo nelle brigate "Giustizia e Libertà" legate al Partito d'Azione.

Terminata la guerra, entrò con le truppe alleate a Bologna e fu proprio lui ad annunciare alla radio locale l'avvenuta liberazione. Poco dopo sarà assunto come inviato speciale e critico cinematografico al Resto del Carlino.

[modifica] Gli anni cinquanta e sessanta: Biagi direttore

Nel 1951 Biagi aderì al manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica e, accusato dal suo editore di "essere un comunista sovversivo", fu allontanato dal Resto del Carlino.

Qualche mese dopo, fu assunto da Arnaldo Mondadori e diventò caporedattore del settimanale Epoca, trasferendosi per la prima volta a Milano. Dopo qualche mese, ne divenne direttore. Il settimanale attraversava un periodo difficile e nel 1951 si erano alternati alla sua guida ben quattro direttori. Biagi impose un decisivo cambiamento di marcia, con nuove rubriche e una nuova veste editoriale, trasformando Epoca da rivista di pettegolezzi a un giornale impegnato. Sotto la sua direzione, Epoca si impose all'attenzione del grande pubblico grazie ad inchieste e reportage esclusivi, in particolare sul caso Montesi e su papa Pio XII. Nel 1960 tuttavia un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia contro il governo Tambroni provocò la reazione dura dello stesso e Biagi fu costretto a dimettersi. Qualche mese dopo fu assunto dalla Stampa come inviato speciale.

Il 1 ottobre 1961 Biagi diventa direttore del Tg1, secondo alcuni per accontentare il Partito Socialista Italiano che in quegli anni iniziava con la Democrazia Cristiana l'esperienza del centrosinistra. Biagi fece assumere in televisione alcuni grandi giornalisti italiani come Giorgio Bocca e Indro Montanelli. Ma ben presto arrivarono critiche durissime soprattutto dal PSDI di Giuseppe Saragat e dalla destra, che fece stampare volantini e manifesti con cui accusò Biagi di essere un comunista. Nel 1963 curò la nascita del Tg2, di cui fu il primo direttore. Nello stesso anno, lanciò RT-Rotocalco Televisivo, il primo settimanale della televisione italiana. Nel 1963 fu costretto a dimettersi.

Nel 1971, dopo numerose collaborazioni al Corriere della Sera e al settimanale L'Europeo, fu nominato direttore del Resto del Carlino con l'obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. In questo periodo riprende la sua collaborazione con la Rai. Il 30 giugno del 1972 fu allontanato dalla direzione del Resto del Carlino e tornò quindi al Corriere della Sera.

[modifica] Il Fatto

Nel 1995 inizia la trasmissione Il Fatto, su Rai Uno, un approfondimento dopo il telegiornale sui principali fatti del giorno. Nel 2004 Il Fatto è stato nominato il miglior programma giornalistico realizzato nei cinquant'anni della Rai. Famose resteranno le interviste a Marcello Mastroianni, a Sofia Loren a Indro Montanelli e due realizzate a Roberto Benigni. L'ultima intervista fu realizzata nel 2001, in piena campagna elettorale: il comico toscano, inevitabilmente parlò di Silvio Berlusconi e della sua candidatura, commentando a modo suo il conflitto d'interessi e il contratto con gli italiani. L'intervista, scatenò roventi polemiche contro Benigni e contro Biagi. Il deputato di Alleanza Nazionale e futuro ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, in un'emittente lombarda auspicò l'allontanamento dalla Rai dello stesso Biagi.

[modifica] Il caso Biagi

Il 18 aprile 2002 l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi da Sofia dov'era in visita ufficiale, davanti alla stampa auspicò che la nuova dirigenza Rai allontanasse dal video il giornalista Michele Santoro, il comico Daniele Luttazzi e Biagi, i quali secondo il cavaliere avevano fatto un "uso criminoso" della tv pubblica. La dichiarazione di Berlusconi rimase nota con la definizione giornalistica di Editto bulgaro. Biagi replicò quella sera stessa nella puntata del Fatto, appellandosi alla libertà di stampa e di espressione, sostenendo che questi siano i principi della libertà e della democrazia. Terminata la stagione, la dirigenza Rai, dopo un lungo tira e molla, cancellò il programma, adducendo come motivazione ufficiale un calo degli ascolti (per questo fatto l'allora direttore di Rai Uno Agostino Saccà fu interrogato dalla commissione parlamentare di vigilanza, in quanto i dati d'ascolto del Fatto non era negativi e comunque sempre migliori dei programmi che negli anni successivi si susseguirono al posto del Fatto, causando una crisi d'ascolti in Rai e segnando il momento di massimo ascolto per la concorrenza, ovvero Striscia la notizia che toccò più volte il record del 47% di share).

La dirigenza Rai promise di spostarlo ad un'altra fascia oraria. Inizialmente fu proposto dopo il Tg delle 13:30, ma questa proposta fu respinta da Biagi perché così non poteva approfondire in maniera adeguata i fatti del giorno. Poi si propose prima del Tg serale, ma anche questa ipotesi fu respinta da Biagi in quanto "è assurdo fare l'approfondimento prima della notizia". Il 2 luglio del 2002, dopo un incontro fra Saccà (diventato ora direttore generale della Rai), Fabrizio del Noce, nuovo direttore di Rai Uno e lo stesso Biagi, si decise di sopprimere definitivamente Il Fatto e di affidare a Biagi un programma in prima serata dedicato all'attualità e alle inchieste.

Viste alcune dichiarazione di Del Noce (che in un comunicato diffuso il 18 settembre disse che il crollo degli ascolti di Rai Uno fra le 20:30 e le 21:00 era colpa della solidarietà a Biagi, che con il suo "vittimismo" avrebbe scatenato un accanimento senza precedenti contro Rai Uno), Enzo Biagi, con la collaborazione del suo regista e amico, Loris Mazzetti, avviò delle trattative con il direttore di Rai Tre, Paolo Ruffini, per trasmettere Il Fatto alle 19:53 dopo la conclusione del Tg3 e dei tg regionali. Biagi accettò ma il presidente della Rai, Baldassare bloccò il programma sostenendo che Il Fatto era troppo caro per Rai Tre. Il 20 settembre Biagi, indispettito, in una lettera al direttore generale Saccà scrisse che se la Rai aveva ancora bisogno di lui (come dichiarato dallo stesso dg) e se questo ostacolo era rappresentato da problemi economici, egli si dichiarava pronto a rinunciare al suo stipendio, accettando quello dell'ultimo giornalista della Rai, purché detto stipendio venisse inviato al parroco di Valdiciatico, un paesino sperduto nelle montagne bolognesi (la lettera integrale è stata pubblicata da diversi giornali e sul libro Era ieri scritto da Enzo Biagi e da Loris Mazzetti). Saccà replicò con una lettera a Paolo Ruffini (pubblicata su La Repubblica del 29 ottobre) che la proposta di Biagi non poteva essere accettata per motivi pubblicitari.

Il 26 settembre Agostino Saccà inviò una nuova lettera a Enzo Biagi nella quale proponeva di sospendere le trattative in attesa di "momenti migliori", rassicurando il giornalista che "si sarebbe trovato il tempo per fare un programma leggero". Biagi, esausto e su consiglio delle figlie e di molti altri colleghi, decise di lasciare la Rai. Il giornalista incaricò l'avvocato milanese Salvatore Trifirò di occuparsi della transazione per la chiusura definitiva del contratto. La Rai riconobbe il lungo lavoro di Biagi "al servizio dell'azienda" e pretese che in cambio Biagi non lavorasse per nessun'altra rete nazionale per almeno due anni. Biagi ha sempre respinto le accuse di aver accettato un contratto miliardario sostenendo che è la stessa cifra che un giudice ha stabilito come risarcimento per Michele Santoro.

[modifica] Oggi

Enzo Biagi è tornato in televisione, dopo due anni di silenzio, alla trasmissione Che tempo che fa intervistato per una ventina di minuti da Fabio Fazio. Il ritorno di Biagi in tv segnò ascolti record per Rai Tre e per la stessa trasmissione di Fazio e fece molto scalpore e reazioni diverse nel Paese: il quotidiano La Repubblica titolò il giorno dopo: "Biagi di sera, bel tempo si spera" mentre il giornale Libero, insieme a politici di destra, accusarono Biagi di strumentalizzare la vicenda. Biagi è poi tornato altre due volte alla trasmissione di Fazio, testimoniando ogni volta il suo affetto per la Rai "la mia casa per quarant'anni" e la sua particolare vicinanza a Rai Tre. In una di queste interviste, commentando la grande confusione sul risultato delle elezioni dichiarò: "Ho capito una sola cosa: che nessuno vuol perdere!" che è diventato di fatto, un tormentone. Biagi è successivamente intervenuto anche al Tg3 e in altri programmi della Rai. Invitato anche da Adriano Celentano nel suo Rock Politick in una puntata dedicata alla libertà di stampa assieme a Santoro, Biagi ha però declinato l'offerta per motivi di salute.

Attualmente scrive sul settimanale L'Espresso, sulla rivista Oggi e sul Corriere della Sera.

Nell'ultima apparizione televisiva, Biagi ha affermato che il suo ritorno in Rai era molto vicino e al termine della trasmissione. Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, telefonando in diretta, ha annunciato che l'indomani stesso Biagi avrebbe firmato il contratto e sarebbe tornato alla Rai. Alla notizia, il pubblico in sala è esploso in un grande applauso. La nuova trasmissione, partirà a primavera, in seconda serata su Rai Tre, e si parlerà di attualità con qualche riferimento al passato.

[modifica] Opere

Tra i numerosi libri pubblicati da Biagi:

  • Un anno Una vita (1992)
  • La disfatta
  • I come Italiani (1972)
  • L'albero dai fiori bianchi (1994)
  • Il signor Fiat (inchiesta sulla famiglia Agnelli)
  • La bella vita (intervista all'attore Marcello Mastroianni) del 1996
  • Sogni perduti (1997)
  • Scusate dimenticavo (1997)
  • Racconto di un secolo (1999)
  • Lettera d'amore a una ragazza di una volta (2003), dedicato alla moglie Lucia scomparsa recentemente
  • Il Fatto (raccolta di interviste) (2003)
  • La mia America (2004)
  • Era ieri (2005) (autobiografia in collaborazione con Loris Mazzetti)
  • Quello che non si doveva dire (2006).

Enzo Biagi ha scritto anche due libri in fumetti: La storia d'Italia a fumetti e La storia dei popoli a fumetti.

[modifica] Curiosità

Enzo Biagi ha scritto il soggetto di una storia Disney Topolino e la memoria futura, pubblicata su Topolino 2125 del 20 agosto 1996 [1]. In questa storia Topolino viaggia indietro nel tempo con la macchina del tempo inventata da Zapotec e Marlin arrivando nell'anno 0, l'anno della nascita di Gesù.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni



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