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Émile Henry

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Émile Henry

Émile Henry (Barcellona, 26 Settembre 1872 – Parigi, 21 Maggio 1894), è stato un anarchico illegalista e insurrezionalista francese. Fautore dell'azione diretta e della propaganda col fatto, come Auguste Vaillant prima e Sante Caserio poi fu condannato a morte tramite ghigliottina.

Biografia[modifica]

Nato a Barcellona il 26 settembre 1872, Émile Henry cresce in un ambiente aristocratico progressista grazie a suo padre, comunardo ed uno dei primi comunisti francesi che evitò la violenta repressione della Comune scappando in Spagna. Emile nasce per questo in terra iberica, così come il fratello Fortuné (anche lui diverrà  anarchico).

Rientrato con la famiglia in Francia dopo l'armistizio del 1882, Emile studia come operatore di borsa presso la scuola di Jen Baptiste Say, distinguendosi per il suo carattere assai mite. Ritiratosi da scuola perché non riusciva a superare alcune prove d'esame, risiede per un breve periodo a Venezia per lavoro, prima di far ritorno a Parigi dopo essere stato assunto da una casa di commercio.

L'anarchismo insurrezionalista[modifica]

Ben presto constata con i propri occhi le profonde ingiustizie del mondo, per questo aderisce al movimento anarchico nel 1891. Influenzato probabilmente dal fratello maggiore, abbraccia l’ala più intransigente dell'anarchismo: l'anarchismo insurrezionalista.

Le sue scelte radicali non saranno senza conseguenze: perde immediatamente il lavoro! In seguito troverà  occupazione presso il laboratorio di uno scultore e nel contempo dà  avvio alla propria collaborazione con diversi giornali anarchici: «Le Père Peinard» e «L'En Dehors».

Subito messo sotto sorveglianza dalla polizia, il 30 maggio 1892 viene fermato dopo una riunione pro-Ravachol e rilasciato dopo la perquisizione del suo domicilio. Fautore della propaganda col fatto, l'8 novembre 1892, Emile colloca una bomba davanti alla sede della società  miniere di Carmaux, come gesto di solidarietà  in favore dei minatori. La bomba viene però trovata prima che esploda da un poliziotto, il quale imprudentemente decide di portarla in commissariato, dove la bomba esplode provocando una strage: 6 morti. [1]

Rifugiatosi immediatamente in Gran Bretagna, a Londra, collabora per tutto il 1893 con Louis Matha alla gestione del gruppo Autonomie, poi rientra clandestinamente a Parigi alla fine del dicembre 1893 ed inizia a fabbricare esplosivi. Le azioni di Henry avevano fatto molto scalpore e sparso il terrore tra la borghesia, perché con quel gesto era evidente che gli anarchici potevano distruggere il potere. Era vero: nel 1894 Sante Caserio uccide il presidente Carnot. Sempre quell'anno (12 febbraio 1894), Henry scaglia una bomba anche contro il Cafè Terminus della stazione Saint-Lazare con l'intenzione di vendicare l'esecuzione di Auguste Vaillant, anarchico giustiziato dopo un simbolico attentato contro la Camera dei Deputati. L'attacco alla stazione di Saint-Lazare provoca il ferimento di una ventina di persone (una di queste morirà  in seguito). Emile Henry tenta la fuga, ma dopo un breve inseguimento viene fermato e processato a partire dal 27 aprile. [2]

Il processo[modifica]

Il processo contro Emile Henry si tiene a Parigi a partire dal 27 aprile 1894. Il giudice non gli dà  nessuna attenuante, che peraltro egli nemmeno cercava. Henry utilizza il processo come cassa di risonanza per spiegare prima perchè sia diventato anarchico e poi cosa sia l'anarchia[3] :

«ï»¿Mi avevano detto che le le istituzioni sociali erano basate sulla giustizia e sulla eguaglianza, ed io non constatai invece intorno a me che menzogne e furberie. Ogni giorno che passava, mi toglieva un'illusione. Dovunque andassi , ero testimone degli stessi dolori presso gli uni, degli stessi godimenti presso gli altri; e non tardai a comprendere che le grandi parole le quali mi avevano insegnato a venerare – onore, abnegazione, dovere – non erano che una maschera buttata sulle più vergognose turpitudini. Tutto questo che vidi mi nauseò, e il mio spirito si diede a criticare l'organizzazione sociale. Questa critica è stata fatta troppo spesso perché io la ricominci. Mi basterà  dire che divenni il nemico di una società  che giudicai criminale.»
«Non più autorità , molto più contraria alla felicità  dell'umanità  di qualche eccesso che si potrebbe produrre agli inizi di una società  libera.
Al posto dell'organizzazione attuale, raggruppamenti di individui per simpatia ad affinità , senza leggi e senza capi.
Non più proprietà  individuali; messa in comune dei prodotti; lavoro di ognuno secondo i suoi bisogni, consumo di ognuno secondo i suoi bisogni, cioè, secondo volontà . Non più famiglia, egoista e borghese, che rende l’uomo proprietà  della donna, e la donna proprietà  dell'uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento di essere legati l’uno all'altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Ecco perché vogliamo l’unione libera. Non più odio tra i fratelli, non più patrie, che gettano gli uni sugli altri degli uomini che non si sono nemmeno mai visti. Sostituzione dell'attaccamento gretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo dell'Umanità  Intera, senza distinzione di razza né di colore. Non più religioni, forgiate dai preti per degradare le masse e dar loro la speranza di una vita migliore mentre essi stessi godono della vita terrestre. Al contrario, sviluppo continuo delle scienze, messe alla portata di ogni essere che si sentirà  attratto verso il loro studio, portando a poco a poco tutti gli uomini ad una coscienza del materialismo. In una parola, niente più intralci al libero sviluppo della natura umana, libero sviluppo di tutte le facoltà  fisiche, cerebrali e mentali. Per far trionfare questo ideale, per creare una società  anarchica su basi solide, occorre incominciare col lavoro di distruzione. Occorre gettare a terra il vecchio edificio tarlato. »

Interrogato sulle ragioni della natura violento del suo gesto, Henry rivendica le sue azioni rivolgendosi alla corte con queste parole:

«Nella guerra da noi dichiarata alla borghesia non chiediamo pietà . Diamo la morte e sappiamo subirla. Per questo attendo con indifferenza il vostro verdetto. So che la mia testa non sarà  l'ultima che taglierete. Aggiungerete altri morti alla lista sanguinosa dei nostri morti. Impiccati a Chicago, decapitati in Germania, garrotati a Xerès, fucilati a Barcellona, ghigliottinati a Montbrison e a Parigi, i nostri morti sono numerosi; ma voi non siete riusciti a distruggere l'anarchia. Le sue radici sono profonde. Essa è nata nel seno di una società  putrefatta e vicina alla sua fine; essa è una violenta reazione all'ordine stabilito; essa rappresenta le aspirazione di uguaglianza e libertà  che distruggono l'attuale autoritarismo. Essa è dovunque. Questo la rende indomabile, per questo finirà  coll'uccidervi».

Condannato alla ghigliottina, la sentenza viene eseguita il 21 maggio del 1894. Il suo boia si chiamava Louis Antoine Stanislas Deibler, lo stesso che aveva ghigliottinato Ravachol e Auguste Vaillant e che in seguito ghigliottinerà  Sante Caserio.

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]