Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Cronologia delle rivolte e dei morti dalla caduta del fascismo ai giorni nostri

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search

Occorre ben specificare che vengono qui principalmente esposte non rivolte armate o insurrezionali, ma cortei e manifestazioni di protesta degenerati in scontri di piazza. Ciò si evince anche dallo squilibrio del numero dei morti fra i rappresentanti degli organi di repressione dello Stato capitalista, che dipende ovviamente dal fatto che questi erano ben armati e decisi a sparare senza remora alcuna su manifestanti disarmati. Vengono inoltre evidenziati anche alcuni episodi legati a questione politiche che, a causa della violenza della polizia, hanno provocato morti o ferimenti gravi.

20px Per approfondire, vedi Violenza della polizia.

1943[modifica]

A La Spezia, la polizia spara sui dimostranti uccidendo 2 operai.

A Savona, nel corso di una manifestazione antifascista dinanzi alla caserma della milizia, la milizia portuaria apre il fuoco, uccidendo 2 donne e ferendo 7 persone.

A Torino, una manifestazione favorisce l’evasione di 300 detenuti dal carcere Le Nuove, senza perdite. Viene però ucciso un fascista ed i giorni successivi, in scioperi e manifestazioni, i lavoratori torinesi avranno morti e feriti, in numero imprecisato.

A Cuneo, nel corso di una manifestazione antifascista, gli alpini aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendone 1 e ferendone 2.

A Milano, nel corso di scontri seguiti allo svolgimento di alcuni comizi antifascisti, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo 4 dimostranti e ferendone 31. Rimane ucciso anche un fascista.

A Faenza, le forze di polizia aprono il fuoco su dimostranti antifascisti uccidendone 1 e ferendone 5.

A Sesto fiorentino (Firenze), la polizia apre il fuoco sui dimostranti uccidendo un ragazzo.

A Monfalcone, per stroncare le agitazioni operaie, le forze di polizia sparano uccidendo un operaio e ferendone altri 3.

A Sarissola di Busalla (Genova), la polizia interviene contro gli operai in sciopero, uccidendone uno.

A Sestri Ponente (Genova), nel corso di uno sciopero, le forze di polizia aprono il fuoco ferendo gravemente un dimostrante, che morirà il 2 agosto successivo.

A Genova, le truppe aprono il fuoco sui cittadini che manifestano per la caduta del regime uccidendone tre.

A Massalombarda, in scontri tra fascisti e militari, perdono la vita 4 persone e 11 rimangono ferite.

A Milano, l'esercito spara sui manifestanti, in via Carlo Alberto, provocando 2 morti e 20 feriti. Sempre a Milano, il carcere di San Vittore entra in rivolta a seguito dell’ammutinamento dei detenuti politici, provocando l’intervento della 7° Fanteria che fa uso delle armi, uccidendo un detenuto e ferendone 14.

A Lullio (Bergamo), scontri tra dimostranti antifascisti e forze di polizia si concludono con un manifestante ucciso.

A Bologna, per stroncare una manifestazione operaia intervengono reparti dell’esercito e forze di polizia, che aprono il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone altri 3.

A Reggio Emilia, un reparto militare apre il fuoco sugli operai delle Officine Reggiane che intendono sfilare in corteo per le vie della città, chiedendo la pace. Muoiono Antonio Artioli, Vincenzo Belocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisenti, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Altre 42 persone restano ferite.

A Bari, in piazza Roma un reparto militare apre il fuoco su un corteo guidato da Luigi De Secly, liberale, e Fabrizio Canfora, azionista, che si dirige verso il carcere cittadino per chiedere la liberazione dei detenuti politici. Il bilancio è di 19 morti e 36 feriti (secondo altra fonte, 60 feriti). Muoiono Fausto Buono, Gaetano Civera, Francesco De Gerolamo, Giuseppe Di Tulli, Graziano Fiore, Nunzio Fiore, Michele Genchi, Vittorio Giove, Giuseppe Gurrado, Paolo Ladisa, Michele La Ghezza, Angelo Lo Vecchio, Giovanni Nicassio, Tommaso Piemontese, Giuseppe Potente, Gennaro Selvaggi, Francesco Sgrana, Francesco Tanzarella, Vincenzo Tropete.

A Torino, l'esercito apre il fuoco come il giorno precedente sui dimostranti contro la guerra, provocando altri morti e feriti.

A Milano, nel corso di scontri tra dimostranti antifascisti e forze di polizia, queste ultime aprono il fuoco, uccidendo tre manifestanti e ferendone altri 28. Una rivolta di detenuti politici a San Vittore, appoggiata dall'esterno, è stroncata dall'esercito con l'impiego di mezzi corazzati e di un battaglione di fanteria. Imprecisato il numero dei morti e dei feriti, mentre 4 detenuti vengono fucilati dopo un processo sommario.

A Canegrate (Milano), nel corso di una manifestazione si arriva allo scontro, e la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante.

A Desio (Milano), le forze di polizia uccidono un manifestante nel corso di dimostrazioni contro la guerra.

A Urgnano (Milano), una manifestazione è repressa dalla polizia che uccide un dimostrante e ne ferisce un altro.

A Roma, nel carcere di Regina Coeli, esplode una rivolta capeggiata da detenuti politici. L'intervento delle forze militari e di polizia provoca 5 morti e decine di feriti.

A Pozzuoli (Napoli), si arriva allo scontro tra cittadini e forze di polizia: queste ultime sparano uccidendone uno e ferendone 2.

A Sestri Ponente (Genova), proseguono manifestazioni operaie e scontri: la polizia spara uccidendo un operaio e ferendone altri.

A Genova, nel corso di uno sciopero generale si arriva a scontri, le forze di polizia aprono il fuoco, uccidendo tre dimostranti e ferendone molti altri.

A Sesto fiorentino, nel corso di scontri, la polizia uccide un ragazzo. Viene uccisa una seconda persona durante il coprifuoco.

A Bologna, nel corso di una manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante.

A Budrione (Modena), un uomo viene ucciso durante il coprifuoco.

A Milano, nel corso dello sciopero generale, le forze militari e di polizia aprono il fuoco, uccidendo 3 dimostranti e ferendone altri 4.

A La Spezia, nel corso di una manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco uccidendo 2 dimostranti e ferendone altri 11

A Sesto fiorentino, proseguono gli scontri tra dimostranti e forze di polizia che, ancora una volta, aprono il fuoco uccidendone uno.

A Colle Val d’Elsa (Siena), una manifestazione popolare viene repressa dalle forze di polizia, che sparano uccidendo un dimostrante e ferendone altri 11.

A Rieti, nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo 2 dimostranti.

A Torino, viene ucciso un uomo durante il coprifuoco.

A Rufina (Firenze), 2 uomini vengono uccisi durante il coprifuoco.

A Milano, prosegue lo sciopero generale e si arriva a nuovi scontri nel corso dei quali le forze militari e di polizia uccidono 5 dimostranti e ne feriscono 3.

A Sassuolo (Modena), un uomo viene ucciso durante il coprifuoco.

A San Giovanni di Vigo di Fassa (Trento), nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone un secondo.

A Imperia, un uomo è ucciso durante il coprifuoco.

A Milano, un uomo è ucciso durante il coprifuoco.

A Napoli, nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone 2.

A Laveno Mombello (Varese), un uomo viene ucciso durante il coprifuoco.

A Castelnuovo di Traù (Spalato), un uomo viene ucciso durante il coprifuoco.

A Milano, nel corso di una dimostrazione, le forze di polizia sparano uccidendo 2 dimostranti e ferendone 7.

A Torino, l'esercito spara sugli operai che tentano di uscire dalla fabbrica della Fiat - Grandi motori, provocando 2 morti e 7 feriti. La città risponde con lo sciopero generale. All’ordine di sparare sui lavoratori, impartito dal gen. Adami Rossi, gli alpini rifiutano.

A Palma di Montechiaro (Agrigento), per stroncare la manifestazione della popolazione contro il richiamo alle armi, reparti militari aprono il fuoco uccidendo un uomo e una donna.

A Montesano (Salerno), nel corso di una rivolta durata 2 giorni, la popolazione occupa gli uffici pubblici distruggendo i documenti riguardanti le tasse e il razionamento, cercando anche di impadronirsi delle armi custodite nella caserma dei carabinieri. La rivolta avvenuta "su probabile istigazione di elementi comunisti", scrivono i carabinieri nel loro rapporto, si conclude con un bilancio di 8 morti, 10 feriti e 55 arrestati.

1944[modifica]

A Montefalcone Sannio e a Torremaggiore (Foggia), si verificano rivolte contadine che vengono represse con estrema violenza da reparti dell’esercito e della polizia che fanno uso delle armi da fuoco, provocando un numero indeterminato di morti e feriti.

A Partinico (Palermo), nel corso di una manifestazione contro il carovita e gli accaparratori di grano, un sottufficiale dei carabinieri uccide Lorenzo Pupillo, minorenne. Negli scontri muore anche il maresciallo dei carabinieri Benedetto Scaglione.

A Roma, la polizia apre il fuoco contro le donne che manifestano per la mancanza di cibo, uccidendo Caterina Martinelli.

A Regalbuto (Enna), nel corso di un raduno separatista al quale partecipano Andrea Finocchiaro Aprile, Luigi La Rosa, Santi Rindone, Bruno di Belmonte, Guglielmo Carcaci, Concetto Gallo, Concetto Battiato e Isidoro Piazza, si verificano gravi incidenti nel corso dei quali perde la vita, sotto il fuoco dei carabinieri, il segretario della locale federazione del Pci Santi Milisenna. Altre 2 persone rimangono gravemente ferite.

A Licata (Agrigento), polizia e carabinieri sparano sulla folla che protesta per il ritorno all'ufficio di collocamento del dirigente fascista, provocando 3 morti, 18 feriti e procedendo all’arresto di altri 120 dimostranti.

Una manifestazione di contadini ad Ortucchio (L'Aquila), diretta ad occupare terre incolte (fra le quali un appezzamento del principe Torlonia), è stroncata da carabinieri e guardie campestri che aprono il fuoco, provocando 2 morti (fra i quali Domenico Spera, militante Pci), 4 feriti gravi e molti altri più lievemente.

A Palermo, un plotone di fanteria del 139° Rgt della divisione Sabauda apre il fuoco sulla folla che dimostra, pacificamente, per il pane. 23 morti e 158 feriti sono il bilancio della strage. Rimangono uccisi: Giuseppe Balistreri, Vincenzo Cacciatore, Domenico Cordone, Rosario Corsaro, Michele Damiano, Natale D’Atria, Giuseppe Ferrante, Vincenzo Galatà, Carmelo Gandolfo, Francesco Giannotta, Salvatore Grifati, Eugenio Lanzarone, Gioacchino La Spisa, Rosario Lo Verde, Giuseppe Maligno, Erasmo Midolo, Andrea Olivieri, Salvatore Orlando, Cristina Parrinello, Anna Pecoraro, Vincenzo Puccio, Giacomo Venturelli, Aldo Volpes.

Sulla stampa appare un comunicato del governo sul massacro avvenuto a Palermo il giorno precedente: "In occasione di una dimostrazione diretta ad ottenere miglioramenti di carattere economico, compiuta ieri a Palermo da impiegati delle banche e dell’esattoria, gruppi estranei, sobillati da elementi non ancora chiaramente individuati, prendevano l’iniziativa per inscenare una manifestazioni sediziosa. Davanti alla sede dell’Alto Commissariato venivano esplosi colpi d’arma da fuoco contro reparti dell’Esercito, che erano così costretti a reagire. Si deplorano 16 morti e 104 feriti. L’ordine pubblico è stato ristabilito. Il Comitato provinciale di liberazione nazionale si è subito riunito ed ha dichiarato di mettersi a disposizione dell’Autorità governativa locale per la ricerca dei responsabili della manifestazione sediziosa".

A Licata (Agrigento), nel corso di una manifestazione di contadini, i carabinieri aprono il fuoco uccidendone due, ferendone 19 e provvedendo a denunciarne altri 80.

A Roma, un agente di Ps uccide con un colpo di pistola Giorgio Misiti, mentre tracciava scritte anti monarchiche sui muri.

A Catania, una folla tumultuante manifesta contro il richiamo alle armi devastando il Municipio, la sede del Banco di Sicilia dove sono ubicati gli uffici dell’esattoria comunale, e recandosi dinanzi alla sede del Distretto militare, dal cui interno i militari esplodono colpi di arma da fuoco che uccidono il giovane Antonio Spampinato. Sono tratti in arresto 53 manifestanti, fra i quali gli studenti separatisti Egidio Di Mauro, Salvatore Padova da Ispica, Giuseppe La Spina; fra coloro che risultano denunciati a piede libero vi sono Concetto Gallo, i fratelli Gullotta, Michele Guzzardi, Giuseppe Galli, Isidoro Avola, Guglielmo Paternò Castello.

A Pedara, nella mattinata vengono lanciate 5 bombe a mano in due piazze del paese, per protesta contro il richiamo alle armi dei giovani. A Vizzini, nel pomeriggio, i carabinieri aprono il fuoco contro i dimostranti intenti ad incendiare la sede del Municipio, uccidendone 2.

1945[modifica]