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Efisio Costantino Zonchello

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Efisio Costantino Zonchello (Borore, 11 maggio 1883 - Los Angeles, 24 settembre 1967) è stato un anarchico italo-americano galleanista e collaboratore di Cronaca Sovversiva.

Biografia[modifica]

Nato a Borore (Nuoro) l'11 maggio 1883 in una famiglia di possidenti agricoli, Efisio Costantino Zonchello abbandona presto gli studi e nel settembre del 1907, in seguito a conflitti famigliari, decide di emigrare negli USA.

Negli USA: l'anarchismo[modifica]

Sbarcato a New York, girovaga un pò per la città  prima di trasferirsi a Cincinnati (Ohio), dove conosce l'anarchico Giovanni Solimine che lo introdurrà  alla conoscenza dell'anarchismo. Divenuto un militante del movimento anarchico italo-americano, conosce uno degli esponenti anarchici all'epoca più influenti negli Stati Uniti: Luigi Galleani, noto editore del giornale anarchico Cronaca sovversiva che all'epoca veniva pubblicato nella città  di Lynn (Massachussets).

Negli anni precedenti la Grande Guerra, l'ambiente anarchico americano è particolarmente attivo e Zonchello non si tira indietro, dando il suo contributo a Cronaca soprattutto quando Galleani si allontanava da Lynn. Quando nel 1918 questi viene tratto in arresto, il bororese si trasferisce a Lynn per dedicarsi interamente alla redazione del giornale, firmando inoltre sotto vari pseudonimi (Cizeta, Costanzo, Tino o Tino Cizeta) diversi articoli contro la guerra, lo sfruttamento dei lavoratori e l'autoritarismo governativo.

A seguito delle misure repressive anti-anarchiche introdotte dal governo, che porteranno alla soppressione del giornale di Galleani, Zonchello si trasferisce a New York per pubblicare un altro foglio libertario, Il Diritto, dalle cui pagine attacca la «deportazione in massa» degli anarchici, sottolineando inoltre come la prima guerra mondiale abbia «permesso ed agevolato la soddisfazione delle libidini più paradossali della beata geldra di speculatori e di parassiti», dove con parassiti intendeva definire gli appartenenti alla borghesia e i loro accoliti.

Nell'agosto del 1921 firma - insieme tra gli altri ad Aldino Felicani, Emilio Coda e Arturo Calvani - un appello dal titolo Contro la sedia elettrica. Per le nostre vie!, [1], con il quale si chiedeva la liberazione di Sacco e Vanzetti. Dal 1922 al 1925, sempre a New York, collabora alla testata nata in sostituzione di Cronaca Sovversiva, ovvero L'Adunata dei refrattari. Collaboravano in vari modi alla redazine di questo giornale diversi anarchici sardi, tra cui Salvatore Dettori, Antonio Giuseppe Meloni e soprattutto Michele Schirru.

Assolutamente avverso alla corrente organizzatrice, contesta la nascita in Italia dell'Unione Anarchica Italiana e tutti quegli anarchici che «costituendosi in partito e centralizzandosi negli organi e nelle commissioni di corrispondenza dell’Unione Anarchica Italiana», si sono allontanati dalle masse con l'illusione di conquistarle attraverso «sistemi e atteggiamenti particolari al proletariato organizzato, che è tutto senno e ragionevolezza, di contro alle intemperanze e alle inconsideratezze della marmaglia anonima, talvolta, eroica» [2].

Oltre che in favore di Sacco e Vanzetti, si batte tenacemente anche per la liberazione di Aaron Baron e degli altri anarchici russi arrestati dai bolscevichi, stigmatizzando quelle che secondo lui erano le similitudini autoritarie esistenti tra fascismo e bolscevismo. Alla morte di Lenin pubblica l'articolo È morto il dittatore (2 febbraio 1924) in cui il leader bolscevico viene dipinto come colui che ha stroncato con la violenza «gli estremisti della rivoluzione»:

«“L'han chiamato lo Zar rosso. E non a torto. Lo stato comunista russo, la cosiddetta dittatura del proletariato è l’ultima evoluzione, e, come tale, la più perfetta in rapporto alle antecedenti dell'organismo statale. Vi si accoppia la prepotenza degli uomini con l’inflessibilità  delle premesse dottrinarie… Lenine è morto! E il sole risplende ancora sugli ozi e le gioie e le lussurie e le orgie della beata gente che possiede….»

Zonchello è un abile scrittore e molti suoi articoli suscitano vivaci polemiche dentro e fuori il movimento, come quando difende gli attentatori del Diana di Milano o pubblica l'elogio funebre del galleanista Umberto Postiglione e dell'individualista Renzo Novatore, assassinato dalla polizia durante un conflitto a fuoco. Ma è quasi sempre contro il fascismo che in questa fase che l'anarchico sardo indirizza i propri strali, maggiormente dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti:

«Giacomo Matteotti non è il nemico che scalza il terreno al nemico: è qualche cosa di meglio e di più importante: è l'accusatore che prende impavidamente sulle spalle il compito grave e pericoloso di smascherare in faccia al mondo la tenia vorace che assorbe le ultime energie residuali della reazione italiana. Ricordando Matteotti e la sua opera coraggiosa noi intendiamo ricordare e vendicare tutti i caduti, tutti gli assassinati, tutti i percossi, tutti i carcerati. E se la vendetta materiale, fisica ancor non è, questa vendetta morale rende meno angosciosa l’aspettazione dell'esplosione dell'odio.»

Sotto stretta sorveglianza[modifica]

Dopo il 1925 la sua collaborazione a L'Adunata diventa saltuaria, pur tuttavia proseguendo la sua intensa attività  di conferenziere. All'arresto a Roma dell'anarchico Michele Schirru, il 3 febbraio 1931, con l'accusa di aver progettato un attentato contro Mussolini, un gruppo di compagni, tra cui lo stesso Zonchello, Virgilia D'Andrea e Orlando Lippi, cercano di sostenerlo in tutti i modi. Avendo minacciato vendetta contro l'assassinio di Schirru da parte della giustizia italiana, viene attenzionato dalle forze di polizia insieme a Nicola Di DomenicoRaffaele Schiavina e Osvaldo Maraviglia perchè sospettato di voler progettare attentati contro il regime.

Nel 1932 fonti di polizia lo citano riguardo ad alcuni pacchi esplosivi inviati al Consolato italiano e al giornale fascista Progresso americano di New York, il cui scoppio anticipato aveva provocato, il 30 dicembre 1931, la morte di tre impiegati delle poste di Easton (Pennsylvania). Nello stesso mese egli era stato tra gli organizzatori, insieme a Antonio Giuseppe Meloni (detto Joe Melloni), Salvatore Dettori e Amedeo Fulvi, della rappresentazione del dramma La morte civile, il cui ricavato era stato devoluto alla famiglia di Michele Schirru.

A partire dal 1933, Zonchello viene incluso nell'elenco dei pericolosi sovversivi, tuttavia continua imperterrito nella sua pubblica attività  di conferenziere denunciando senza tregua l'orrore dei regimi nazi-fascisti. Allo scoppio della Rivoluzione in Spagna difende le posizioni anarchiche all'interno del fronte repubblicano.

Il secondo dopo guerra[modifica]

Terminata la seconda guerra mondiale, si trasferisce sulla costa occidentale degli USA, dove prosegue sino agli anni '50 nella sua attività  di conferenziere e collaboratore de L'Adunata dei refrattari.

All'inizio degli anni '60, colpito da paralisi, cessa definitivamente la militanza sino al giorno della sua morte, avvenuta a Los Angeles il 24 settembre 1967.

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]