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Ernesto Che Guevara

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Ernesto "Che" Guevara

Ernesto Rafael Guevara De la Serna, più noto come Che Guevara, (Rosario, 14 giugno 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967) è stato un rivoluzionario argentino. Il soprannome "Che" gli venne attribuito dai suoi compagni di lotta cubani in Messico, e deriva dal fatto che Guevara, come tutti gli argentini, pronunciava spesso l'allocuzione "che". La parola deriva dalla lingua Mapuche e significa "uomo", "persona", e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina e Uruguay, per chiamare l'attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un'esclamazione simile a "hey".

Biografia[modifica]

La fase giovanile[modifica]

Ernesto Guevara nasce il 14 giugno 1928 nella città  di Rosario, Argentina, primogenito di Celia de la Serna e di Ernesto Guevara Lynch, costruttore edile. I Guevara sono una famiglia benestante e con 4 figli, oltre ad Ernesto: Celia, Roberto, Ana Maria e Juan Martin. Un mese dopo la nascita si ammala di broncopolmonite: sarà  causa dell'asma che lo tormenterà  per tutta la vita. I problemi di salute del piccolo Ernesto costringono la famiglia a trasferirsi, nel 1933, nella citt??  di Alta Gracia, nella provincia di Córdoba, dove il clima è più mite e senz'altro più adatto ad Ernesto. La nonna, Ana Lynch, e la zia Beatrice, alle quali rimarrà  fortemente legato lo conducono alla scoperta della letteratura (Verne, Dumas, Cervantes, Stevenson, Salgari), della natura e degli animali.

Tra il 1941 e il 1947 frequenta la scuola media del collegio Dean Funes di Córdoba, dove stringe una solidissima amicizia, destinata ad influenzare in maniera decisiva la sua personalità , con Alberto Granado. Legge con passione Sigmund Freud e Carl Jung, Pablo Neruda, Quiroga, Jack London, Il Capitale di Karl Marx e il Decameron del Boccaccio. Il 22 aprile 1947 conclude i suoi studi e stringe amicizia con Berta Gilda Infante, Tita, membro della Gioventù Comunista di Argentina.

Ernesto mostra grande interesse per la filosofia (in particolare per il marxismo), le scienze sociali e lo sport (calcio e rugby). Nel 1950 si trasferisce a Buenos Aires, dove si iscrive alla facoltà  di medicina, mantenendosi agli studi con vari lavori.

Dotato di un istintivo e naturale desiderio di conoscenza, si dedica spesso a lunghe passeggiate a piedi, in bicicletta e in moto.

Il viaggio in moto con Granado[modifica]

Nell'ottobre del 1951, Ernesto Guevara e Alberto Granado decidono di partire con una moto, chiamata la Poderosa, per visitare il continente americano. Nel febbraio del 1952 i due sono in Cile, dove “la Poderosa” si rompe definitivamente, costringendoli a proseguire a piedi. Alberto ed Ernesto guadagnano qualche soldo lavorando dove capita. In Perù fanno amicizia con un medico che li conduce nel lebbrosario di Huambo (a più di duemila metri di altitudine). Visita il Machu Picchu (scriverà  le sue impressioni in Machu Picchu, Enigma di pietra in America). Il 7 giugno 1952 giungono al lebbrosario di San Pablo (in Amazzonia). Ernesto dimostra molta attenzione e sensibilità  verso i malati; organizza per i degenti attività , giochi e legge il poeta Federico García Lorca. Nello stesso periodo visita la tribù degli indios Yaguas. Nel giugno 1952 allenano una piccola squadra di calciatori di Leticia e come premio per il campionato vinto, ricevono un biglietto aereo per Bogotà , dove però vengono arrestati dalla polizia del dittatore Laureano Gomez; un mese dopo escono di prigione, decidono di abbandonare il paese ed entrano in Venezuela, dove Ernesto si separa da Alberto Granado. Nel luglio del 1952 Ernesto va a Miami per visitare gli USA, entrando in contatto con l'ambiente latino-americano. Il 12 giugno del 1953 si laurea in Medicina a Buenos Aires. Come regalo riceve un po' di soldi che gli permettono di ripartire in Venezuela.

La politica, il Guatemala, il Messico e Fidel Castro[modifica]

Una volta giunto in Perù entra in contatto con Ricardo Rojo, un esiliato argentino, che gli parla della riforma agraria del Guatemala (febbraio 1953). Nel dicembre del 1953 giunge proprio in Guatemala, fa il venditore ambulante e matura definitivamente le sue idee marxiste-leniniste. Il 27 dicembre 1953 Hilda Gadea (nell’agosto 1955 diverrà  moglie di Ernesto) presenta ad Ernesto i sopravissuti all'assalto alla caserma Moncada di L’Avana (Cuba): López, Dalmau e Arancibia che gli parlano di Fidel Castro. È in questo periodo che ad Ernesto Guevara de la Serna viene attribuito il nomignolo "Che".

Nel giugno 1954, quando Carlos Castello Armas aggredisce il governo guatemalteco di Arbenz, accusato di essere “comunista”, Guevara cerca di organizzare la resistenza, ma il tentativo fallisce ed egli, insieme ai suoi compagni, trova rifugio nell’ambasciata argentina del Guatemala. Nel 1955 si trasferisce in Messico, dove vince un posto in un ospedale pubblico; incontra Nino Lopez e Maria Atonia Gonzalez, due esiliati cubani e perseguitati dal regime di Batista. Conosce anche Raul Castro e, nel luglio 1955, Fidel Castro, il quale lo “arruola”, come medico, nella progettata rivolta contro Batista. Nel giugno 1956 i cospiratori anti-Batista vengono tutti arrestati, ma dopo circa due mesi vengono rilasciati grazie all'intercessione dell'ex Presidente messicano Lazaro Cardenas, oltre al versamento di una forte somma di denaro.

Il "Che" e la rivoluzione cubana[modifica]

Il 25 novembre 1956, da Tuxpán, parte il Granma (una barca, il cui nome deriva dalla contrazione di "grand mother" = nonna) che sbarca, dopo una serie di disavventure, il 2 dicembre a Playa de Las Coloradas. Sui giornali messicani viene annunciata l’invasione di Cuba e anche la morte del “Che”, che però viene immediatamente smentita. Inizia la durissima e lunghissima marcia nella Sierra dei rivoluzionari, conosciuti anche come "Barbudos"; il 9 dicembre 1956 il "Che" si incontra con Camilo Cienfuegos, con cui rimarrà  legato tutta la vita.

Logo del Movimento 26 luglio

Il 30 agosto 1957 iniziano le battaglie contro l’esercito cubano; Guevara è membro del Movimento del 26 di luglio. Via via che i rivoluzionari proseguono la lotta contro Battista riescono anche ad attirarsi le simpatie di parte dei contadini cubani. Il 28 dicembre 1958 l'esercito del "Che" arriva a Santa Clara, il cuore di Cuba. I "batistiani" sfoderano la loro arma segreta: un treno con 408 uomini tra ufficiali e soldati dotati di poderosi armamenti: lanciarazzi, mitragliatrici, abbondanti munizioni, dinamite. I rivoluzionari però scardinano la ferrovia e il treno deraglia con tutto il suo carico. Il 2 gennaio 1959 la colonna del Che entra nella capitale di Cuba, La Habana, e occupa la fortezza militare "La Cabaña". Proprio qui, organizza una scuola di alfabetizzazione per tutti gli ex combattenti. E’ la vittoria di Ernesto e dei suoi compagni.

Dopo il successo della rivoluzione cubana, assume il ruolo di ministro dell’Industria e direttore della Banca nazionale, un ruolo secondo per importanza al solo Fidel Castro. Nella prima metà  del 1959 (fra gennaio e giugno), è il responsabile della fortezza militare di La Habana in cui vengono svolti i processi a carico dei militari del regime accusati di crimini di guerra, mentre riveste tale ruolo decide la condanna alla pena capitale tramite fucilazione di circa 55 prigionieri. [1]

Come ministro dell’Industria stringe rapporti con l’URSS, sia per affinità  ideologiche, ma anche perché Cuba viene stretta dal duro embargo occidentale. Come ministro deve fronteggiare la “crisi dei missili” con gli USA di J.F.Kennedy; tiene discorsi all’ONU e non smette di propagandare la rivoluzione comunista.

In Africa e in Bolivia[modifica]

Dopo il 1965, lascia Cuba per "esportare la rivoluzione", prima nell'ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L'8 ottobre 1967 viene ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell'esercito boliviano - assistito da forze speciali statunitensi ossia agenti speciali della CIA - a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo viene ucciso nella scuola del villaggio. Il suo cadavere - dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande - viene sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara de Cuba.

Critiche anarchiche al "Che"[modifica]

Gli anarchici e gli anarcosindacalisti cubani sono stati parte integrante della rivoluzione cubana, rappresentando per lungo tempo la principale componente del movimento operaio e contadino dell'isola. Già  nella seconda metà  del XIX secolo, gli anarchici del "Gruppo dei 3 Enriques" (Enrique Roig de San Martin, Enrique Messonier ed Enrique Creci), furono attivi, sulle pagine del giornale anarchico "El Productor", propagando la lotta di classe contro lo Stato ed i partiti politici. Questa premessa serve a sottolineare che la caduta di Batista fu possibile anche grazie al clima di intensa agitazione promosso dai libertari cubani.

Non è quindi in dubbio la sincerità  e l’ardore di Che Guevara a favore del proletariato, tuttavia è innegabile che egli contribuì, visto che fu parte integrante del governo castrista nonché guida della gestione economica di Cuba, alla repressione delle richieste di uguaglianza e libertà  e all’imposizione del socialismo di Stato, ispirato al modello sovietico. Inoltre, Che Guevara non ha mai nascosto il suo stalinismo.[2]

Non bisogna dimenticare che il modello centralista sovietico determinò, nel gennaio 1959, l’espulsione degli anarcosindacalisti da tutti i sindacati, la chiusura di El Libertario, organo della Federazione Libertaria di Cuba, e di Solidaridad Gastronomica, costringendo gli anarchici alla clandestinità , alla cessazione dell’attività  politica o all’esilio.

Note[modifica]

  1. Secondo Orlando Borrego Guevara fece osservare tutte le regole processuali e fu accusato da alcuni di rallentare i processi per "esigere eccesso di elementi probatori". Secondo Tony Saunois vennero condannati coloro che si erano resi responsabili di torture e assassinii durante la dittatura di Batista.
  2. Che Guevara: the politics behind the icon

Bibliografia[modifica]

  • Taibo II Paco Ignacio, Senza perdere la tenerezza: Vita e morte di Ernesto Che Guevara, Milano, Il Saggiatore, 2012
  • Jean-Jacques Nattiez, Che Guevara. La vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano, Accademia, 1971.
  • Antonio Melis, Che cosa ha veramente detto Che Guevara, Roma, Ubaldini, 1970.
  • Paolo Senise, Vento dei Caraibi. Da Guevara ai Tupamaros, Roma, Barone, 1970.
  • Michael Lowy, Il pensiero del Che Guevara. La filosofia, sociologia della rivoluzione, guerra di guerriglia, Milano, Libreria Feltrinelli, 1969.
  • Franco Pierini, Che Guevara, Milano, Longanesi, 1968.
  • Ruben Vasquez Diaz, La Bolivia del "Che", Milano, Jaca Book, 1968.
  • David Allport, Che Guevara da Cuba al Terzo Mondo, Milano, Mondadori, 1968.
  • Filippo Gaja, La vita di Che Guevara. La prima biografia completa con 150 foto inedite per l'Italia, Milano, s. n., 1968.
  • Franco La Guidara, Un amore più forte della vita - Notte di guerriglia con "Che" Guevara, Roma, Edizioni Internazionali, 1967.
  • Adriano Bolzoni, El Che Guevara, Roma, Trevi, 1967.
  • Fidel Castro, Che Guevara, esempio di internazionalismo proletario, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
  • Fidel Castro, Orazione funebre per Ernesto Che Guevara, Milano, Feltrinelli, 1967.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]