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Comunismo-Anarchico

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Carlo Cafiero, uno dei più importanti esponenti del comunismo anarchico
Bandiera rosso-nera associata spesso alla corrente anarco-sindacalista

Il Comunismo-Anarchico (detto anche Anarco-Comunismo o Comunismo Libertario) associa due termini - anarchia e comunismo - di cui l'uno, l'anarchismo, definisce il movimento libertario che vuole la libertà politica per gli individui (federalismo, unanimità, rifiuto dello Stato e di ogni forma di autorità) e l'altro, il comunismo (Il termine comunismo sta a significare in modo palese l'adesione a principi di classe che contraddistinguono tutta la sinistra rivoluzionaria, indipendentemente dalle scuole di pensiero), che segue il principio: «a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le proprie capacità» vuole la libertà economica partendo dai bisogni reali e concreti dell'individuo.

Indice

[modifica] Premessa

Sono stati gli anarchici, di fatto, ad adottare per primi su larga scala il termine comunismo. La sua assunzione cosciente anzi ha rappresentato una maturazione precoce del movimento anarchico, che è passato dalla fase collettivista, cui era ancora legato Bakunin («da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno in misura del proprio lavoro»), alla fase veramente egualitaria («da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni»).

Prima che sul finire del XIX° secolo gli anarchici adottassero l'aggettivo comunista, esso era relegato ad alcune sette utopistiche prive di importanza, quali gli icariani che si rifacevano a Étienne Cabet.

I marxisti lo avevano assunto inizialmente, tant'è che Karl Marx ed Engels, proprio per il piccolo gruppo di tedeschi emigrati in Inghilterra uniti nella Lega dei Comunisti, scrissero nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista. Ma successivamente ripiegarono in tutti i paesi sul termine socialdemocrazia. Solo dopo la rivoluzione russa dell'ottobre 1917 nei partiti marxisti di tutto il mondo tornerà l'aggettivo comunista, quando i comunisti anarchici lo avevano già utilizzato da mezzo secolo all'incirca in totale analogia con anarchismo di classe [1].

[modifica] Anarco-comunismo, comunismo anarchico e comunismo libertario

In ambito anarchico ben tre filoni hanno assunto il termine comunista nelle proprie definizioni teoriche (comunismo libertario, anarco-comunismo e comunismo anarchico) -anche se oramai possono essere considerati dei sinonimi-, mentre altri filoni si sono richiamati al sindacalismo (sindacalismo rivoluzionario, anarco-sindacalismo in varie forme).

Pëtr Kropotkin, fautore del comunismo antiorganizzatore e spontaneista
Sébastien Faure, autore della prima definizione di comunismo libertario

Pëtr Kropotkin, è stato il fondatore del cosiddetto anarco-comunismo. Egli basandosi sulle proprie conoscenze scientifiche e sullo studio delle comunità del regno animale era giunto all'idea che il comunismo libertario fosse lo sbocco necessario ed inevitabile per l'organizzazione della vita collettiva della specie umana.

In tal modo l'anarchismo non era più la meta degli sforzi coscienti degli uomini e delle donne per organizzarsi in funzione della propria felicità collettiva, ma solo lo stadio finale teleologicamente predeterminato dello sviluppo storico (ne deriva che, secondo Kropotkin ogni forma di vera organizzazione non solo non è necessaria ma è addirittura dannosa).

La più vecchia definizione di comunismo libertario fu invece data da Sébastien Faure, ma è durante la fondazione della CNT spagnola (1909) che il termine comunismo libertario fu usato per definire il programma dei comunisti anarchici spagnoli. Tale termine fu riutilizzato dalla CNT-FAI, per merito soprattutto dell'elaborazione concettuale espressa da Isaac Puente, durante la rivoluzione spagnola del 1936-39.

È proprio l'uso equivalente, di comunismo libertario e comunismo anarchico, che se ne fa in Spagna, a farli diventare dei sinonimi nella maggior parte del movimento anarchico internazionale (in alcuni casi il comunismo libertario è inteso come una sintesi di marxismo e anarchismo).

Nel senso kropotkiniano del termine, l'anarco-comunismo ha ormai perso di significato per cui i 3 termini (anarco-comunismo, comunismo anarchico e libertario) vengono spesso utilizzati come sinonimi, anche se alcuni (es. la FdCA) preferiscono stigmatizzare questa differenza rifiutando l'anarco-comunismo e utilizzando esclusivamente il termine comunismo anarchico\libertario [2].

[modifica] Breve storia del comunismo anarchico

Il comunismo anarchico in Italia trae le sue origini dalla Prima Internazionale, per merito di Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Andrea Costa e altri. Queste idee non erano molto differenti dal primo pensiero proudhoniano antecedente la morte di Michail Bakunin (quest'ultimo permise all'anarchismo di uscire dall'anarchismo proudhoniano e da quello di William Godwin, collocandolo in un ambito di lotta di classe, per divenire autenticamente collettivista e, in prospettiva, comunista).

Proudhon, appoggiò l'idea della proprietà individuale del prodotto del proprio lavoro, il salario e un mercato di interscambio, che segnarono la rottura con l'anarchismo comunista. Cafiero in Anarchia e Comunismo sostenne che la proprietà del prodotto del proprio lavoro conduce ad una distinzione di classe (classismo) intollerabile per il pensiero libertario.

Al congresso de L'Aia del 1872 gli anarchici furono espulsi dall'AIL per colpa dell'autoritarismo marxista, segnando, di fatto, un suicidio per le speranze suscitate dall'Internazionale e provocando il frazionamento del pensiero anarchico in varie correnti: sindacalismo (Emile Pouget), individualismo (Max Stirner), anarco-comunismo (Errico Malatesta e Luigi Fabbri), collettivismo (Michail Bakunin) e altre tendenze minoritarie.

Nel 1876, la conferenza di Firenze della sezione italiana dell'Internazionale stabilì i principi dell'anarco-comunismo:

«La Federazione Italiana considera la proprietà collettiva del prodotto del lavoro come il complemento necessario per il programma collettivista, l'appoggio di tutti per la soddisfazione delle necessità individuali che è l'unica regola della “produzione e del consumo”, corrispondente al principio di solidarietà».

La scelta del comunismo rispetto al collettivismo fu dovuta alla paura che il collettivismo necessitasse di un potere centrale autoritario, necessario, per esempio, per definire il valore del lavoro, della moneta ecc. Il comunismo si impose, quindi, poiché spazzava via questi obblighi appartenenti al pensiero collettivista.

All'inizio del XX secolo, in seguito alla rivoluzione russa, un gruppo di anarchici esuli a Parigi (Nestor Makhno, Ida Mett, Petr Arshinov e altri) proposero al movimento anarchico internazionale la Piattaforma d'Organizzazione dell'Unione Generale degli Anarchici. Malatesta (e altre personalità dell'anarchismo internazionale), si mostrò vivamente preoccupato, accusando i Piattaformisti di eccessivo autoritarismo. Nonostante queste critiche, una parte degli anarchici si ritenne però in linea con l'idea della Piattaforma.

Ciò che distingue in maniera inequivocabile i "comunisti-anarchici" dalle altre correnti dell'anarchismo è il dualismo organizzativo. Questo signifca che accanto all'organizzazione di massa (sindacato) deve persistere anche l'organizzazione specifica, ovvero l'organizzazione che riunisce i militanti dell'organizzazione di massa che hanno una medesima teoria, una stessa strategia ed una articolazione tattica omogenea.

L'anarco-comunismo, secondo i principi enunciati durante la conferenza di Firenze, difende ancora oggi l'egualitarismo, l'abolizione dei soldi, l'abolizione dei benefici e l'introduzione dell'economia del “regalo” per facilitare lo scambio di beni. Il comunismo anarchico vuole l'abolizione della schiavitù del salario, l'autogestione del lavoro per migliorare le condizioni stesse di impiego, migliorare l'efficienza e rendere il lavoro meno alienante.

[modifica] Altre tendenze anarco-comuniste

Esistono diverse tendenze legate al pensiero comunista anarchico: gli anarco-sindacalisti propongono il sindacalismo come mezzo d'appropriazione dei mezzi di produzione avente come fine l'autogestione in un ambito comunista libertario; i communalisti libertari propongono l'appropriazione dei comuni per gestire i bisogni e la gestione collettiva dei mezzi di produzione.

Negli "anni 60-70", Daniel Guerin tentò la sintesi del marxismo con l'anarchismo, definendo la teoria come Marxismo Libertario (altri invece parlarono di comunismo libertario). La sua teoria fu volta al riappropriamento del materialismo dialettico, e per i marxisti di sbarazzarsi delle idee autoritarie e stataliste. Questo termine è oggi inutilizzato, anche se la figura di Guerin è certamente una delle più interessanti del dopoguerra, poiché trova dei punti in comune tra il marxismo e l'anarchismo, soprattutto per quanto riguarda l'analisi economica e sociale.

[modifica] Note

  1. Questo capitolo è stato estratto da FdCA
  2. Questo capitolo è stato estratto da FdCA

[modifica] Bibliografia

  • Carlo Cafiero, La rivoluzione per la rivoluzione. Raccolta di scritti a cura e con introduzione di Gianni Bosio, Milano 1968 (alcuni testi sono in francese). Questo libro fu riedito con tutti i testi in italiano, con il titolo Carlo Cafiero, Rivoluzione per la rivoluzione. Raccolta di scritti a cura e con introduzione di Gianni Bosio, Samonà e Savelli, Roma 1970.
  • Hug Heinz, Kropotkin e il comunismo anarchico (Curato da: Grasenack M., Angelone R.), Editore Massari, 2005
  • Santi Fedele, Luigi Fabbri. Un libertario tra bolscevismo e fascismo, Pisa, BFS, 2006
  • Pëtr Kropotkin, Il pane per tutti, Ortica Editrice, 2012
  • Pëtr Kropotkin, Il mutuo appoggio, Edizioni Anarchismo 2012 (II ed.)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Argomenti

Nestor Makhno nel 1909
Daniel Guerin tentò la sintesi del marxismo con l'anarchismo

[modifica] Avvenimenti storici

[modifica] Personalità

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[modifica] Collegamenti esterni

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