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ALF

Da Anarcopedia.

L’Animal Liberation Front (ALF) è un’organizzazione antispecista strutturata informalmente [1], senza alcuna direzione strategica centrale. Attraverso l’azione diretta, il sabotaggio e il boicottaggio, non trascurando la promozione di forme di protesta alternative (controinformazione, manifestazioni, campagne di protesta via e-mail ecc.), i militanti dell’ALF intendono impedire le "logiche" dello sfruttamento e della morte degli animali non-umani.

Indice

[modifica] Storia

Logo dell’ALF

Nel 1971 Ronnie Lee fonda a Luton (Gran Bretagna) un’organizzazione dedita alla liberazione animale, la Band of Mercy, in cui l’anno seguente entrerà a far parte anche Cliff Goodman. Nel 1974 Lee e Goodman vengono arrestati dopo un raid compiuto ai danni di un laboratorio di Oxford.

Nel 1976, una volta uscito dal carcere (Goodman diverrà invece un informatore della polizia), Ronnie Lee riorganizza i militanti della Band of Mercy, a cui si aggiungono nuovi attivisti, costituendo l’Animal Liberation Front, formata da una trentina di persone. Sin dalla sua nascita l'organizzazione antispecista ha privilegiato le azioni dirette , spesso anche illegali, indirizzate sia a “rivelare” all’opinione pubblica lo sfruttamento animale (vivisezione, allevamenti, produzioni di pellicce e maltrattamenti d’ogni tipo ecc.) e sia alla liberazione fisica degli stessi dai luoghi in cui subiscono violenze fisiche e psichiche.

Lentamente, in tutto il mondo, cominciano a formarsi nuclei di attivisti, soprattutto negli USA, che iniziano firmare le loro azioni col nome ALF. Durante gli "anni 80" si intensificano le azioni di sabotaggio rivendicate dall’organizzazione, ma, parallelamente, crescono esponenzialmente le misure repressive nei riguardi degli attivisti, considerati spesso alla stessa stregua di pericolosi terroristi.

Il più conosciuto attivista dell'"ALF" è stato probabilmente Barry Horne, morto poi in carcere in seguito ad una serie di scioperi della fame attuati come forma di protesta estrema contro le vane promesse dell’allora premier britannico Tony Blair.

Negli "anni 90" la sigla ALF comincia ad apparire sempre più frequentemente anche in Italia. Tra le azioni più eclatanti è da segnalare quella che ha portato alla liberazione di 129 beagle dall’allevamento Morini di San Polo d’Enza (Re).

[modifica] Organizzazione

Con la diffusione capillare di Internet molte azioni rivendicate dall’ALF sono state riportate sull’ "animal liberation front press office" e in numerose riviste telematiche: «Bite Back», «Arkangel (magazine)», «No Compromise (magazine)», «Vegan Prisoners Support Group» ecc..

Attivisti dell'ALF insieme ad alcuni Beagle liberati da un laboratorio di vivisezione di Boots Group (Novembre 1990)

L’”ufficio stampa” è diretto, in Gran Bretagna, da Robin Webb e, nel Nord America, da Jerry Vlasack. E’ da rilevare inoltre che nonostante l’ALF non abbia esistenza formale e centralizzata, esiste un gruppo di supporto ai “prigionieri animalisti”, l'ALF Supporters Group.

[modifica] Principi

Qualunque gruppo o individualità vegetariana\vegan che realizza un’azione diretta ha il diritto di firmarsi con la sigla ALF a patto che vengano «prese tutte le precauzioni ragionevoli per non mettere in pericolo le vite di alcun tipo» [2] e che si rispettino i principi dell’organizzazione, ovvero:

  • Infliggere danni economici a tutti coloro che lucrano sulla sofferenza animale.
  • Liberare gli animali non umani che subiscono, o rischiano di subire, abusi fisici e\o psichici.
  • Prendere precauzioni necessarie per evitare di “far del male” agli animali, umani e non, durante il compimento delle azioni di liberazione.
  • Rivelare, con azioni dirette e non violente [3], le atrocità commesse ai danni degli animali non umani.

[modifica] La repressione

In tutti i paesi, le azioni dell’ALF vengono duramente represse, in particolare la legislazione statunitense è molto severa poiché equipara le azioni di liberazione animale a quelle terroristiche. L’ALF negli USA è quindi considerata quasi alla stessa stregua di Al Qaeda (se mai tale organizzazione esista effettivamente!!).

Queste accuse sono evidentemente infondate, in quanto il principio fondamentale dell’Animal Liberation Front è quello di non arrecare alcun danno fisico alle persone (intendendo con “persone” tanto gli animali umani quanto quelli umani). Per questo motivo Rod Coronado, uno dei più importanti attivisti americani, ha respinto con sdegno le accuse in tal senso: «Una cosa che ci distingue dalle accuse rivolteci di esser questo - terroristi, criminali violenti – è il fatto che noi non abbiamo fatto del male ad alcuno».

E' evidente che l’obiettivo di queste modalità persecutorie è chiaramente quello di salvaguardare gli interessi e i profitti delle imprese capitalistiche, spesso fondate sullo sfruttamento animale.

[modifica] Bibliografia

Vedi: Testi: antispecismo

[modifica] Voci correlate

Antispecismo

Specismo

Riviste antispeciste

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. " Non si può non notare l’attinenza tra i principi organizzativi informali dell’ALF e quelli elaborati da molti anarchici (es. Bonanno e Wolfi Landstreicher)
  2. Best, Steven (ed), Terrorists or Freedom Fighters?, Lantern Books, 2004
  3. " Anche se l' ALF rifiuta la violenza fisica, molti attivisti negano che gli attacchi alla proprietà debbano essere considerati "violenti", poiché ciò sarebbero misure necessarie per impedire che la "vera violenza" venga compiuta ai danni di esseri viventi innocenti e colpevoli di niente.
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